Scampia/ La vita? Si cambia in una palestra. Il reportage

Sabato, 9 maggio 2009 - 16:53:00

Di Stefania La Malfa

L'INTERVISTA

Sandro Furlani dirigente regionale per la giustizia minorile della Campania : "Lo sport dà autostima e serve a inculcare regole e disciplina"

La speranza di cambiare vita è racchiusa in quattro mura. Ma non quelle della comunità dove “scontano” la pena per i reati commessi. Bensì negli 800 metri quadri della Star Judo Club, la palestra dei Maddaloni a Scampia. In questo quartiere di Napoli, periferia nord nota per il suo degrado, Luca, Salvatore, Gennaro e Beppe vogliono voltare pagina.

I nomi sono di fantasia e nemmeno i reati possono essere svelati ma loro ne conoscono bene la gravità adesso.  Adesso che si trovano nella comunità di recupero intitolata a Don Peppino Diana, il prete ucciso dalla camorra nel 2004, comunità annessa al centro di prima accoglienza Colli Aminei. Quando indossano pantaloni e casacca da judoka e si mescolano ai coetanei, il passato non conta più, c’è solo un presente fatto di sport. E lo sport è arrivato grazie alla richiesta del direttore della comunità Emanuele Esposito subito accolta da Giovanni Maddaloni, papà del campione olimpico di judo Pino. 



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“Il pomeriggio faccio judo – racconta Luca – mentre la mattina lavoro come fruttivendolo ma tra un mese, quando tornerò a casa, diventerò pizzaiolo. Questa esperienza mi ha fatto capire come mi devo comportare con gli altri. Continuerò a fare sport e spero di diventare in futuro maestro di judo”. Salvatore, che prima giocava a pallone ma ora si è appassionato di judo, ammette di non aver fatto “cose molto belle” con i suoi amici in passato: quando finirà l’istituto professionale andrà a lavorare sulle navi e lì continuerà a fare sport. Luca e Salvatore sono da poco maggiorenni, entrambi in comunità da otto mesi. Gennaro e Beppe, minorenni, sono invece arrivati da poco. “La scommessa è recuperare un sistema sociale sano – sottolinea Esposito – e fare sport a 50 metri dagli spacciatori è come dire ai ragazzi che possono essere protagonisti della loro vita nel bene o nel male”. I ragazzi arrivano in palestra prima della lezione “per passare un po’ di tempo in mezzo ai loro coetanei e capire quanto si stanno perdendo della vita”, dice Giovanni Maddaloni che ha deciso di dar loro una mano quasi a riscattare la vita di suo fratello, morto da giovane in carcere “senza essere stato aiutato”.

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