Salute/ "Light" fa male e non serve. La sazietà dura poco ed è impossibile perdere peso. Ecco perché
L'attenzione alla forma fisica attraverso la scelta di alimenti light può nascondere gravi insidie per la salute. Le immagini proposte continuamente dai media diffondono nella collettività ideali più o meno "corretti" che diventano in breve tempo di riferimento per larga parte della popolazione. Tra gli innumerevoli esempi, pare opportuno porre l'attenzione sul modello di "fisico" che ognuno di noi vorrebbe sfoggiare per assomigliare ai principali personaggi pubblici, in particolare dello spettacolo, che ormai hanno invaso le nostre case via tv, internet e riviste. 
Se da un lato ciò può rappresentare un aspetto positivo, stimolando il singolo individuo a ricercare la migliore forma fisica attraverso l'attività motoria e un'alimentazione equilibrata, spesso finisce col riflettersi negativamente sulla salute di chi cerca delle facili "scorciatoie". Viene da pensare, in particolare, ai cibi cosiddetti "light", che dovrebbero assicurare un minore apporto calorico e in tal modo compensare, si presume, la sedentarietà di alcuni soggetti.
L'enorme interesse ottenuto nel mercato da queste tipologie di prodotti è sotto gli occhi di tutti: proliferano ormai versioni "light" e "diet" di moltissimi prodotti alimentari, dalle bevande, ai formaggi, agli snack. Numerosi sono tuttavia i rischi associati alle scelte alimentari, attente ma non troppo, del consumatore che opta per un alimento light. In primo luogo, occorre specificare che un alimento può essere considerato light, secondo le normative europee, se presenta il 30% in meno di calorie rispetto alla versione originale.
In genere, ciò che conferisce le principali caratteristiche organolettiche ad un alimento sono grassi e zuccheri: per ridurre l'apporto calorico occorre in sostanza diminuire la presenza di tali molecole sostituendole con altre ipocaloriche, che rappresentino un valido surrogato in termini di sapore, profumo, aspetto del prodotto originale. Il primo elemento da considerare in questi termini è rappresentato dai prodotti che vengono utilizzati allo scopo.
Pensando ai dolcificanti (è sufficiente consultare svariati siti internet per farsi un'idea sull'argomento) si possono considerare in linea di massima accettabili i prodotti che sostituiscono saccarosio e glucosio con altri dolcificanti naturali, ad esempio il fruttosio. Al contrario, la maggior parte dei dolcificanti artificiali stimolano la produzione di insulina (a causa del gusto del dolce) in persone sane con conseguente abbassamento della loro glicemia. La conseguente iperinsulinemia stimola l'appetito. Si pensi che in passato, per far ingrassare i suini, era d'uso integrare la loro alimentazione con la saccarina.



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