Salute/ A piedi sull’Himalaya per studiare le malattie cardiache

Lunedì, 12 gennaio 2009 - 12:13:00

Di Silvia Finazzi



E' stata un'impresa alla "Mission impossibile". Ma alla fine ce l'hanno fatta. Il gruppo di ricerca internazionale - 49 partecipanti in tutto fra medici e volontari - capitanato dall'italianissimo professor Gianfranco Parati, è riuscito a conquistare l'Himalaya e a raccogliere tutti i dati necessari al progetto Highcare. Lo scopo era valutare come la scarsità di ossigeno, tipica dell'alta quota, influisca sull'organismo e sul meccanismo di alcune malattie cardiache.

Per farlo è stato allestito un vero e proprio laboratorio ad alta quota. Sulle cime della montagna sognata da milioni di alpinisti, il gruppo di studiosi ha sistemato apparecchiature, bidoni di azoto liquido per conservare al meglio i campioni di sangue prelevato a temperatore di - 80 °, farmacia da viaggio, tende e ha raccolto quanti più dati possibili. La spedizione sembra andata a buon fine.

"Siamo davvero soddisfatti: abbiamo raccolto tantissimi dati, che ora stiamo elaborando e analizzando. A breve dovremmo essere in grado di trarre le prime conclusioni" rivela ad Affari il professor Gianfranco Parati, primario di cardiologia presso l'Istituto Auxologico di Milano e docente di Medicina Interna all'Università di Milano Bicocca.

Qualche anticipazione? "Per esempio abbiamo scoperto che la pressione arteriosa sale in modo significativo nell'arco delle 24 ore in alta quota e che tale incremento è proporzionale alla quota raggiunta. In alcuni soggetti, tuttavia, si sono osservate differenze nelle modificazioni della pressione e della frequenza cardiaca fra fase acuta (iniziale) e cronica (dopo una decina di giorni). Ora ci stiamo chiedendo: perché è successo solo ad alcuni? Che cosa si nasconde dietro questa differenza?" dice Parati.

Nient'altro? "Abbiamo visto che superata quota 3.500-4.000 le apnee notturne, cioè le momentanee interruzioni nel respiro, sono più frequenti nei maschi. Le donne sono dunque più protette. Probabilmente dipende dagli ormoni, che in qualche modo tutelano il respiro. In generale, le donne respirano meglio degli uomini ad alta quota, questo almeno prima di raggiungere quote estreme" svela l'esperto.

Alcuni alpinisti hanno anche raggiunto quota 7.000. Lì hanno collaudato delle speciali magliette messe a punto dagli ingegneri del Polo Tecnologico della Fondazione Don Gnocchi di Milano. "Si tratta di un prototipo basato sull'uso di sensori indossabili, utilizzato per fare un cardiogramma senza l'uso di fili e sensori metallici, e per monitorare l'attività cardiorespiratoria per la prima volta a quote superiori ai 5.500 m" spiega Gianfranco Parati. Insomma una sperimentazione nella sperimentazione.

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