Ruby, processo senza telecamere: vietate anche alla Rai
Nessuna telecamera potrà riprendere in aula le fasi del processo per il caso Ruby con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi imputato di concussione e prostituzione minorile. L'ordinanza del presidente del collegio giudicante, Giulia Turri, che ammetteva come unica televisione la Rai che si era impegnata a cedere le immagini a emittenti di tutto il mondo, è stata revocata attraverso un provvedimento da poche righe firmate dall'Avvocato generale dello Stato Laura Bertole' Viale e dal procuratore generale Manlio Minale, responsabili della sicurezza nel palazzo. 
Ruby a Vienna al ballo delle debuttanti
Bertolè Viale e Minale hanno 'ritirato' tutti i permessi in precedenza accordati a cineoperatori, fotografi e cameramen per entrare in tribunale nei giorni 4 aprile (udienza preliminare Mediatrade con possibile presenza del premier), 5 aprile e 6 aprile, giorno di inizio del process Ruby. Saranno invece consentite le registrazioni audio. Avvocato generale e procura generale hanno così fatto loro la posizione del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati che si era espresso da subito contro la presenza delle telecamere in aula, anche per non influenzare le deposizioni dei testimoni.
Fotografi e operatori tv non potranno accedere nememno ai corridoi limitrofi all'aula del primo piano dove si svolgera' il processo al premier per la vicenda Ruby. Il loro ingresso nel palazzo di giustizia è stato vietato "per ragioni di sciurezza" come è nelle prerogative della procura generale della Repubblica. L'unico processo a Berlusconi in cui sono ammesse le telecamere è quello sui diritti tv di Mediaset, ma nel caso in cui alla prossima udienza, l'11 aprile, lunedi', il premier decidesse di partecipare, la procura generale potrebbe replicare il contenuto dell'ordinanza emesso in relazione al caso Ruby.
Mediatrade, ancora in udienza preliminare, è per definizione a porte chiuse. Nel processo per la presunta corruzione di Mills, i giudici hanno mantenuto in vigore la decisione assunta dai loro colleghi che giudicarono il legale inglese: a garantire la pubblicita' del dibattimento bastano i giornalisti della carta stampata. All'origine della decisione c'e' la differenza tra comunicazione e diffusione.
Dovrebbe chiudersi con una richiesta di archiviazione l'inchiesta aperta dalla Procura per i minorenni di Milano nella quale Ruby, la giovane marocchina parte offesa nell'indagine sui presunti festini a luci rosse ad Arcore, è indagata per aver rubato 3 mila euro a Caterina Pasquino, l'amica che per un periodo l'aveva ospitata e che con la sua denuncia per furto la fece finire in Questura la notte tra il 27 e 28 maggio scorsi. Da quanto si è saputo Caterina Pasquino avrebbe depositato al pm minorile Ciro Cascone la remissione di querela. Per tanto la prossima settimana dovrebbe essere chiesta l'archiviazione del caso. Da quanto si è saputo le due ragazze si sarebbero riconciliate con la restituzione del maltolto. Ruby rimane comunque indagata per aver dato le false generalità ai carabinieri quando il primo maggio dell'anno scorso venne scippata in Corso Buenos Aires a Milano.
Karima El Mahroug avrebbe offerto nei giorni scorsi una cospicua cifra di denaro a Caterina Pasquino, la ragazza italiana che aveva denunciato la stessa Ruby per furto e citata come testimone d'accusa nel processo a Silvio Berlusconi, imputato per prostituzione minorile e concussione, che comincerà a Milano il prossimo sei aprile. È quanto scrive L'Espresso in un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero. Secondo la ricostruzione del settimanale, dopo aver incontrato Ruby, che era in compagnia di Lele Mora, nel ristorante 'da Gianninò, e dopo aver evitato le provocazioni della marocchina, Caterina Pasquino ricevette una telefonata dalla stessa Karima. Durante il colloquio, secondo la ricostruzione proposta da L'Espresso, Ruby offre alla Pasquino non solo i tre mila euro rubati, ma anche altri soldi, giustificati dal fatto che Caterina, per colpa dello scandalo, lamentava di aver perso la casa in affitto e vari contratti. Secondo il settimanale la trattativa è in dirittura d'arrivo. «I rispettivi avvocati - scrive L'Espresso - sono già al lavoro per formalizzare l'accordo. Se Caterina dovesse accettare i soldi e ritirare la denuncia, per Ruby sparirebbe l'accusa di furto. Il risarcimento in discussione riguarda solo quel procedimento contro l'ex minorenne. L'imputato Berlusconi, in teoria, non c'entra nulla. Di fatto per• l'incrocio tra i due casi crea un cortocircuito straordinario: in pratica Ruby è l'unica persona che, senza destare alcun sospetto, può liberamente pagare una testimone del processo al premier. E non una qualsiasi: proprio la denunciante che, fino a ieri, confermava di aver sentito l'allora minorenne vantarsi di aver fatto 'sesso con il premier' in cambio di 'molti soldì».
Ruby si è incontrata e riappacificata con Caterina Pasquino, l'amica che l'aveva ospitata a casa per alcuni mesi e che con la sua denuncia per furto la fece finire in Questura la notte tra il 27 e 28 maggio scorsi e indagata in un'inchiesta della Procura dei Minori di Milano. Lo ha reso noto il legale di Ruby, l'avvocato Paola Boccardi, riferendosi all'articolo pubblicato sul sito on line dell'Espresso. "Trovo alquanto sorprendente e spiacevole - è scritto nel comunicato - leggere in questo articolo come alcuni comportamenti del tutto trasparenti vengano interpretati in chiave maliziosa e fuorviante. La mia assistita, dopo un nostro incontro nell'ambito del quale mi manifestava il proprio dispiacere per il deterioramento del rapporto di amicizia con Caterina Pasquino, veniva da me consigliata di incontrarla al fine unico di porre fine ad inutili incomprensioni, comportamento in linea con quello che Ruby oggi desidera essere". Come ha spiegato l'avvocato Boccardi le due ragazze poco tempo fa si sono incontrate e, dopo essersi riappacificate, hanno deciso, consigliate dai loro legali di mettere fine alla vicenda.


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