Riformiamo i lavori pubblici

Martedì, 23 febbraio 2010 - 13:58:00

 

Un articolo di Marcello Sorgi sulla Stampa del 22 febbraio (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7012&ID_sezione=&sezione=), giunge alla sconsolata conclusione che il male della corruzione riguarda tutti i partiti. L’Italia è tornata al punto di partenza, all’inizio di Mani Pulite. Questa tesi non è lontana da quella di Ernesto Galli Della Loggia (http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_20/galli-della-loggia_526ee7f4-1e5e-11df-8de6-00144f02aabe.shtml) il quale qualche giorno fa ha indicato nello stesso popolo italiano il vero colpevole della situazione. I vizi che si riscontrano nella classe politica, egli afferma, non sono diversi da quelli che affliggono l’intera società. Naturalmente questo gli ha attirato sul capo i fulmini e il disprezzo di altissimi pensatori come Barbara Spinelli ed Eugenio Scalfari ma in realtà, se qualcosa si può rimproverare ai due editorialisti è che non facciano l’ultimo passo utile: quello della proposta.

Tutti i giornali manifestano infatti una unanime ed indignata riprovazione per i reati e proclamano una unanime richiesta di moralizzazione. Facendosi eco della società, essi non richiedono soltanto la punizione di questi colpevoli per questo episodio: vorrebbero un cambiamento di tutto il sistema che impedisca per il futuro il ripetersi di simili casi. Ma non è la soluzione. È perfino stupefacente che qualcuno osi chiederla. Questo infatti non è il primo scandalo della storia repubblicana, ché anzi scandali ce ne sono stati in tutte le epoche: conosciuti o no secondo il grado di democrazia e di libertà di stampa, ma mai assenti. Com’è possibile allora che in tanti sperino di por fine ad un fenomeno storicamente ricorrente? Se è vero che la corruzione italiana è endemica; se è vero che essa non è solo una nostra specialità – prova ne sia che si sono avuti episodi di corruzione anche il quel paese onestissimo che è il Giappone – è ragionevole sperare che una nazione di imbroglioncelli si trasformi improvvisamente in una nazione di santi? che nessun genitore vada a chiedere al professore di matematica del figlio di promuoverlo anche se è insufficiente o che nessun imprenditore chieda all’assessore amico di favorirlo per una buona commessa?

L’atteggiamento dell’opposizione, che cavalca ipocritamente la tigre, è sbagliato; l’atteggiamento dei giornali (interessati alle vendite) è sbagliato; l’atteggiamento della stessa società è sbagliato. Non serve a niente dire, con Sorgi, che l’Italia è la stessa del 1993. Non serve a niente dire, con Galli Della Loggia, che l’intero paese tende all’imbroglio. Può invece servire cambiare le regole del gioco, non in vista di una moralizzazione, improbabile se non impossibile, ma in vista del male minore. In particolare bisognerebbe mirare non tanto alla prevenzione dei reati, con una serie infinita di controlli che renda pachidermica e letargica l’azione dello Stato (tanto che poi si finisce con il fare appello alla Protezione Civile), quanto piuttosto a uno snellimento drastico delle procedure. La Pubblica Amministrazione dovrebbe “avere fiducia” nelle persone con cui ha da fare e i lavori dovrebbero essere portati a termine senza intoppi. Dopo, ma solo dopo, bisognerebbe rivedere accuratamente le bucce di tutto quanto è stato fatto, magari gettando in galera chi ha sbagliato.

Con la legislazione attuale tutti i lavori pubblici sono lentissimi, hanno procedure defatiganti, da labirinto e da ginepraio, e tuttavia non mancano scandali e corruzione. E allora perché non imboccare la via opposta? Quella della semplicità in partenza, della velocità nell’esecuzione, e delle sanzioni severe per chi non avrà operato con lealtà ed onestà. Magari richiedendo fideiussioni preventive per gli eventuali risarcimenti.

Ecco perché gli atteggiamenti moralistici della Spinelli e di Scalfari sono inutili. Gli italiani non cambieranno certo perché loro li hanno ammoniti col ditino. Né servirebbe d’altro canto rassegnarsi alla corruzione degli operatori o all’immobilità dello Stato.  Senza stracciarsi le vesti, senza sognare che l’Italia divenga la città di Dio, bisognerebbe operare una riforma del sistema dei lavori pubblici che non tenti neppure di essere perfetta, ma che permetta da un lato la velocità dell’esecuzione delle opere e dall’altro la severa punizione dei disonesti non per le minime violazioni, ma per i reati più seri.

Al contrario dei programmi massimi e utopistici, un programma minimo ma efficace.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

 

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Vaticano/ Gotti Tedeschi: non parlo per non turbare il Papa
Francia/ A maggio fiducia consumatori sale a 90 punti
Germania/ Fiducia consumatori attesa stabile a giugno
Terremoto/ Scossa di magnitudo 3.2 tra province Ferrara e Modena
Cambi/ Euro in ribasso sul dollaro, a 1,2524
Facebook/ Morgan Stanley pronta a rimborsare gli investitori
Borsa di Tokyo/ Chiude in rialzo a +0,2%
Afghanistan/ Hollande: ritiro Francia sara' ordinato e coordinato
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

La casa ideale?

Trovala subito fra 700.000 proposte di immobili
Scopri ora

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso