Retroscena/ Sabrina in carcere pensa ai lacci delle scarpe
Sabrina e Michele, due celle diverse, non molto lontane tra loro, nel carcere di Taranto. Mai così affollato, mai così in vista, mai così pieno di giornalisti che fuori cercano informazioni. "Il carcere è diventato peggio di via D'Aquino (la via principale di Taranto, ndr)", spiega chi ci lavora dentro da tanti anni.
Le disposizioni sono quelle di non far trapelare nulla di quello che succede, delle visite dei medici, degli psicologi. Ma Affaritaliani.it è riuscito ad "entrare" nei segreti del carcere in cui sono rinchiusi i due imputati del delitto di Avetrana, l'omicidio più televisivo, più mediatico degli ultimi anni. Più di Cogne, più di Meredith, più di Garlasco.
Michele e Sabrina Misseri sono guardati a vista, sotto osservazione 24 ore su 24. Ma come passano le loro giornate? "Il signor Misseri dorme, sempre. Tranquillamente, dorme. Quando si sveglia parla dei suoi campi, la sua unica preoccupazione", ci assicura la nostra fonte. Non legge, non scrive, non guarda la tv, non appare preoccupato. Non fa nulla, se non dormire sereno. Viene sottoposto a controlli continui da parte dello specialista psichiatra del carcere, dalla psicologa, dagli assistenti. E resta sorvegliato a vista da parte degli agenti per tutte le 24 ore della giornata "per evitare il compimento di gesti autolesivi". Anche se, pare, il suo stato mentale e di salute non preoccupa gli specialisti. Nei primi giorni di detenzione molti dei carcerati urlavano contro di lui, gliene dicevano di tutti i colori. Poi, più nulla e la situazione è tornata alla normalità.
Sabrina, invece, si trova nella parte femminile del carcere. Non molto distante dal padre (il carcere di Taranto non è grandissimo). E dai racconti di chi "vive" tra le celle anche in questo caso, come è avvenuto per oltre 40 giorni, a Sabrina spetta il ruolo da protagonista anche dietro le sbarre. Sorvegliata a vista h24 come il padre. Ride, dorme spesso anche lei, legge testi leggeri (si è fatta portare un libro di Fabio Volo). Ma la sua vera preoccupazione sono le scarpe. Sì, le scarpe. Una ossessione. Sabrina, infatti, pare non porti le pantofole, nemmeno a casa. Non le ha mai avute.
Usa le scarpe da ginnastica anche appena si sveglia. Ma come è noto, quando una persona viene arrestata, le vengono immediatamente tolti i lacci delle scarpe, per evitare atti autolesionismo o peggio il suicidio. Bene. Sabrina rivuole i suoi lacci, perché le sue scarpe modello Nike alle quali è tanto affezionata, si rovinano senza i lacci. Una questione di moda. E già, perché da qualche anno gli adolescenti usano le scarpe da tennis un po' larghe, non allacciate. I lacci stanno lì, a decorare le scarpe. E Sarina li rivuole, non chiede altro, dietro le sbarre, di riavere indietro i suoi lacci per "ricostruire" le scarpe. Alla cugina Sarah non ha rivolto, mai, nemmeno un pensiero.



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