Il “Rubygate” non ferma i festini ad Arcore
Altro che finiti. Il premier Silvio Berlusconi non riesce a smettere con i festini. Dopo lo scandalo Ruby, il bunga bunga sarebbe stato trasferito da Arcore a villa Gernetto a Monza, nell'Università della Libertà. Lo rleva un'inchiesta della Procura di Genova. Qualche spettacolo e incontro privato sarebbe stato replicato, con alcuni dei protagonisti chiave nello stesso ruolo e con gli stessi compiti, fino a un paio di mesi fa. Nuove telefonate intercettate, altri nomi su cui scavare, nonostante due inchieste si siano già formalmente chiuse e un processo sia cominciato.
Sul Blackberry i file audio delle regazze del bunga bunga. E le indagini si allungano...
Olgettine a spasso in via Montenapoleone: GUARDA LE IMMAGINI

Ambra Battilana
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BRIATORE SUL FORCE BLUE- A rivelarlo è un’inchiesta genovese centrata su tutt’altro, che già aveva spuntato titoli a caratteri cubitali sulla stampa nazionale: quella riguardante Flavio Briatore e il suo megayacht “Force blue”, al centro d’un presunto caso di evasione fiscale e contrabbando di carburante. Le intercettazioni telefoniche cui il magnate della Formula 1, indagato pure per truffa ai danni dello Stato, è stato sottoposto negli ultimi mesi, sono state appena trasmesse per competenza ai magistrati milanesi, che indagano su Berlusconi e la sua corte di sodali protagonisti dei festini. Contengono conversazioni giudicate di "grande interesse" dagli inquirenti, poiché capaci di “completare” il quadro dei rapporti fra i vari protagonisti delle serate hard.
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TELEFONINI SOTTO CONTROLLO- Il primo telefonino a finire sotto controllo è stato, inevitabilmente, quello di Briatore. Il quale, è bene precisarlo, con le cene osé del Premier non c’entra assolutamente nulla. Anzi, commentando le indiscrezioni dei giornali e poi gli aggiornamenti sui processi, si rivela preoccupato per il riflesso che potrebbero avere sul Cavaliere, senza nascondere un certo stupore misto a disappunto. Fra le voci ascoltate, e trascritte nell’incartamento inoltrato un paio di giorni fa a Milano, c’è quella del sottosegretario alla presidenza del consiglio Daniela Santanché, presenza fissa alle udienze del Premier fino alla debacle del primo turno elettorale nel capoluogo lombardo. Commenta i rivolgimenti giudiziari, alternando punti di vista diametralmente opposti. Poi ci sono ragazze, che ancora una volta fanno riferimento a Lele Mora e al loro “impiego” tramite l’agente.

Nicole Minetti, Iris Berardi e Barbara Guerra
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IL RUBYGATE- Difficile, al momento, prevedere come e quanto le nuove telefonate incideranno sui procedimenti bunga-bunga. Da una parte c’è il processo a Silvio Berlusconi, accusato di prostituzione minorile (sesso in cambio di soldi con Ruby) e concussione (pressioni sulla questura di Milano la notte del 27 maggio, affinché rilasciassero Karima-Rubacuori in quanto “nipote di Mubarak”); dall’altra il fascicolo a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, indagati per induzione alla prostituzione (reclutamento delle Papi-girls) e nuovamente prostituzione minorile, per aver arruolato Karima El Mahroug quand’era ancora diciassettenne. In questo caso i procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno, e il sostituto Antonio Sangermano, hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio. Se le nuove telefonate non sembrano “direttamente” collegate agli addebiti mossi nei confronti di Berlusconi, e non sarebbe con ogni probabilità semplicissimo farle rientrare dalla finestra dopo che già si sono celebrate udienze, in Procura a Milano si conferma come rappresentino “uno spaccato” tanto importante quanto aggiornato dei solidissimi contatti fra Mora e il Cavaliere.
![]() Sara Tommasi LE IMMAGINI |
Le carte acquisite dalla Liguria rappresentano la seconda “integrazione” d’un certo livello dei già corposissimi faldoni che hanno dato corpo alle inchieste sulle “orge” – come le definiscono i pm – del primo ministro. Il primo aggiornamento-choc, quando si pensava che gli accertamenti fossero conclusi, era arrivato a metà aprile con le testimonianze di Ambra Battilana e Chiara Danese, e il loro racconto sui “provini” ai quali le sottopose Emilio Fede prima di party “disgustosi”. Ora il nuovo colpo di teatro. Che dimostra come il bunga-bunga non sia esattamente un pallido ricordo.



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