Retroscena/ Università, ecco il perché del rinvio
Colpo di scena. La tanto attesa riforma dell'università slitta a dopo il voto di fiducia del 14 dicembre. Il Senato infatti, contrariamente a quanto si immaginava, affronterà il ddl Gelmini solo dopo il Berlusconi day. Ma perché si è arrivati a questa scelta, si chiedono in molti nel Palazzo? Stando a quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti della maggioranza sarebbe una mossa decisa dallo stesso presidente del Consiglio d'accordo con i massimi vertici del Popolo delle Libertà, per tentare di mettere nell'angolo i finiani. Infatti Futuro e Libertà, che ha votato a favore della riforma alla Camera, tiene molto al restiling del sistema universitario.
Perciò, per evitare di mandare tutto all'aria - è la speranza del premier e della maggioranza - le colombe di Fli avrebbero una ragione in più per evitare di far cadere il governo (magari attraverso l'astensione o uscendo dall'aula) tra meno di 15 giorni pena l'addio al ddl Gelmini. E dire addio alla riforma dell'università sarebbe un ulteriore duro colpo per il governo. Un braccio di ferro senza senso, visto anche l'appello della Gelmini: "Subito la riforma, o saltano concorsi e fondi". E il ministro ha ragione.
Cosa salterebbe senza il via libera alla riforma? Non partirebbero i concorsi per i professori associati (4500 in tre anni) infilati nel disegno di legge per provare a placare la protesta dei ricercatori. Non si potrebbero bandire nemmeno i concorsi per i ricercatori, visto che le regole in vigore scadono alla fine del 2010. Non ci sarebbero nemmeno gli scatti di merito che, su proposta del gruppo dei finiani, prenderebbero il posto di quelli di anzianità già cancellati fino al 2013. Insomma, Berlusconi conosce tutte queste difficoltà e ha giocato la carta che può risultare vincente.



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