I giudici non credono a Sabrina, resta in carcere
Sabrina Misseri resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Taranto ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa della ragazza accusata di sequestro di persona e concorso nell'omicidio della cugina Sarah Scazzi.
CONFESSIONE CHOC DI SABRINA. "Papà ha confessato, io sono stata più brava". Lo avrebbe detto Sabrina Misseri ad un'amica di famiglia e sua cliente la sera del 6 ottobre dopo aver appreso attraverso in tv che il padre, Michele, aveva confessato di aver ucciso la cugina Sarah Scazzi. La testimonianza è contenuta nella documentazione depositata dalla Procura al Tribunale del riesame.
L'ARMA DEL DELITTO. Sarah Scazzi è stata strangolata con una cintura unisex, del diametro di 2,6 centimetri che ha lasciato un solco sul collo della vittima. Una cintura dunque più piccola di quella indicata da Michele Misseri come arma del delitto. È quanto scrive il medico legale Luigi Strada nella relazione preliminare di una dozzina di pagine, corredata da foto, che la procura ha depositato nell’udienza del Tribunale del riesame per il ricorso su Sabrina Misseri.
Il medico in qualche modo dà dunque ragione e Misseri, che solo nell'ultimo interrogatorio ha parlato della cintura, mentre in tutte le altre deposizioni aveva assicurato che l'arma con cui era stata uccisa la 15enne era una corda.
Sarah Scazzi è morta per "asfissia acuta, primitiva meccanica e violenta messa in atto mediante costrizione del collo con una cintura". L'assassino ha usato una cintura larga 2,6 centimetri circa - "con oscillazioni che vanno da 2,4 a 2,8 centimetri" - che ha lasciato un solco sul collo della quindicenne. Non solo, ma dalla simulazione fatta fare a Michele Misseri delle modalità con le quali Sarah sarebbe stata strangolata emergono anche, per il medico legale, molti dubbi che il contadino sia davvero l'assassino. La relazione, in tutto una dozzina di pagine comprese alcune foto della vittima, è stata depositata nel corso della seconda udienza del tribunale del Riesame di Taranto che dovrà decidere sul ricorso presentato dalla difesa di Sabrina Misseri, che chiede la scarcerazione della 22/enne cugina di Sarah Scazzi.
Nella relazione preliminare del medico legale emerge che Sarah morì in due-tre minuti per asfissia per effetto dello strangolamento subito con la cintura. Alla documentazione finale verranno aggiunte altre foto, mentre non è stato possibile accertare il vilipendio del cadavere, del quale si è accusato Michele Misseri. Già nelle scorse settimane il medico legale aveva riferito che la permanenza in acqua per 42 giorni del cadavere impediva questo tipo di accertamento.
MICHELE NON E' L'ASSASSINO - I dubbi sorgono durante la seconda visita medica a Misseri, il 25 ottobre. "Abbiamo invitato il Misseri - scrive il medico legale - a ripetere le modalità con cui ha aggredito Sarah fornendogli un foulard arrotolato a mò di fune". Com'è possibile osservare in una sequenza di foto e in un filmato allegato alla relazione, spiega Strada, "si nota una certa incertezza nelle azioni e approcci al collo della vittima del tutto diversi da quello che ripropone il reperto anatomo-patologico. Solo alla fine, dopo aver avuto suggerimenti dal sottoscritto (Strada), il Misseri riesce a posizionare il foulard in modo corretto pur effettuando uno scambio di mani sulle due estremità che mettono in dubbio la presa e la rapidità di azione di un evento omicidiario". In sostanza, scrive Strada, Misseri ha dimostrato di non sapere come Sarah è stata uccisa.
I GRAFFI DI MISSERI - Le lesioni riscontrate sul braccio destro di Michele Misseri -scrive ancora il medico - sono "compatibili" con graffi provocati da lavori in campagna come indicato dallo stesso contadino. Michele Misseri aveva riferito al medico legale che le due cicatrici che aveva sul braccio destro se le era procurate mentre lavorava in un vigneto urtando contro punte di sarmenti tagliate. Le lesioni riscontrate - scrive il medico legale - diventano pertanto compatibili con detta versione.
CRISI CARDIACA IN CARCERE - Intanto lo zio, rinchiuso in isolamento dal 7 ottobre scorso, ha avuto una crisi cardiaca. Una crisi violenta provocata forse dallo stress delle ultime ore o dallo choc di essere ritornato insieme ai carabinieri sul luogo dove avrebbe occultato il cadavere della nipotina. Fatto sta che lo zio Michele ha rischiato di morire e solo per un soffio due medici del carcere sono riusciti a strapparlo alla morte.
L'hanno sottoposto d'urgenza a esami specifici e complessivamente gli hanno fatto una decina di elettrocardiogrammi per monitorare le condizioni del cuore. Solo dopo qualche ora la situazione è tornata alla normalità e gli specialisti hanno escluso il pericolo di vita. Resta però la preoccupazione dei medici che non lo perdono mai di vista e vanno avanti con il monitoraggio. Michele peraltro non ha mai sofferto di cuore nonostante la dura vita nei campi, ma la forte tensione e le emozioni accumulate per aver rivisto i luoghi dell'orrore - secondo i medici - gli hanno causato l'attacco di cuore.
INCIDENTE PROBATORIO PER MISSERI - Intanto è stata fissata a venerdì 19 novembre dal gip del Tribunale di Taranto, Martino Rosati, la data dell'incidente probatorio con interrogatorio di Michele Misseri. Il giudice ha scelto di effettuare l'incidente probatorio che cristallizza l'interrogatorio in vista del processo per la pressione psicologica che grava su Michele Misseri. Quest'ultimo ha fornito diverse versioni dell'accaduto. Giovedì 11 è prevista invece la nuova udienza del Tribunale del Riesame che dovrà decidere sull'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Sabrina, gli avvocati Vito Russo ed Emilia Velletri.



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