Riciclaggio, prime ammissioni. Il gip: rischio di fuga per Di Girolamo. E Scaglia torna in Italia

Mercoledì, 24 febbraio 2010 - 17:54:00

SPECIALE

Riciclaggio, una truffa colossale. La cronaca

Fastweb, già dal 2007 conosciuti i crediti Iva

LA RICHIESTA DI ARRESTO INTEGRALE PER DI GIROLAMO

Sono circa sette le persone ascoltate nel carcere di Regina Coeli per l’interrogatorio di garanzia in merito al presunto riciclaggio di circa due miliardi di euro in cui sono coinvolti dirigenti della società telefonica Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Quasi tutti gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del Gip, Aldo Morgigni, e in particolare Augusto Murri, uno degli uomini chiave di questa inchiesta.

GLI INTERROGATORI- "Non abbiamo avuto ancora modo di leggere l’ordinanza - spiega l’avvocato difensore di Murri, Bruno Assumma - siamo in presenza di un procedimento in cui sono stati depositati atti per circa 180 mila pagine». Anche un altro arrestato, Fabrizio Caccetta, titolare di una società di comunicazione, non ha risposto alle domande del magistrato, così come i due imputati assistiti dall’avvocato Valerio Spigarelli. «I miei assistiti si sono sostanzialmente avvalsi - ha spiegato il legale - hanno spiegato quello che potevano ma l’ordinanza è monumentale e non abbiamo avuto il tempo di leggerla". Quella di oggi è solo una prima tranche di interrogatori di garanzia che proseguiranno anche domani e venerdì, sempre nel carcere di Regina Coeli.

PATRIMONIO ILLECITO ALL'ESTERO- Intanto è stata resa nota la richiesta di arresto del Gip  nei confronti del senatore del Pdl Di Girolamo. Le esigenze cautelari individuate sono state trasmesse al Senato con la domanda di autorizzazione all’esecuzione dell’ordinanza sottolineando il «rischio concreto che fruendo delle immunità proprie di tale carica, (Di Girolamo, ndr.) possa fuggire all’estero, dove dispone di un patrimonio illecitamente accumulato di notevolissima entità». Il gip evidenzia: "Come il ruolo del medesimo, quanto alla gestione delle società estere, alla dipendenza dal Mokbel, alla conoscenza dell’intera origine delle operazione in frode poste in essere con le società telefoniche, alle attività di reinvestimento dei proventi illeciti, al ruolo di Murri, ai movimenti finanziari, sia centrale e paragonabile a quello di un organizzatore, se non altro perchè del tutto collegato a Gennaro Mokbel, con il quale concorda ed al quale riferisce tramite Ricci Giorgia o direttamente ogni sua azione".

LE COSCHE- "La sua partecipazione piena - prosegue il Gip - all’associazione per delinquere e la connessa responsabilità per i reati fine nei quali è direttamente coinvolto non può essere posta in discussione, essendo fondata su elementi probatori documentali ed intercettazioni il cui contenuto è palese". Oltre ai capitali di Di Girolamo disponibili all’estero, per il gip «dall’estero l’indagato può ulteriormente portare avanti gli interessi dell’associazione criminale per i cui scopi e per la quale manifesta al Mokbel, che lo rimprovera in più di una occasione la sua "assoluta fedeltà e disponibilità", appare necessario - prosegue il Gip - adottare nei confronti del Di Girolamo una misura restrittiva adeguata, potendosi escludere per i fatti a lui ascritti, vista la loro gravità e l’epoca anche recentissima di commissione, la concedibilità di qualsivoglia beneficio di legge». «In tale quadro indiziario e cautelare - conclude il Gip - può essere disposta nei confronti del Di Girolamo la misura della custodia cautelare in carcere, sia per la gravità delle condotte a lui ascritte sia per gli evidenziati rischi di reiterazione delle condotte».

MOKBEL E FORZA ITALIA- Nella richiesta di arresto il gip spiega anche che Gennaro Mokbel ebbe contatti "con primari esponenti della scena politica nazionale" per trovare "un posto" alla candidatura di Di Girolamo nel Pdl. Dalle conversazioni intercettate e dai contatti che il Mokbel ebbe, emerge che l’unico «posto disponibile" per Di Girolamo fu nelle liste per il Senato circoscrizione italiani residenti all’estero. In una delle intercettazioni di Mokbel con Di Girolamo si legge: "Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti, perchè ieri sera qui è venuto: il senatore De Gregorio, l’onorevole Bezzi, tutti quanti si so messi a taranterellà. Però, siccome De Gregorio è l’unico che ha l’accordo blindato con Berlusconi... Cioè si presenta in una delle liste..." continuando "... So successi de tutti accordi, e poi fanno la segreteria nazionale, non io, allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre per Forza Italia, che sarebbe ancora meglio, domani mi viene la persona in ufficio...".

ASSOCIAZIONE CRIMNALE-Secondo il Gip «nel gennaio 2008, di fronte alla previsione di nuove imminenti elezioni politiche, Gennaro Mokbel mette in moto una vera e propria organizzazione che riesce in brevissimo tempo a costruire, prima, e rendere vincente, poi, la candidatura al Senato dell’avvocato Di Girolamo, da sempre organico all’associazione criminale per cui si procede. Che si sia trattato della candidatura e della possibilità di ingresso nel mondo delle istituzioni pubbliche dell’intero gruppo criminale facente capo a Mokbel - con ciò che ne sarebbe conseguito per gli interessi (di "affari" parlano i sodali) dell’intera associazione delinquenziale - e non della candidatura della singola persona Di Girolamo Nicola Paolo, emerge incontestabilmente dallo stesso tenore letterale di numerosissime conversazioni che intervengono tra il candidato e Mokbel Gennaro o tra questi ed altri soggetti. Ciò che ricorre sempre è la piena consapevolezza in tutti i sodali coinvolti nella ’costruzionè della candidatura e nella successiva "campagna elettorale" che si tratta della "candidatura" al Senato del "gruppo" e che il Di Girolamo costituisce solo lo strumento per consentire all’intero ’gruppò di fare ingresso dalla porta principale nelle istituzioni dello Stato». «Di contenuto inequivocabile - scrive il Gip - sono alcune delle conversazioni in cui il Mokbel rimprovera aspramente il Di Girolamo per le condotte "sbagliate" da lui tenute in qualche occasione, ricordandogli che non conta nulla, che si sarebbe montato la testa e che sarebbe malato di "senatorite", ed altrettanto chiare ed esplicite sono le risposte del Di Girolamo in alcune conversazioni in cui ammette espressamente che lui è espressione del "gruppo" ed è pronto a tirarsi fuori se lo chiedono».

digirolamo

LE FOTO COL BOSS- 
Per il Gip Di Girolamo "unitamente al Mokbel ed al Colosimo, si è recato in Calabria presso Franco Pugliese, legato alla cosca ’ndranghetista degli Arena, allo scopo di ottenere un appoggio politico, in particolare presso gli emigrati calabresi in Germania, alla sua elezione a Senatore nella circoscrizione Europa". La candidatura di Di Girlamo - scrive ancora il Gip - era "assolutamente strumentale agli interessi del sodalizio". Di Girolamo tira dritto, e si difende dalle accuse. "Non ho mai avuto contatti nè con la mafia nè con la ’ndrangheta nè con la camorra", dice il parlamentare del Pdl. "Sono stato una sola volta ospite in Calabria di un collega per una colazione elettorale e ci sono tornato, successivamente per ringraziare dopo l’elezione".

Il senatore viene però smentito da alcune foto pubblicate sul sito dell’Espresso che lo ritraggono momenti di una cena elettorale, svoltasi nell’aprile del 2008. Nelle foto il senatore è ritratto davanti a una torta insieme ad alcuni sostenitori. In uno scatto Di Girolamo tiene una mano sulla spalla al boss della ’ndrangheta Franco Pugliese. In un’altra foto lo stesso boss è insieme a Gennaro Mokbel, Entrambi gli scatti mostrano i protagonisti abbracciati come vecchi amici, proprio come li descrivono gli inquirenti nelle carte che hanno svelato la colossale frode da due miliardi di euro di cui sono stati protagonisti.

SCAGLIA IN ITALIA- Silvio Scaglia sta rientrando in Italia. E' stato organizzato un volo privato per poterlo far rientrare giovedi' in giornata. Lo rende noto un comunicato. I difensori di Scaglia si sono già messi a disposizione dei magistrati per concordare l'interrogatorio in tempi brevi. "Desidero parlare al piu' presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti - fa sapere Silvio Scaglia - sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata. Si parla di vicende di fatto conclusesi tre anni fa e che ero convinto di aver chiarito a suo tempo". La nota precisa inoltre che "il ruolo di Silvio Scaglia e quello allora di Fastweb non hanno niente a che fare con personaggi, eventi e reati relativi all'indagine di criminalita' mafiosa".

PARISI- Stefano Parisi ribadisce che il suo ruolo in Fastweb non è in discussione: "Per ora - dice - sto lavorando con il Cda di Fastweb e non c'è bisogno di conferma di fiducia". L'Ad ha quindi confermato che "l'assemblea è convocata per il 24 marzo". E ancora: "Non siamo parte lesa ma lesi nella nostra onorabilità. Alle nostre spalle è stata fatta una truffa". "Nessun passo indietro". L'Ad di Fastweb Stefano Parisi ribadisce così l'intenzione di rimanere 'al timone' della società. "Personalmente, penso di non avere alcuna responsabilità", si è difeso Parisi che per questa vicenda è indagato per associazione per delinquere transnzionale pluriaggravata e dichiarazione fedele mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti.

"L'azienda", ha insistito, "ha bisogno di essere gestita: stiamo subendo un violentissimo danno d'immagine. "In questo momento, l'unica cosa che mi sento di fare e' di lavorare per l'immagine dell'azienda". Al termine della conferenza stampa, parlando coi giornalisti, Parisi ha escluso categoricamente di volersi dimettere.

"Io sto qui a difendere la reputazione dell'azienda e la sua posizione sul mercato" ha sostenuto dicendosi completamente estraneo ai reati che gli sono stati contestati. L'a.d. di Fastweb, Stefano Parisi, ha confermato di aver dato la sua "disponibilita' totale" ai magistrati che lo hanno indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma su frode e riciclaggio nel settore delle Tlc. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se avesse avuto contatti telefonici con il fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia, del quale la Procura ha chiesto l'arresto e che attualmente si trova all'estero, Parisi ha risposto di no.

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