Saviano, D'Ambrosio ad Affari: "Nessuna prova contro la Lega"
Di Benedetta Sangirardi
IL CASO
L'incontro-scontro Maroni Saviano continuerà, con tutta probabilità, lunedì prossimo su Rai Tre a Vieni Via con me. "Andrò vestito da Sandokan", ha ironizzato il ministro deglio Interni dopo che lo scrittore ha paragonato le espressioni di Maroni a quelle del boss di Camorra 'Sandokan Schiavone'. Di fatto il ministro ha tutta l'intenzione di andare in trasmissione per "svelare le falsità di Saviano". Di fatto l'autore di Gomorra, lunedì scorso, ci è andato giuù pesante nel raccontare le infiltrazioni della ndrangheta nel nord e i collegamento con la Lega.
Secondo la sua ricostruzione, infatti, i mafiosi hanno potuto contare sull'appoggio di esponenti politici del partito di Maroni. Affaritaliani.it ha chiesto un parere sulla vicenda a Francesco Saverio Borrelli e a Gerardo D'Amborsio, i due ex magistrati capi della procura di Milano ai tempi di Mani Pulite. Il primo, contattato da Affari, non ha voluto commentare il caos Saviano-Maroni, dicendo di essere fuori dai giochi e di non occuparsi più di queste vicende. D'Ambrosio invece ha scelto di dire la sua, sottolineando a Saviano come nessuna prova esista contro la Lega e accusando Maroni di aver fatto poco per la lotta alla mafia.
L'intervista
Saviano dice di aver parlato solo di un'inchiesta della Boccassini. Ma Maroni è infuriato per i riferimenti alla Lega…
"Saviano parlava in linea generale. Qualsiasi organizzazione di stampo criminale come la 'Ndrangheta, la Mafia, la Camorra cercano di agganciare il potere politico. In alcuni enti territoriali, in alcuno comuni, hanno anche tentato di impadronirsi dell'intero potere politico, e non a caso alcune giunte sono stati sciolte".
Ma c'è stato anche un riferimento politico preciso da parte di Saviano
"Il ragionamento di Saviano è stato questo. Siccome la Lega al nord è molto forte e in questi enti territoriali la Lega è maggioranza, è normale che la ndrangheta cerchi di agganciare questo partito. C'è stato da parte di Maroni un fraintendimento sul fatto che i contatti sono già avvenuti in passato. Il ministro ora vuole chiarire ed è giusto così. Ma la mia impressione era di un discorso generale. Le mafie cercano sempre di agganciare il potere politico perché è indispensabile per il buon andamento dei loro affari. E anche al nord, mi pare spiegasse Saviano, la Lega deve stare attenta perché soggetta a questo tipo di attacchi".
Mi scusi. Ma Saviano in diretta tv parla espressamente dell'incontro tra il boss e un politico della Lega.
"Questo lo ha detto dopo aver spiegato bene è il modus operandi di queste criminalità, che hanno necessità di contattare il potere politico, anche per i loro affari, per gli appalti pubblici. E anche la Lega che al nord ha questo tipo maggioranza sarebbe stata e poteva essere oggetto di agganci. Certo, si poteva interpretare anche che gli agganci c'erano già…"
Ma c'è una fotografia tra il boss Pino Neri e l'esponente della Lega Angelo Ciocca
"Bè, bisogna vedere se lui era consapevole di avere a che fare con uno della 'ndrangheta. E' questo il punto su cui Maroni rimprovera Saviano. La foto non ha un significato preciso. Anche io posso essere fotografato con uno della Camorra, ma senza saperlo. Non costituisce una prova. Contro la Lega non c'è nessuna prova".
Saviano ha detto che l'infiltrazione della 'dnrangheta a Milano è gigantesca. Ne sa qualcosa?
"Sulle infliltrazioni della mafia e soprattutto della 'ndrangheta a Milano ci sono processi già celebrati. Milano è sede di procura distrettuale e tutti sappiamo i processi che sono stati fatti in questa direzione. La criminalità organizzata c'è, eccome".
Tutti si ricordano di quello che ha fatto Saviano, e nessuno di quello che Maroni ha fatto contro la mafia.
"Maroni si è arrabbiato perché è uno dei maggiori esponenti della Lega e ministro degli Interni. D'altra parte non c'è nessuna prova inconfutabile che ci siano stati questi agganci. Su questo non si può dare torto a Maroni".
Giusto arrabbiarsi per un ministro che ha fatto tanto per combattere la mafia in questi anni.
"Secondo me è poco, o niente. Si poteva fare sicuramente di più. D'altra parte sappiamo che i pentiti, se non parlano entro un certo periodo di tempo, poi non possono più essere usati processualmente. E questo è un grosso ostacolo alle indagini di mafia che il governo non ha risolto".
Insomma, i processi vanno velocizzati e le indagini anche
"I processi penali vanno resi più veloci tutti, a maggior ragione quelli contro la 'ndrangheta. Ma qui c'è appunto la limitazione, rimasta per i pentiti, che se non parlano entro un certo periodo, tutto quello che dicono non può essere utilizzato. E mi dispiace dire che questo ostacolo non è stato rimosso. Così come non è stato riassunto il controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine. Per fare un esempio nel cilento è stato visto come le forze dell'ordine non intervengono per frenare le infiltrazioni della 'ndrangheta nel territorio. Si è agito in relazione al sequestro dei beni mafiosi, ma non si è fatto su altre parti su cui la magistratura invece si lamentava. Come appunto il termine entro il quale i pentiti dovevano parlare. C'è ancora molto da fare. Manca del tutto il controllo del territorio da parte dello Stato.



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