Salute/ Creme anti età? Tutte illusioni
E' l'unico italiano a poter vantare il "Doctor of Philosophy" (Ph.D) in Giappone titolo accademico riconosciuto internazionalmente, formalmente equivalente al nostro dottorato e da 15 anni lavora presso le maggiori istituzioni mediche asiatiche. Quali sono le differenze più grandi tra Occidente e Oriente in tema medico? 
"Difficile sintetizzare. Direi che certamente la dignità della professione medica è maggiore che nel nostro paese e così pure la graduazione gerarchica tra i medici stessi e tra medici e personale non medico. Il paziente è inoltre molto più rispettoso e per nulla alla ricerca di contenziosi tanto meno per meri vantaggi finanziari. Fino ai nuovi recenti cambiamenti normativi, ogni medico giapponese che seguisse un buon corso di studi, doveva fare anche un percorso di ricerca sperimentale, dato assolutamente stridente rispetto all'occidente dove un "grande medico" è un "grande clinico"".
Dal 2005 si è dedicato all'antiaging, seguendo un master negli Stati Uniti. E' stata comunque importante in tal senso la sua esperienza Giappone?
"Sì, perché proprio in Giappone mi sono fatto una grossa esperienza nel campo dei fitonurienti, io stesso brevettandone alcuni. Ho quindi intuito che impegnarmi in questo settore, per quanto irto di incertezze scientifiche da un lato e di pericolose millanterie commerciali dall'altro, poteva realizzare il mio progetto di occuparsi si salute e fare tesoro della ricerca sperimentale e clinica fatta."
Coautore del Manifesto di Lunga vita, un volume sulla rivoluzione della medicina predittiva che ha avuto molto successo editoriale, ci può svelare, per concludere, cosa è davvero possibile aspettarci oggi da questa medicina e cosa è ancora molto lontano?
"Oggi esistono forti elementi per proporre una medicina antiaging pro-attiva, rigenerante - giacché le nostre molecole e cellule si rigenerano ogni giorno -, che possa certamente ridurre il carico delle malattie cronico-degenerative o anche migliorarne il decorso qualora si presentassero. Le terapie geniche, mirate a riparare gli errori irreversibili del nostro DNA, sono ancora lontane mentre la ricerca sull'utilizzo delle cellula staminali ha superato la soglia della fantascienza ma attende ancora caute conferme."



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