Roma/ Gli usurai avvoltoi ad EquitaliaGerit

Giovedì, 3 dicembre 2009 - 14:00:00

Gli avvoltoi non si accontentano di aleggiare sulla preda. Ora la cercano prima ancora che sia morta. Ecco gli usurai a Roma, stanati dal cronista di Affaritaliani, direttamente nel salone della società di riscossione dell’Agenzia delle Entrate, la EquitaliaGerit.
Sono le 9 del mattino di martedì 17 novembre; la cabala non aiuta. Il cronista, pressato da una cartella e dalla minaccia di dover pagare salata una dimenticanza, entra nel grande salone di via Cristoforo Colombo, al civico 271. È l’ora di punta e la fila è lunga. Volti scuri, denti digrignati: questo è il girone infernale dove si paga e basta. E a nulla valgono le scuse. Troppo tardi, quando Equitalia chiama non resta che la resa.
Il salone è da oltre 600 persone. Molti seduti, tanti in piedi ad aspettare una fila che è veloce sole alle casse. Qui si “versa il sangue” e quindi si fa presto. Invece quando si chiede di capire chi e cosa hanno causato la notifica c’è da aspettare. Non molto, in verità. A dispetto della giovane età, il manipolo di ragazzi agli sportelli la sa lunga e sa anche bene come difendersi dagli insulti che volano e prendere le distanze dalla disperazione delle persone alle quali la macchina è stata bloccata dal fermo amministrativo, oppure hanno aperto la porta all’ufficiale giudiziario.

Senza liquidi in tasca, magari disoccupati, le prede sono lì ad attendere. In fila. Alle 10 una donna bionda, sulla cinquantina, in tuta da ginnastica un po’ trasandata, si avvicina ai più disperati che in genere sono donne sole. E’ il primo avvoltoio che studia la preda, la ascolta facendo finta di leggere il giornale e alla fine chiede: “Ma cosa è successo”. E giù il diluvio la cui grandine è fatta di vite desolate, ai margini della povertà con bimbi e suocere. La disperata è un caso come tanti di una donna lasciata dal marito in mezzo ai debiti ai quali si è aggiunto il fermo amministrativo dell’auto. Quell’automobile vecchia di 9 anni che utilizza per andare ad accompagnare i bambini a scuola e poi per raggiungere il capannone dove fa le pulizie. L’avvoltoio biondo ascolta e memorizza. Poi propone di andare a fare due passi fuori. Lì c’è il complice che l’aspetta. Davanti a due posacenere stracolmi, uno dei quali è semidistrutto, la storia prosegue. E arriva la classica offerta: “Noi ti possiamo aiutare a capire cosa devi fare per liberare l’auto, poi per i soldi magari troviamo una soluzione”. L’esperienza della periferia aiuta a capire e la donna ringrazia e rientra nel salone. La segue l’avvoltoio biondo che però gira alla larga. La caccia riprende.

È il 23 novembre, lunedì. Sempre le 9 del mattino, perché per arrivare c’è mezza città da attraversare. La scena si ripete. L’avvoltoio è lo stesso ma cambia la preda. Stavolta è un uomo. È in fila per ritirare l’estratto, cioè il foglio che sintetizza i debiti verso lo Stato. La bionda è di nuovo in azione. Stessi capelli trasandati, stessa tuta. Riconoscerla è un gioco da ragazzi. Lo avvicina e lo investe col suo racconto, tanto quanto basta per farlo aprire e farsi raccontare. L’uomo tentenna, poi cede. E giù con avvisi, cartelle e la minaccia di pignoramento. Il dialogo si fa veloce e i due escono verso i posacenere che guardano il palazzo della Regione Lazio. Il cronista li segue e facendo finta di telefonare ascolta impietrito: “I soldi? Non sono un problema”, dice la bionda, mentre il compare annuisce e aggiunge: “Certo un prestito ha un costo ma noi li diamo in 2 ore e per le garanzie ci mettiamo d’accordo come amici”. Insieme si allontanano verso la Garbatella. Il vecchio tornerà due giorni dopo con i contanti in mano e mezzo sorriso. Le cartelle esattoriali ora sono pagate ma a qual prezzo?

La bionda è nota, ecco l’uomo: sulla sessantina, né barba né baffi con un vestito scuro che tradisce i pantaloni sgualciti e un cappotto nella mano destra. Sulla sinistra una borsa di pelle marrone, stile avvocato. Sta sempre fuori e fuma come un turco in attesa delle prede.
Raggiunta da Affaritaliani, EquitaliaGerit replica: “Dopo la vostra richiesta abbiamo effettuato una segnalazione all’autorità giudiziaria e intensificato i controlli – dice la dottoressa – in più, sapendo che il rischio è grosso, abbiamo anche intensificato il controllo in sala da parte della nostra sicurezza”. Ad onor del vero in sala c’è sempre un uomo misterioso che gira come una trottola e osserva come se avesse il microscopio. Dà un senso di sicurezza ma è facile individuarlo. Facile anche per gli avvoltoi che girano.

Fabio Carosi

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