Immigrati/ Rivolta al Cie di Gradisca. Il video

Lunedì, 28 settembre 2009 - 10:03:00

I fatti risalgono a lunedì scorso, 21 settembre. Ma le prove sono arrivate soltanto ieri. Si tratta di un video girato di nascosto all'interno del centro di identificazione e espulsione di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) che ieri è stato diffuso su You tube. Il video (le cui sequenze sarebbe montate al contrario) inizia con un primo piano sul volto tumefatto di un detenuto tunisino.

Vive in Italia da meno di un anno e nel poco italiano che conosce ripete “Guarda il polizia, va bene così?”, indicando l'ematoma sull'occhio. I pantaloni sono ancora imbrattati di sangue. E le gambe segnate dagli ematomi delle manganellate. Le ferite sulla gamba destra e sul braccio sinistro sono bendate. Il video prosegue mostrando le gabbie dove sono rinchiusi in attesa di essere espulsi, in alcuni casi già da oltre tre mesi. Ma il pezzo forte arriva alla fine. Sono le immagini della carica di una squadra di poliziotti e militari in tenuta antisommossa. Per terra si vede un uomo esanime col volto sanguinante, il sangue ha macchiato anche il pavimento. Intanto fuori si prepara un'altra carica. Le immagini mostrano i militari e i poliziotti prepararsi con gli scudi alzati. Dalle camerate si alzano forti grida. Ma alla fine riescono ad entrare. E il video finisce così, mentre i detenuti scappano nelle camerate gridando “No, no!”. In quella camerata si trovava anche il ragazzo tunisino colpito sull'occhio.

 

 

 

Quando sono entrati lui dormiva – ci ha raccontato telefonicamente un testimone – e si sono accaniti contro di lui, gli hanno dato un calcio in faccia. Ci hanno picchiato come degli animali”. Il video in effetti mostra anche le tracce dei colpi di manganello sui corpi dei detenuti, sulla schiena, sulle gambe, sulla testa. Ma la Prefettura smentisce. “Al Cie di Gradisca non c'è stato nessun pestaggio – dice il capo di Gabinetto della Prefettura Massimo Mauro -, al contrario l'unico a essere stato ricoverato è stato un operatore di polizia che si è preso un calcio in una gamba”. Qualche tafferuglio dunque c'è stato, ammette Mauro. La versione della Prefettura parla di un tentativo di fuga la notte del 20 settembre, sventato dal personale di vigilanza che in tarda serata ha bloccato una trentina di detenuti già saliti sui tetti del centro di espulsione. Rientrati nelle camerate all'alba, senza particolari tensioni, a pranzo un gruppo di trattenuti avrebbe rifiutato di rientrare nella camerata dopo il turno della mensa, “inscenando una protesta e lanciando bottiglie di plastica vuote contro il personale di polizia” che avrebbe quindi provveduto a farli rientrare in camerata. Sul video diffuso su You Tube, Mauro dice che si dovrebbe verificare se effettivamente è stato girato a Gradisca e quando è stato girato. 

Abbiamo raggiunto telefonicamente uno dei detenuti del Centro di identificazione e espulsione, di cui per motivi di sicurezza non possiamo svelare il nome e la nazionalità. Non soltanto ci ha confermato che qualcuno aveva girato un video – senza che noi gliene avessimo parlato – ma ci ha anche descritto il tipo di ferite che si vedono nelle riprese. Che sia girato a Gradisca poi è evidente, perché avevamo visitato il centro di identificazione e espulsione nel 2008 e lo sappiamo riconoscere.

IL RACCONTO- Qual'è dunque la versione dei detenuti? Secondo quanto ci hanno raccontato, tutto sarebbe cominciato la notte di domenica – come ci hanno detto in Prefettura – quando una trentina di trattenuti, tra cui il nostro testimone, sono saliti sul tetto tentando la fuga, per poi essere bloccati dalla polizia. Per protesta contro il prolungamento a sei mesi della loro detenzione in attesa dell'espulsione, scattato con l'entrata in vigore del pacchetto sicurezza lo scorso 8 agosto, i detenuti sono rimasti sul tetto fino all'alba. Quando sono scesi, intorno alle sei del mattino, non ci sono stati scontri con la polizia. La situazione è rimasta tranquilla fino alle tredici. Quando è cominciata una perquisizione nelle camerate. Secondo il nostro testimone, quella perquisizione è stata la scintilla. “Hanno rotto i caricabatterie dei telefoni, ci hanno strappato dei vestiti, e in una camerata hanno strappato le pagine di un libro del Corano”. Un gesto quest'ultimo che avrebbe provocato l'ira dei detenuti che hanno cominciato a inveire contro la polizia. La tensione sarebbe salita fintanto che in una camerata i reclusi avrebbero rotto dei vetri e cominciato a lanciare oggetti contro gli agenti. Finché polizia e militari hanno deciso la carica. Nelle camerate tre, due e sei. Alla fine della rivolta, secondo il nostro testimone, circa dodici persone sono state portate in ospedale. E in ospedale tornerà il detenuto tunisino con l'occhio tumefatto. Lunedì ha un appuntamento per un'operazione, all'ospedale di Udine. I detenuti vittime delle violenze si dicono pronti a sporgere denuncia contro gli agenti. Intanto 15 algerini sono stati trasferiti al Cie di Milano, da dove probabilmente saranno presto rimpatriati. Non si sa se tra di loro vi siano anche dei feriti.

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