Ru486, figlie di un dio minore
La maggioranza ha oggi confermato l'uso improprio delle istituzioni piegando le stesse alle priorità politiche e ai richiami delle gerarchie cattoliche. Una commissione che per 30 sedute dalla ripresa dei lavori estivi ben 20 le ha dedicate all'indagine conoscitiva sulla Ru486 ha concluso negando l'evidenza: la sicurezza di un farmaco usato da milioni di donne in oltre 20 anni.
A differenza delle leggi come quella che disciplina il mutuo riconoscimento di un farmaco in Europa, il documento approvato dalla commissione non è vincolante, ma è un mero atto di indirizzo politico che suggerisce al Governo passi come quello dell'arbitrato che già poteva fare, ma che fino ad oggi non ha fatto perché manca il supporto scientifico.
Purtroppo anche il Partito Democratico ha voluto presentare un documento che aveva un punto in comune con quello della maggioranza e che mi ha impedito di sottoscriverlo perché si chiedeva al Governo di emanare delle linee guida che prevedessero il ricovero ordinario per la durata dell'intervento abortivo.
Un atto medico sanitario non può che essere organizzato e gestito dai medici a seconda delle condizioni cliniche e sanitarie della donna, mentre l'organizzazione spetta più in generale alla Conferenza Stato Regioni.
Oggi, ancora piùdi ieri come Radicali vigileremo perché l'Italia rispetti la normativa europea in materia di farmaci affinché non si incorra in una infrazione europea.
Il voto di oggi, avvenuto dopo la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è la manifestazione di uno Stato che decide sul corpo delle donne considerandole irresponsabili e incapaci di scegliere.
Le donne italiane sono evidentemente figlie di un dio minore.
*Parlamentare Radicali - Partito Democratico, segretaria commissione Igiene e Sanità



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