Una ronda non fa primavera
Di Giuseppe Morello
Quando un paio di mesi fa si è discusso delle ronde e del decreto Maroni che le autorizzava pareva che fossero legioni i cittadini ansiosi di scendere in strada per la sicurezza delle loro città e dei loro quartieri, al punto che per settimane ci siamo messi a discutere sulla loro opportunità e sui rischi che si correvano mettendo la sicurezza in mano ad associazioni di privati cittadini, il tutto accompagnato dalla preoccupazione che le ronde assecondassero un'idea di sicurezza fai da te. Nel fare questa discussione dimenticavamo di essere in Italia, dove ancora vige la regola aurea dell'"armiamoci e partite". Registri vuoti e nessun iscritto all'albo. Le ronde... sono un flop. L'inchiesta
Infatti, come ha scoperto per Affaritaliani.it Floriana Rullo, le temute ronde, che a momenti sembravano l'anticamera del Ku Klux Klan, sono un fallimento clamoroso visto che due mesi dopo il decreto Maroni nessuno si è iscritto agli albi predisposti nelle prefetture.
Per anni la Lega ci ha fatto una testa così sulle ronde, sulla loro utilità, ma soprattutto sul fatto che dietro la porta ci fossero schiere di volontari, stuoli di integerrimi cittadini pronti a garantire alla collettività la sicurezza che lo "Stato centralista" non riusciva a garantire. Poi si scopre che non solo le ronde non garantiscono un bel niente e non sono la panacea che il Carroccio ci ha venduto, ma che non ci sono proprio le ronde e che la loro istituzione (sulla carta) è servita solo a illudere che finalmente si stesse facendo qualcosa di concreto per la sicurezza. Macché, abbiamo solo scoperto che anche nella intraprendente Padania i cittadini non hanno alcuna voglia di sostituirsi allo Stato e che le ronde sono state solo fumo negli occhi.



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