Sarah, le indagini modello Pantera Rosa
Di Giuseppe Morello
Nessuno si aspetta che i nostri investigatori abbiano l'affilato intuito del tenente Colombo (anche se spesso ne imitano la trasandatezza), nè che abbiano le fulminee deduzioni dei protagonisti del telefilm Csi. Però nemmeno ci aspettiamo che siano maldestri e imbranati come l'ispettore Clouseau della Pantera Rosa. Le indagini sulla scomparsa di Sara Scazzi sono l'ennesimo episodio di approssimazione e scarso acume investigativo a cui assistiamo. L'aspetto più vistoso di questo torpore è il fatto che lo zio della ragazza aveva detto 10 giorni dopo la scomparsa di aver trovato la sim del telefonino della nipote per terra, davanti all'autoscuola, ma di non ricordarsi bene dove l'aveva messa.
"Domani la cerco", ha detto ai poliziotti, che si sono accontentati della promessa. Questo semplice dettaglio avrebbe dovuto far rizzare le orecchie agli investigatori per due ragioni: primo, perchè già di per sè sembrava un ritrovamento anomalo e poi perchè non si capisce come facesse lo zio, noto per la poca dimestichezza coi cellulari, a sapere che quella sim era di sua nipote. Già questo avrebbe dovuto indirizzare le indagini, tanto più che gli inquirenti sanno che - come affermano i criminologi - gli assassini non professionisti spesso vengono presi dalla smania di uscire allo scoperto e, seppur velatamente, di confessare.
Michele Misseri aveva cominciato a farlo, peccato che le orecchie degli investigatori fossero foderate e impermeabili e così si sono perse almeno tre settimane a inseguire gli amici della ragazza e a scavare su internet nella speranza di trovare tracce, se non addirittura l'adescatore misterioso nascosto nelle pieghe di Facebook. Solo quando Misseri, praticamente confessando, ha detto di aver trovato anche il telefonino della nipote, quelle aquile degli inquirenti lo hanno messo sotto. Imbattibili. L'FBI ha già chiesto i loro curriculum.



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