Salvo Andò: "Mai saputo di una trattativa. Se ci fu, fu molto segreta..."
Di Francesco Oggiano
"Per una trattativa Stato-mafia dovevano mobilitarsi tanti pezzi di tutte le istituzioni italiane (Governo, carabinieri, magistratura, ecc.). Perciò due sono le ipotesi: o una trattativa seria non c'è mai stata; oppure è stata così profonda, clandestina e discreta da non arrivare neanche alle orecchie della periferia dell'organizzazione criminale di Cosa Nostra, e quindi nessuno ha saputo niente di sostanziale".
"NON SEPPI NULLA DI CONTATTI O TRATTATIVE" - Salvo Andò, ministro della Difesa del Governo Amato nell'estate del 1992, commenta con Affari le rivelazioni di questi giorni in merito a una presunta trattativa tra Stato e mafia: "Io non seppi nulla, né di trattative né di semplici contatti con Cosa Nostra. Ovviamente bisogna fare tutti gli approfondimenti necessari. Ma in linea di massima, specie quando si assiste a dichiarazioni così tardive, non penso che siano di per sé inattendibili: credo solo che ci possa essere chi, su quel fronte, come i pentiti, aspiranti ai benefici, possa strumentalmente usare queste memorie per rimediare ai propri problemi. Io dico solo una cosa: una collaborazione di questo tipo, per essere seria, avrebbe dovuto essere condotta a un livello sufficientemente abilitato a trattare. Per poter eseguire le richieste contenute nel papello si dovevano prendere decisioni difficili e impegnative. Pensiamo a quanti coinvolgimenti dovevano essere necessari".
"E STRANO CHE ANCORA NON SI SA NIENTE" - "Prendiamo le molteplici trattative avviate con i terroristi per la liberazione di Aldo Moro - continua Andò - Di quelle, noi sappiamo tutto. E' strano che di questa condotta con Cosa Nostra non si sappia niente, nonostante tutti i pentiti che hanno parlato nei Tribunali di giustizia".
"IO DISSI A BORSELLINO CHE ERA IN PERICOLO" - Andò ricorda poi come il giudice Paolo Borsellino non conoscesse la nota diffusa dal ministro Parisi che metteva in guardia sia lui che lo stesso Andò da eventuali attentati: "Glielo dissi io. Incontrai Paolo a fine giugno, all'aeroporto di Fiumicino. Allora gli chiesi se avesse ricevuto quella nota e se fosse stata predisposta un'ulteriore misura di protezione nei suoi confronti. Lui stesso mi disse che di quella nota non ne sapeva nulla".
"PAOLO SI PORTAVA APPRESSO LA MALINCONIA DEI SICILIANI" - Infine, l'uomo Borsellino: "L'ho conosciuto attraverso Falcone, mio grande amico. Al contrario di Giovanni, lui era più chiuso. Si portava appresso la malinconia dei siciliani. Ma era un uomo rigorosissimo. E poi era molto attento a non fare giustizia attraverso i giornali, nonostante vi fossero stuole di giornalisti che lo seguivano".



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