Ruby, udienza per Fede, Minetti e Mora: chiesto il rinvio a giudizio. Ambra e Chiara parti civili
Prima di entrare nell'aula, l'avvocato della giovane marocchina, Egidio Verzini, ha spiegato che sta valutando se presentare una costituzione di parte civile sia nell'udienza preliminare, che nel processo in cui è imputato Silvio Berlusconi. Presente anche l'avvocato Stefano Castrale, legale di Ambra e Chiara, due tra le giovanissime ospiti delle feste ad Arcore che, sentite dai pm, avevano detto di essere rimaste sconvolte da quanto accadeva nella residenza del premier. Castrale ha affermato che si costituirà per conto delle ragazze parte civile, chiedendo i danni morali e di immagine. A margine dell'udienza, sono da registrare anche le proteste dei cronisti ai quali è stato impedito l'accesso al corridoio dove si sta celebrando l'udienza preliminare.
IL RUOLO DEI TRE NELL'INCHIESTA- Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora avrebbero dato vita a "un sistema ben strutturato per fornire prostitute al premier". E' uno dei passaggi della discussione tenuta dai pm Piero Forno e Antonio Sangermano all'udienza preliminare sul caso Ruby. Secondo i rappresentanti della pubblica accusa esiste una "convergenza di vari elementi" tale da giustificare la richiesta di processare i tre. I pm hanno distinto i ruoli ricoperti dal giornalista, dalla consigliera regionale e dall'agente dello spettacolo, nella loro ricostruzione: Fede avrebbe svolto il ruolo del "fidelizzatore", Minetti avrebbe garantito l'organizzazione logistica, mentre Mora si sarebbe occupato di arruolare le prostitute.RUBY: PM, "BORDELLO PER COMPIACERE PREMIER MERCIFICANDO LA DONNA" - Nell'esporre le ragioni per cui, Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede vanno rinviati a giudizio, i pm Piero Forno e Antonio Sangermano parlano di "bordello" per compiacere Silvio Berlusconi. Riferendosi alla consigliera regionale del Pdl, i pubblici ministeri la definiscono colei che "amministrava il bordello" e sottolineano come i 3 indagati abbiano creato un "sistema congeniato e non occasionale per compiacere il premier attraverso la mercificazione della fisicita' della donna e la mortificazione dell'identita' femminile". Un passaggio della discussione e' stato dedicato dal pm Forno a Ruby, la cui testimonianza, secondo il magistrato "va valutata tenendo conto della sua giovane eta'".
E' GIALLO SULLA FRASE DEI PM - "Non ho mai detto che Arcore era un bordello. Il termine bordello è stato utilizzato come riferimento storico alla divisione dei compiti prevista dalla legge Merlin che, come noto, prevedeva la soppressione delle case chiuse". Così ha precisato in serata il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno a proposito del suo intervento durante l'udienza preliminare per il caso Ruby.
GHEDINI: DICHIARAZIONI SENZA FONDAMENTO - "Le dichiarazioni dei pubblici ministeri nel processo in corso a Milano nei confronti di Mora, Fede e Minetti in relazione alle serate ad Arcore, sono totalmente destituite di fondamento ed in palese contrasto con la realtà ampiamente e puntualmente narrata da decine di persone che hanno affermato come mai siano avvenuti quei fatti indicati dalla procura. Si tratta quindi di una ricostruzione erronea che non resisterà al vaglio di un giudice super partes, che non potrà che riconoscere l'insussistenza dei fatti contestati". Lo dichiara l'avvocato e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini.
AMBRA E CHIARA PARTI CIVILI - E il gup di Milano Maria Grazia Domanico ha accolto la costituzione di parte civili di Chiara Danese, presente in aula, e Ambra Battilana, le due miss piemontesi che avevano partecipato, nell'agosto del 2010 a una serata ad Arcore. Il gup le ha, quindi, ritenute parti danneggiate e, quindi, potranno chiedere un risarcimento per i danni morali e di immagine subiti dalla vicenda. Le difese di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora si erano opposte alla richiesta.
IL GUP: CONSIDERATE PROSTITUTE - Nell'accogliere la costituzione di parte civile di Ambra e Chiara, le due Miss piemontesi che parteciparono ad una serata ad Arcore e si dissero "scioccate" da quanto accadeva nella residenza del premier, il Gup di Milano, Maria Grazia Domanico, ha ritenuto l'esistenza di un potenziale danno d'immagine, morale e patrimoniale per le due ragazze. In particolare, il giudice si è richiamato alla costituzione di parte civile presentata dagli avvocati Patrizia Bugnano e Stefano Castrale, i quali avevano parlato di "una profonda ed enorme sofferenza subita per essere state considerate al pari di meretrici". Di qui, il danno morale e di immagine, mentre quello patrimoniale viene spiegato dal Gip come "perdita di chance lavorativa" per essere state considerate prostitute anche in virtù del fatto che la loro carriera si sarebbe 'arenata' dopo questa vicenda. "La decisione del giudice è stata motivata con l'enorme evoluzione avuta nel tempo dalla legge sulla prostituzione - spiegano i legali - là dove prima veniva considerato parte offesa solo lo Stato, e quindi la morale pubblica e non la persona. In questo caso si ritiene che la persona sia stata danneggiata dal reato di induzione contestato da Mora, Minetti e Fede". "Ambra sta svolgendo gli esami di maturità - ha spiegato l'avvocato Bugnano - e ne ha dovute subire 'di ogni' da parte dei suoi compagni di classe".
BATTILANA PROSTITUTA DA 5MILA EURO AL MESE - E proprio nel giorno in cui le due ragazze ottengono di essere parti civili al processo Il Giornale riporta la notizia che la Battilana si prostituiva e mostra una sua denuncia nei confronti di un imprenditore. "È una storia di cui si fa un brevissimo accenno, nella testimonianza fatta davanti ai magistrati milanesi. Domandano Forno e Sangermano: "Risultano procedure in corso presso il Tribunale per i minorenni che in qualche modo la riguardino?". Risposta: "Ho presentato una denuncia per violenza sessuale ai danni di un mio ex fidanzato presso il Tribunale per i minorenni di Torino". Il Giornale è in grado di pubblicare quella denuncia. È a carico di un grosso imprenditore del Nord-Ovest, G.I., una quarantina di anni in più di Ambra, e con una grande disponibilità di denaro. Dal quale, stando alla denuncia, Ambra non sembra essere "inorridita". Più che un fidanzato, somiglia a un pollo da spennare. I due si conoscono nell’ottobre del 2009 in un ristorante. La ragazza, all’epoca, non è ancora maggiorenne. È l’inizio della relazione".
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Il quotidiano racconta la vicenda nei particolari. "Qualche giorno dopo, in occasione di una cena organizzata" in un noto ristorante "avevo modo di incontrare nuovamente G.". L’uomo la invita in macchina. "Turbata anche per la mia inesperienza e giovanissima età da tale invito, mi inducevo ad accettarlo soltanto per una ragione di cortesia". Sale. "Con mio enorme imbarazzo, iniziava a farmi domande circa i miei gusti sessuali e a illustrarmi con dovizia di particolari le sue fantasie erotiche. Inoltre, iniziando ad accarezzarmi la mano e la gamba sinistra, mi proponeva di diventare la sua “compagna di giochi” e ancora prima che potessi opporre ogni resistenza mi porgeva una busta con all’interno 2mila euro. Mi assicurava, inoltre, che tale somma rappresentava solo un anticipo dei 5mila euro che mi avrebbe dato ogni mese".
Lo scambio è chiaro. "Nonostante l’indecenza della proposta, sia per la soggezione psicologica in cui mi trovavo che per la condizione di grave indigenza nella quale versava la mia famiglia, mi vedevo obbligata mio malgrado a non rifiutare il denaro". Il racconto del Giornale prosegue con le dichiarazioni della Battilana. Qualche giorno dopo, l’imprenditore "mi portava in un appartamento di sua proprietà". E "succube della sua guida ci entravo". Comincia la relazione sessuale. O come dice Ambra, lui inizia a "violentare ogni mio desiderio". Sta di fatto che, per quella sera, la ragazza si mette in tasca 2mila euro. Ma Ambra, a quel punto, è decisa a dire basta. Solo che – tempo dieci giorni – torna nello stesso appartamento. Altri 2mila euro. E "da allora, purtroppo, iniziava a pretendere rapporti sessuali che, compensati con denaro contante, iniziavo a svolgere con cadenza di una volta ogni settimana". "Non avevo la forza di uscire da quel circolo vizioso", ma "con le somme ricevute aiutavo mia madre", oltre a comprare "vestiti firmati, borse, scarpe, pellicce, gioielli e altro".
A Natale, l’imprenditore sborsa 5mila euro "in un grande negozio di abbigliamento". Ambra continua a "soffrire un malessere per la situazione che vivevo", ma soffre "in un appartamento in centro" città. Pagato – dall’impianto fino agli arredi – "con il denaro percepito" dall’imprenditore. Ambra soffre la "mercificazione della mia persona". Finché non passa un altro treno. Sono le selezioni per Miss Italia. La ragazza vince il titolo di Miss Piemonte, "arrivando di diritto alle finali nazionali". Un’esperienza da cui "assumevo consapevolezza di essere usata da parte di un uomo che mi trattava come una prostituta". Così la liaison finisce. L’imprenditore spennato resta con una denuncia in mano. E Ambra si prepara a diventare la grande accusatrice del premier.



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