Salute/ Le centrali nucleari fanno aumentare le leucemie nei bambini

Lunedì, 30 maggio 2011 - 14:00:00

di Cristina Rinaldi*


Il 14° Rapporto COMARE (Committee on Medical Aspects of Radiation in  the Environment)
è stato pubblicato ad aprile 2011 ed è erroneamente pubblicizzato nel sito Newclear di Chicco Testa come una smentita della relazione tra leucemie infantili e Centrali Nucleari che è stata già ampiamente dimostrata in numerosi articoli pubblicati su importanti riviste internazionali, tra i quali il famoso studio tedesco KiKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants) di Kaatch et al. (1) e il lavoro americano di meta-analisi di Baker  et al. (2).

Da un’attenta lettura del Rapporto ho avuto la netta impressione che si sia tentato di fare una complicata contestazione ed una puntigliosa demolizione, tra l’altro non riuscite, dei risultati ottenuti dallo studio tedesco e da quello americano.

Mi chiedo il motivo di una critica così continua e sistematica di uno stesso risultato ottenuto e comprovato da diversi gruppi di autori in varie parti del mondo e pubblicato sempre in riviste di elevato valore scientifico. Non trovo per nessun altro risultato scientificamente dimostrato una analoga opera di demolizione come nel caso della relazione tra incremento di leucemie infantili e vicinanza agli impianti nucleari! Forse la risposta è nelle prime pagine del Rapporto COMARE in cui si dice che l’interesse del lavoro con le sue raccomandazioni, va oltre gli scopi del Dipartimento della Salute inglese ed è in accordo con altri dipartimenti e agenzie governative, sopratutto in considerazione del Nuovo Programma di costruzione di Centrali Nucleari!!!

Il Rapporto COMARE pur svolgendo una critica meticolosa degli studi tedeschi, riconosce che effettivamente esiste l’incremento del rischio di leucemie nei bimbi sotto i 5 anni che vivono a 5 km dalle Centrali Nucleari in Germania.

Riporta inoltre i risultati di uno studio, simile a quello tedesco, per le centrali in Gran Bretagna il quale, pur utilizzando un metodo epidemiologico sostanzialmente diverso che non usa controlli e che non tiene conto della distanza effettiva dalle centrali dei singoli individui, riscontra un aumento, anche se dichiarato irrilevante, di leucemie nei bimbi sotto i 5 anni che vivono entro i 5 km dalle centrali inglesi, e questo pur avendo escluso il sito degli impianti nucleari di Sellafield ampiamente riconosciuto come zona ad alto rischio di tumori infantili!

Vorrei di seguito fare alcune Considerazioni sugli aspetti più salienti del Rapporto COMARE:

Il 14° Rapporto COMARE da un lato è una critica degli studi tedeschi e americani,  dall’altro è un’ulteriore analisi dei dati considerati nel 10° Rapporto COMARE che dimostrano che non c’è aumento del rischio statisticamente significativo per la leucemia infantile peri bambini sotto i 5 anni che vivono vicino alle centrali nucleari Inglesi, anche se si riscontra un leggero aumento dell’incidenza all’interno del cerchio di 5 km

1. Critica del lavoro di Kaatch et al. (studio KiKK):
Riguardo a questo tema il rapporto è in gran parte basato sui risultati ottenuti da Sarah Darby e Simon Read dell’Università di Oxford  ai quali è stato richiesto di fare un’analisi indipendente dei dati dello Studio KIKK. Gli autori, pur riconoscendo i vantaggi della metodica di analisi statistica usata nello studio KiKK, criticano però il metodo di selezione dei controlli che non sarebbero rappresentativi della popolazione, da cui sono presi i casi, per scarsa  partecipazione e collaborazione da parte della popolazione stessa. Cosa peraltro già evidenziata da Kaatch nello studio KiKK, che dichiara che tale mancanza non cambia i parametri in modo significativo.
Gli autori fanno pertanto delle nuove valutazioni dei dati dello studio KiKK, eliminando i dati di quelle comunità che non hanno risposto alle interviste, oppure eliminando i dati epidemiologici della centrale di Krummel, che considerano troppo elevati. Nonostante tali manipolazioni, i risultati confermano sostanzialmente quelli dello studio KiKK, riconoscendo l’aumento del rischio di leucemia acuta nei bimbi sotto i 5 anni residenti nella fascia dei 5 km.
Gli autori tuttavia attribuiscono questo indiscutibile incremento delle leucemie non tanto alla presenza delle centrali nucleari quanto alla presenza di fattori di rischio che possono confondere i risultati: l’ambiente rurale (la fascia <5km è perlopiù zona rurale), le relative condizioni socioeconomiche e un ambiente infettivo, dovuto al sistema industriale (nucleare e indotto) che, situato in una zona a predominanza rurale, può produrre una rete inusuale di contatti che generano infezioni con conseguente  aumento del rischio di leucemia infantile.
Altri fattori di rischio che tirano in gioco sono la suscettibilità genetica e l’esposizione ambientale a basse dosi di radiazioni non-ionizzanti come i telefonini e le antenne.
Già Kaatch et al. avevano effettuato interviste per valutare i potenziali fattori di “confondimento”, ma, dato che le risposte sono state molto variabili, non sono stati inseriti.
Altra argomentazione riportata è che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti delle Centrali Nucleari secondo gli autori è troppo bassa, considerandola inferiore a 1.000 volte rispetto a quella naturale, per spiegare gli effetti sull’incremento di leucemie, parere che del resto è condiviso anche dagli autori tedeschi.

2. Presentazione dei dati inglesi sulla leucemia infantile:
Nel Rapporto COMARE si riportano i risultati di un indagine epidemiologica svolta in Inghilterra che utilizza una metodica di indagine osservazionale sostanzialmente diversa da quella usata dal gruppo tedesco. (3)
Mentre l’indagine inglese utilizza uno studio descrittivo di tipo geografico, basato sulla distribuzione geografica dei fenomeni morbosi o dei fattori di rischio in gruppi di popolazioni, lo studio tedesco utilizza uno studio analitico caso-controllo basato su singoli individui residenti in particolari aree. I risultati ottenuti con i due metodi non sono pertanto comparabili.
In particolare, nel metodo geografico non sono disponibili i dati individuali (la localizzazione, la migrazione e gli altri attributi dell’area sono imputati ai casi aggregati senza nessuna possibilità di distinguerli tra loro), mentre nel metodo caso-controllo è sempre possibile ottenere informazioni dettagliate per ciascun soggetto. Inoltre, lo studio caso-controllo ha valore probante riguardo all’associazione causale tra esposizione e rischio di insorgenza della patologia in analisi, mentre per gli studi descrittivi geografici è difficile stabilire i rapporti di causa-effetto (possibilità dell’ “errore ecologico”). Infine nello studio geografico inglese si rapporta il gruppo di bambini malati (casi osservati) alla media stimata dei bambini a rischio (casi attesi), mentre nel caso-controllo del KiKK si rapportano ad ogni singolo bambino malato tre singoli controlli sani con le stesse caratteritiche. 

L’indagine riportata nel Rapporto aggiorna alcuni dati precedentemente già pubblicati in precedenti Rapporti COMARE per allinearsi ai dati dello studio KiKK: vengono presi in esame tutti i casi di Leucemia e di linfoma non-Hodgkin in bimbi sotto i 5 anni residenti in un raggio di 5 km dagli impianti nucleari registrati tra il 1969 e 2004. Sono stati riportati  430 malati localizzati entro 25 km dagli impianti.
Nell’indagine i dati di riferimento sono stati adeguati in funzione delle aspettative con tre variabili demografiche misurate in ciascuna circoscrizione: lo stato socio-economico, la densità di popolazione, e lo stato urbano/rurale.
Sono stati inclusi nell’analisi 13 impianti nucleari (solo 13 su 19 reattori presenti in Inghilterra) con esclusione del sito di impianti nucleari di Sellafield.
Questa esclusione è stata dichiarata scelta a causa del ben noto eccesso di casi di leucemia infantile nel villaggio di Seascale (adiacente al sito di Sellafield) che potrebbe avere un’influenza non dovuta sul risultato finale distorcendo i risultati degli altri impianti. Già altri autori (4) hanno commentato negativamente tale esclusione come un tentativo di minimizzare i risultati.
I risultati ottenuti non dimostrano evidenze significative di un incremento del rischio di leucemie infantili intorno agli impianti nucleari inglesi, anche se si può osservare un leggero aumento dell’incidenza all’interno del cerchio di 5 km.

3.Criticità del Rapporto COMARE, riportate anche nel Rapporto stesso:

• Nel lavoro Inglese non è possibile misurare la distanza esatta del luogo di residenza dei bambini dall’impianto nucleare, come invece viene fatto nel lavoro tedesco (studio KiKK), proprio per la caratteristica del tipo di studio (geografico) che, come detto prima, valuta solo gruppi e non singole persone.
• Del resto in Gran Bretagna non sarebbe neppure possibile fare quest’analisi perché non è riportata nei registri britannici l’esatta collocazione dell’abitazione. La natura del sistema di registro della popolazione presente in Germania, diverso da quello in Gran Bretagna, permette al team dello studio Kikk  di usare i registri della popolazione locale (dove bisogna obbligatoriamente dichiarare il cambio di indirizzo). Non esiste equivalente in Gran Bretagna e non è possibile trovare un registro equivalente fidato. Per fare uno studio identico a quello del KiKK  bisognerebbe poter avere anche in Gran Bretagna un simile sistema di registro
• La localizzazione degli individui è pertanto calcolata arbitrariamente  nel centro della circoscrizione dove risiedono,  come si fa per tutta la popolazione, ma questo sistema presuppone di conoscere l’ampiezza della popolazione a rischio. Indubbiamente si introduce un elemento di inaccuratezza che è difficile da difendere.
• Sono infine presenti alcune variabili di confondimento che non possono essere accertate, non potendosi basare su interviste come è avvenuto nello studio caso-controllo del KiKK. Infatti, nello studio inglese, per ovviare a questo problema, sono stati aggiustati i risultati inserendo nei casi attesi dei valori di fattori di confondimento, con un complicato calcolo delle aspettative, non effettivamente controllabili nella realtà.

In conclusione, i risultati riportati nel Rapporto COMARE riferiti al lavoro inglese, per tutti i motivi elencati nelle criticità suddette, per le limitazioni intrinseche del metodo geografico e per l’ esclusione dei dati di Sellafield, non sono assolutamente comparabili con lo studio tedesco. Tuttavia, anche nello studio inglese si ritrova un leggero incremento delle leucemie nei bambini che vivono nel raggio dei 5 km!


4. Considerazioni sulle motivazioni delle cause dell’incremento delle leucemie nei bimbi vicino alle centrali nucleari

Secondo il Rapporto COMARE anche la dose ricevuta di radiazioni a causa dei radionuclidi scaricati dagli impianti nucleari di Sellafield, sarebbe troppo bassa per poter causare l’elevata incidenza di tumori infantili riscontrati nelle sue vicinanze (COMARE 1989, 5, 6). Ricordando che i radionuclidi che emettono radiazioni ionizzanti non costituiscono un rischio per la salute se presenti fuori del corpo, nel Rapporto si giunge alla conclusione che le emissioni dalle centrali non possono comunque essere responsabili dell’incremento di leucemie riscontrate nei bimbi.

Per poter cercare di comprendere gli effetti delle radiazioni a basso dosaggio sull’incremento delle leucemie infantili bisogna ricordare che:
• Le dosi di radiazioni riscontrate nelle emissioni normali delle centrali vengono comunemente accettati perché dichiarati completamente innocui in quanto inferiori a 1000-100.000 volte alla dose ammessa dalle Agenzie di Radioprotezione Internazionali che è di 1 mSv/anno. Eppure, nello stesso Rapporto vengono riportati i dati del 1999 sui quantitativi di radiazioni emesse negli scarichi gassosi dalle centrali nucleari inglesi che hanno raggiunto nel raggio di 500 m la concentrazione di circa 0,14 mSv annuali, che sarebbe solo 7 volte inferiore alla dose ammessa! Inoltre bisogna considerare che il valore di 1 mSv è una media annuale di valori che sono di varia intensità e con valori che possono essere anche molto alti in certi periodi.
• Nello stesso Rapporto vengono minuziosamente elencati tutti i quantitativi di differenti radionuclidi (C14, Co60, Cs137, Trizio) emessi dalle centrali Inglesi, tedesche, svizzere e francesi in tre anni (1999, 2000 e 2001). Questo a ulteriore conferma della reale emissione di piccoli quantitativi continui di radionuclidi da parte degli impianti nucleari!
• L’azione dei radionuclidi nel corpo umano va valutata considerando che questi, una volta emessi a piccole dosi dagli impianti nucleari, vengono dispersi in tutto l’ambiente circostante (aria, acqua, terra) dove permangono a lungo accumulandosi e da qui possono essere assunti, tramite gli alimenti e la respirazione, dagli organismi viventi, dove vengono concentrati progressivamente in organi critici del corpo.
• I radionuclidi accumulati nel corpo umano irraggiano i tessuti, emettendo radiazioni ionizzanti continue e per periodi di tempo anche molto lunghi (mesi/anni), determinati dalla loro emivita fisica e dalla loro ritenzione biologica all’interno del corpo.
• Le radiazioni rilasciate possono danneggiare le cellule causando aberrazioni cromosomiche, mutazioni geniche e alterazioni del ciclo cellulare: nelle cellule somatiche possono portare allo sviluppo del cancro, mentre nelle cellule staminali delle gonadi possono portare a malattie ereditarie e trasmissibili.
• Tali effetti variano a seconda delle dosi accumulate, dalla presenza di altri fattori di rischio (che possono avere un deleterio effetto addittivo) oltre che dalla variabilità genetica dell’individuo e dalla sua capacità naturale (età, sesso e stato di salute) di instaurare una risposta biologica alle radiazioni. Risposta che può aversi sia a livello del DNA, come meccanismi di riparazione del danno da rottura del DNA stesso causato dalle radiazioni, sia a livello cellulare e tissutale, come risposta infiammatoria e/o immunologica in grado di eliminare le cellule alterate dalle radiazioni.
• Il differente accumulo dei radionuclidi e le variabili presenti negli individui comportano che non si possa definire il livello di rischio associato con l'esposizione a dosi molto basse di radiazioni.

È facile a questo punto comprendere la spiegazione dei risultati dello studio KiKK fornita da un lavoro inglese del 2009 (7) che indica come causa dell’incremento di leucemie nei bambini  l’effetto teratogenico dei radionuclidi emessi dai reattori e incorporati dalla madre durante la gestazione. L’azione avverrebbe direttamente a carico dei tessuti ematopietici dell’embrione e del feto che sono molto più radiosensibili di quelli dei bambini. La contaminazione progressiva nel grembo materno diminuisce con la distanza dalla centrale.

Purtroppo il Rapporto COMARE non riconosce la validità di questa spiegazione, perché, restando ancorato al concetto della massima dose ammissibile di radiazioni, non valuta l’effetto dell’accumulo progressivo dei piccoli quantitativi di radionuclidi nell’organismo.


BIBLIOGRAFIA
1) Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M: Leukemias in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer 2008, 122:721-726.)
2) Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007, 16:355-363)
3) Bithell J F, Keegan T J, Kroll M E, Murphy M F and Vincent T J (2008). Childhood leukaemia near British nuclear installations: methodological issues and recent results.Radiat Prot Dosim 132, 191–197.
4) Körblein A and Fairlie I (2010). Comments on Bithell, J F, Keegan, T J, Kroll, M E, Murphy, M F G, and Vincent, T J, Childhood leukaemia near British nuclear installations: methodological issues and recent results. Radiat Prot Dosim 132(2),191–197
5) Stather J, Clarke R and Duncan K (1988). The Risk of Childhood Leukaemia near Nuclear Establishments. NRPB-R215. NRPB, Chilton.
6) Wheldon T E (1989). The assessment of risk of radiation-induced childhood leukaemia
in the vicinity of nuclear installations. J Roy Stat Soc Series A (Statistics in Society) 152,327–339.
7) Ian Fairlie. Commentary: childhood cancer near nuclear power stations, Environmental Health 2009, 8:43)

Prof. Ass. Immunologia ed Immunopatologia
Università “La Sapienza” Roma

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