Roma/ Bagni pubblici a pagamento. Ecco il business del bisogno
La pipì scappa? A Roma il piacere della leggerezza non costerà più un caffé e la tradizionale richiesta della chiave del bagno, ma un euro tondo tondo. Laddove ha fallito Francesco Rutelli come sindaco e artefice del Giubileo e dove Veltroni non si è neanche cimentato, ecco servito il trionfo di Gianni Alemanno. Dopo Tito Flavio Vespasiano sarà lui il nuovo imperatore dei bagni pubblici, un’idea che gli ha servito su un piatto d’argento il dinamico assessore al Turismo Mauro Cutrufo, passato in un batter d’occhio dall’invenzione dei cortili dei palazzi come parcheggio per i motorini (cosa che già fanno in molti quartieri centrali) al Piano Pipì. Già, perché la Capitale per quanto riguarda i servizi ai turisti è sempre stata avara con il primato di essere una delle poche città europee a non avere bagni pubblici, gestiti secondo le regole del decoro e dell’igiene.
Allora i turisti sono avvisati. A San Pietro, al Colosseo, a piazza di Spagna al largo Argentina e al Circo Massimo non ci sarà più bisogno di chiedere permesso nei bar per andare al bagno, ma la liberazione sarà a portata di euro. E sopra i bagni già esistenti, prima Vespasiani, ora dimenticati dall’Ama e ridotti a latrine infrequentabili, il Vespasiano di nuova generazione con sovrastante punto informativo di nuovissima generazione dove finalmente si potranno avere colloqui multilingue. L’unico ostacolo è rappresentato dalla Sovrintendenza che dovrà approvare i progetti. Ma non è più il tempo di Adriano La Regina, quel signor no che fece tremare la città, bloccando ogni velleità di modernizzazione anche a costo di conservare l’invisibile. Anche se poi si scopre che il progetto è sui tavoli della sovrintendente da quasi un anno.
Per ora il Piano pipì è ancora un’idea che prende corpo giorno dopo giorno. Il Comune ha in mente di fare un bando concorso e di finanziare la realizzazione per poi affidare la gestione ai privati che ne faranno richiesta. Allora due conti: considerando che a Roma ogni anno transitano in media secondo l’assessore Cutrufo qualcosa come 25 milioni di turisti, il Piano Pipì si trasforma in autentico volano d’impresa. Se solo la metà dei turisti fosse preso dall’urgenza almeno una volta al giorno, i gestori potrebbero contare su un introito garantito calcolabile in 13 milioni di euro. Un’iperbole che potrebbe anche permettere una quotazione in borsa. Chi ha detto allora “pecunia non olet”? L’assessore Mauro Cutrufo è però prudente: “Il Comune su questo progetto non ci metterà un euro ma darà in concessione la ristrutturazione ai privati e alle cooperative sociali che ne aderiranno al bando. A loro toccherà ristrutturare i locali esistenti che al Comune costano 2 milioni di euro l’anno e realizzare i punti informativi con un presidio aperto sin oltre il tramonto”.
Così torna il mito di Vespasiano, il primo ad aver capito che si potevano fare soldi anche con le debolezze fisiologiche. Con Almenanno l’imperatore torna a sorridere. Anche i turisti.
Di Fabio Carosi



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