Salute/ In Italia 7,6 neonati su 100 esposti all’alcol nel pancione
Venerdì, 9 settembre 2011 - 12:52:00
Oltre 7 bimbi su 100 in Italia sono a rischio di esposizione all’alcol già nel pancione: lo ha calcolato l’Istituto superiore di sanità, che ha coordinato il primo studio italiano sul tema. Dalla ricerca - presentata oggi in occasione della Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome fetoalcolica - emerge anche che non è tuttora possibile conoscere la quantità tollerata di alcol, “perciò zero alcol in gravidanza e zero alcol quando si decide di avere un figlio e si iniziano i tentativi per averlo” sottolinea il presidente dell’Istituto, Enrico Garaci.
Lo studio multicentrico, i cui risultati saranno pubblicati nel prossimo numero di Acer (Alcoholism: clinical and experimental research), è stato condotto attraverso un biomarcatore messo a punto dagli stessi ricercatori, l’etilglucuronide. Per l’indagine sono stati analizzati 607 neonati, grazie al coinvolgimento di 7 neonatologie di diversi ospedali italiani. Attraverso l’etilglucuronide è stato possibile rilevare l’esposizione alcolica dei bimbi attraverso l’analisi delle loro prime feci. Ne è emerso che il consumo di alcol in gravidanza è sottostimato o non riconosciuto da parte delle donne: l’esposizione media è del 7,6%, con una distribuzione nelle città diversificata. Si va, ad esempio, dallo 0% di Verona al 29% dell’Umberto I di Roma.
“Il risultato di questo studio è di fondamentale importanza – spiega Simona Pichini, coordinatrice del gruppo di lavoro - poiché finora la diagnosi era affidata all’interpretazione e all’esperienza del medico. Una diagnosi precoce, invece, può essere molto utile per individuare possibili rischi e agire tempestivamente”. Secondo la coordinatrice, infatti, i neonati “devono avere un follow-up specifico, perché ancora non si sa che percentuale di loro svilupperà una sindrome feto alcolica e quanti svilupperanno uno spettro di disordini feto alcolici”. I problemi principali dovuti all’esposizione all’alcol possono essere di tipo neurologico, neuromorfologico, di sviluppo cerebrale o disabilità. Una possibilità è anche l’insorgere della sindrome di iperattività e deficit di attenzione. Eppure, per ammissione dello stesso presidente dell’Iss, “le patologie pediatriche correlate all’assunzione di alcol restano un fenomeno sommerso”
Lo studio multicentrico, i cui risultati saranno pubblicati nel prossimo numero di Acer (Alcoholism: clinical and experimental research), è stato condotto attraverso un biomarcatore messo a punto dagli stessi ricercatori, l’etilglucuronide. Per l’indagine sono stati analizzati 607 neonati, grazie al coinvolgimento di 7 neonatologie di diversi ospedali italiani. Attraverso l’etilglucuronide è stato possibile rilevare l’esposizione alcolica dei bimbi attraverso l’analisi delle loro prime feci. Ne è emerso che il consumo di alcol in gravidanza è sottostimato o non riconosciuto da parte delle donne: l’esposizione media è del 7,6%, con una distribuzione nelle città diversificata. Si va, ad esempio, dallo 0% di Verona al 29% dell’Umberto I di Roma.
“Il risultato di questo studio è di fondamentale importanza – spiega Simona Pichini, coordinatrice del gruppo di lavoro - poiché finora la diagnosi era affidata all’interpretazione e all’esperienza del medico. Una diagnosi precoce, invece, può essere molto utile per individuare possibili rischi e agire tempestivamente”. Secondo la coordinatrice, infatti, i neonati “devono avere un follow-up specifico, perché ancora non si sa che percentuale di loro svilupperà una sindrome feto alcolica e quanti svilupperanno uno spettro di disordini feto alcolici”. I problemi principali dovuti all’esposizione all’alcol possono essere di tipo neurologico, neuromorfologico, di sviluppo cerebrale o disabilità. Una possibilità è anche l’insorgere della sindrome di iperattività e deficit di attenzione. Eppure, per ammissione dello stesso presidente dell’Iss, “le patologie pediatriche correlate all’assunzione di alcol restano un fenomeno sommerso”



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