Il Salento invaso dai mostri di cemento. La Regione stanzia soldi per abbatterli

Mercoledì, 1 febbraio 2012 - 10:54:00

A Porto Cesareo ci sono 9mila case abusive costruite a meno di 300 metri dal mare, tra gli Anni Settanta e Ottanta, all'epoca del "mattone selvaggio". Ma mostri ecologici si possono trovare in tutto il Salento, lungo la costa Jonica come su quella adriatica. Da Gallipoli a Ugento, da Santa Cesarea Terme a Santa Maria di Leuca. E pure nell'entroterra. Un vero e proprio scempio per una terra che fa delle sue bellezze naturali la principale risorsa economica.

LA REGIONE IN CAMPO - La Regione Puglia ora ha deciso di affrontare di petto il problema e di intervenire direttamente se i Comuni non hanno i soldi oppure non sono solerti nell'abbattere gli edifici. Come spiega al Corriere del Mezzogiorno l'assessore alla Qualità del territorio Angela Barbanente, è quasi pronta una legge che metterà a disposizione i fondi necessari per le demolizioni. Risorse che comunque si possono attingere anche alla Cassa depositi e prestiti. Ci sarà un fondo di rotazione in cui saranno incanalati inizialmente 150mila euro e che poi sarà rimpinguato con gli incassi ottenuti dalle sanzioni. La legge prevede inoltre  l'esecuzione delle demolizioni da parte della Regione stessa, previa consultazione con il Comune interessato per accertare il perché dell'eventuale inerzia o inadempienza.

LA VICENDA SCATENANTE - A sollevare con forza la questione è stato il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano, che aveva denunciato l'impossibilità di trovare i soldi necessari a finanziare l'abbattimento delle 9mila case abusive. Che tra l'altro sarebbero molte di più, ma una gran parte è stata sanata dai condoni.

IL CASO DI PORTO MIGGIANO - A Porto Miggiano, vicino a Santa Cesarea Terme, c'è un altro caso "bollente". I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno acquisito la documentazione relativa ai lavori di consolidamento del costone roccioso disposti dal Comune, dopo gli allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste che hanno gridato alla scempio. Nel 2005 il Cipe finanziò la messa in sicurezza della falesia, da tempo interdetta al pubblico. Tre milioni di euro vennero così assicurati al Comune per il tramite della Regione Puglia. Soldi necessari per pagare i lavori di messa in sicurezza affidati con gara pubblica all'Ati capeggiata dalla "Politecnica" di Modena. Il progetto prevede la rimozione dei banchi rocciosi pericolanti, il consolidamento e la costruzione di una scogliera artificiale in modo da impedire al moto ondoso di erodere la base del costone.

LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE - Nel rapporto 2011 di Legambiente sulle ecomafie il Salento è al quinto posto in Italia per numero di reati ambientali legati all'uso e all'abuso del cemento. Lo scorso anno le infrazioni accertate sono state 211, 163 i sequestri e 266 le denunce. E poi ci sono piani regolatori molto vecchi e inadeguati. Come sottolinea il direttore regionale di Legambiente Maurizio Manna, a Gallipoli lo strumento urbanistico prevede massicce urbanizzazioni; Ugento subisce i risultati di una pianificazione urbanistica arcaica, in cui ogni tanto spuntano villaggi turistici dal nulla; anche più a Sud, nel Capo di Leuca, ci sono molte zone calde tra le quali la peggiore è Castrignano del Capo; a Salve e a Patù vi sono situazioni molto preoccupanti.

 



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