Roma, anoressico muore in carcere

Giovedì, 26 novembre 2009 - 19:11:00

Ancora un morto nelle carceri italiane. Un uomo di 32 anni è spirato, apparentemente per cause naturali, nel centro clinico di Regina Coeli, a Roma. Lo rende noto il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. L'associazione 'Ristretti orizzonti' fa sapere che nel solo mese di novembre sono morti 12 detenuti. E la comunità di Sant'Egidio denuncia che negli istituti di pena italiani "ci sono più di 65 mila, un record dal dopoguerra".

E si allunga la lista delle vittime. Simone La Penna, questo il nome dell'uomo, era in carcere per reati legati alla droga ed è stato trovato morto questa mattina nel suo letto. Soffriva di anoressia nervosa e, stando alle analisi del sangue, aveva una carenza di potassio. A Regina Coeli era arrivato dal reparto medico per detenuti dell'ospedale "Belcolle" di Viterbo.

L'altro ieri sera Alessio Scarano, 24 anni, è stato ritrovato agonizzante nella sua cella nel carcere di Cuneo. La famiglia solleva pesanti dubbi sull'accaduto: "Ci hanno detto che è morto per cause naturali ma lui stava bene, non aveva alcun problema fisico". Si tratta degli ultimi episodi di un fenomeno che sta assumendo dimensioni allarmanti: i detenuti morti in carcere sono 12 dall'inizio del mese di novembre, 159 nel corso del 2009.

LA DENUNCIA - Di carcere, spiega l'associazione 'Ristretti orizzonti' si muore con frequenza allarmante e spesso a morire sono persone giovani e giovanissime: degli 11 detenuti deceduti a novembre prima di La Penna, soltanto tre avevano più di 50 anni, gli altri nove sono stati stroncati da quello che possiamo chiamare il "mal di carcere", che si traduce in suicidi, in overdosi, ma a volte anche in decessi per motivi apparentemente inspiegabili. Sono 1.543 i detenuti morti dal 2000 ad oggi: un terzo aveva meno di 30 anni e un altro terzo tra i 30 e i 45 anni; il 60 per cento in attesa di giudizio, quindi, "tecnicamente", in dieci anni più di 1.000 persone "innocenti" sono morte in carcere. In molti casi questa "non colpevolezza" era reale, non soltanto formale, dato che il 40% delle persone incarcerate viene poi assolta a processo.

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