Ru486, una donna di Bari la prima a prenderla

Giovedì, 8 aprile 2010 - 09:00:00

SONDAGGIO/ Ru 486, Cota a Zaia dicono no. E tu, sei d'accordo con l'uso della pillola abortiva?

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LE INTERVISTE DI AFFARI

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L'INCHIESTA

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La pillola abortiva è arrivata negli ospedali italiani. Ed è stata somministrata. Il trattamento è stato avviato in regime di ricovero ordinario nella prima clinica di ostetricia del policlinico di Bari, dove la Ru486 è stata utilizzata negli ultimi tre anni acquistandola dalla Francia. La paziente alla quale è stata somministrata è una donna di 25 anni che, dopo il trattamento, ha subito firmato per uscire ed è tornata a casa.


FIRMATO PER USCIRE- La giovane si era prenotata da tempo per questo tipo di trattamento.
Dopodiché, ha lasciato l'ospedale.  Lo ha riferito il dottor Nicola Blasi, medico della prima clinica ostetrica del Policlinico. "Dopo la somministrazione dell'Ru - ha spiegato Blasi - è libera di farlo, mette una firma e va via. Noi non la possiamo trattenere. Deve però ritornare dopo 48 ore per la somministrazione del medicinale per completare il ciclo terapeutico".

Quello di Bari non è il primo caso di aborto farmacologico nel nostro Paese. Fin dal 2005 la pillola viene somministrata in via sperimentale in diverse regioni, e al 2008 sono stati quasi 2.300 gli aborti farmacologici.

In alcune regioni la prassi, in questa prima fase,  è stata quella del ricovero in day hospital, mentre il Consiglio Superiore di Sanità si è espresso più volte a favore del ricovero ordinario.

"Per la tutela della salute della donna - ha spiegato il professor Venturini direttore del dipartimento di ginecologia e ostetricia dell'Università di Genova - è preferibile tenerla ricoverata perché, dopo l'assunzione del farmaco, la perdita di sangue può avvenire in qualunque momento. Il rischio di emorragia esiste. E' come un aborto spontaneo e in quanto tale può essere anche incompleto rendendo necessario un intervento


LA TESTIMONIANZA- "Non ha voluto ripetere l'esperienza della sala operatoria e dell'anestesia"
la donna di 25 anni alla quale nel Policlinico di Bari, è stata somministrata per la prima volta in regime ordinario la pillola Ru486, interrompendo così con il metodo farmacologico, la gravidanza in corso. Lo rende noto il dottor Nicola Blasi della prima clinica ostetrica del Policlinico di Bari, unico non obiettore di coscienza, che già dal 2006 utilizza questo metodo in via sperimentale, acquistando cioè il prodotto dalla Francia.

LA POLEMICA-  Ed è scontro sulle linee guida per la somministrazione della pillola abortiva. E con le Regioni già in fermento, è stata nominata la commissione incaricata di fare le linee guida sulla somministrazione, dalle quali non arriveranno molte sorprese vista la recente presa di posizione del Consiglio superiore di sanità secondo cui la strada da percorrere è quella del ricovero ordinario dal momento dell'assunzione della Ru486 a quello dell'espulsione dell'embrione.

Lo stesso ministro Ferruccio Fazio ha sottolineato che "verranno date indicazioni alle Regioni soprattutto sulla necessaria informazione da dare ai pazienti, in modo che il ricovero possa essere garantito". La commissione si occuperà soprattutto di monitorare l'impiego della pillola. Probabilmente si controllerà che gli ospedali abbiano a disposizione abbastanza letti per ospitare le pazienti tre giorni e si vedrà in quante firmano per tornare a casa. Dovranno essere raccolti anche i dati su eventuali effetti avversi del medicinale.

Il presidente della commissione è Fabrizio Oleari, capo Dipartimento della qualità e tra i membri c'è anche il comandante dei carabinieri del Nas Cosimo Piccinno.  Le disposizioni dell'ospedale per chi prendeva la Ru486 erano state per un ricovero di tre giorni. Vitangelo Dattoli, direttore generale dell'Asl del Policlinico, non ha potuto fare altrimenti: si aspetta una decisione di Nichi Vendola, governatore della Puglia. "Vorrei che Vendola ci pensasse bene a prendere questa decisione. Che senso ha un ricovero di tre giorni?".

IN LOMBARDIA - Ma anche in altri ospedali italiani è in arrivo la pillola abortiva. Il primo ospedale lombardo dove le donne potranno richiedere la pillola abortiva è la Mangiagalli: già venerdì scorso la direzione sanitaria ha ordinato venti dosi di farmaco arrivate in queste ore. "È questione di poche ore — conferma il direttore sanitario, Basilio Tiso — appena ce lo consegnano siamo pronti a somministrarlo alle pazienti che ce la richiedono". Così, dopo mesi di rinvii, proteste e battibecchi politici, la Ru486 è arrivata alla sua applicazione pratica in città. Proprio alla Mangiagalli, ieri, dove sono pronti due letti per il conseguente ricovero di tre giorni, alcune donne hanno per la prima volta chiesto informazioni sulla Ru486, ma erano già oltre la settima settimana e dunque non avrebbero potuto usufruirne. E per gestire gli aborti farmacologici, e non sovraccaricare i medici non obiettori al lavoro nei giorni feriali, la direzione sanitaria starebbe considerando di praticarlo solo nei primi tre giorni della settimana.

Ci sono altri due ospedali milanesi che hanno ordinato il farmaco alla Nordic Pharma, il distributore italiano di Mifegyne, il suo nome commerciale.

GLI ALTRI CASI - Quello della giovane di Bari a cui è stata somministrata oggi la pillola RU486 non e' il primo caso di aborto farmacologico nel nostro paese. Fin dal 2005 la pillola viene somministrata in via sperimentale in diverse regioni, e al 2008, ultimo anno monitorato dal ministero della Salute, sono stati quasi 2.300 gli aborti farmacologici. Da quanto riferito dalle Regioni, si legge nella relazione del ministero, nel 2005 il Mifepristone (RU486) per l'aborto medico, è stato utilizzato in due Regioni (Piemonte e Toscana) per un totale di 132 casi; nel 2006 in quattro Regioni ed una Provincia Autonoma (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Trento), per un totale di 1.151 casi, pari allo 0.9% delle IVG effettuate, nel 2007 in quattro Regioni ed una Provincia Autonoma (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia e Trento) per un totale di 1.010 casi (0,8% di tutte le IVG).

In alcune regioni la prassi è stata quella del ricovero in day hospital, mentre il Consiglio Superiore di Sanità si è espresso più volte a favore del ricovero ordinario. In Emilia Romagna, per esempio, il profilo di assistenza per l'IVG con metodo farmacologico che l'Assessorato Politiche per la Salute della Regione ha trasmesso alle Aziende Sanitarie regionali prevede due accessi in day-hospital a distanza di due giorni per la somministrazione dei due farmaci, oltre ad una visita ambulatoriale di controllo in 14a giornata. Relativamente al 2007, su 563 IVG effettuate con metodo farmacologico, solo per una si e' verificato un ricovero di due giorni. Le altre 562 sono state effettuate in regime di ricovero in day hospital come previsto dall'assessorato regionale. In 37 casi (6.6%) alla procedura farmacologica ha fatto seguito una revisione di cavita' causa mancato o incompleto aborto.

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