Più pigri e grassi, diminuisce l'aspettativa di vita
La salute degli italiani, per quanto ancora discreta, si va sgretolando a colpi di cattivi comportamenti. Abitudini sbagliate in fatto di alimentazione, sedentarietà e consumo di alcol in eccesso (soprattutto tra i giovani), che sembrano divenute "normali" agli occhi dei cittadini che, quindi, non si applicano per cambiarle. Male le donne, che perdono terreno, avendo assunto ormai stili di vita un tempo ad esclusivo appannaggio degli uomini. In primis, preoccupa il loro consumo di alcol: sono infatti aumentate le donne adulte (19-64 anni) con consumi a rischio. Una prevalenza passata dall'1,6% del 2006 al 4,9% del 2008. 
Un dato su tutti, l'aspettativa di vita femminile che ha smesso di crescere: basti pensare che negli ultimi 5 anni è aumentata per le donne di appena tre mesi (dagli 84 anni nel 2006 agli 84,3 nel 2010), mentre per gli uomini cresce di sette mesi nello stesso arco di tempo (da 78,4 anni nel 2006 a 79,1 nel 2010). Ecco la fotografia dello stato di salute dell'Italia, scattata anche quest'anno dall'ottava edizione del Rapporto Osservasalute (2010), pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma. Il lavoro è frutto del lavoro di 203 esperti di sanità pubblica che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali. Sulla salute delle donne "esistono ancora rilevanti problemi di prevenzione", ha ricordato la professoressa Roberta Siliquini, ordinario di Igiene all'Università di Torino. "Il dato dell'estensione effettiva dello screening mammografico in Italia, ad esempio, è basso: pari al 62% delle donne che dovrebbero fare la prevenzione, per di più con rilevanti differenze Nord/Sud - spiega l'esperta - e la percentuale di tagli cesarei e' ancora elevatissima (media Italiana sopra il 40%) e tristemente in aumento, malgrado linee guida specifiche ormai diffuse da tempo". "I problemi di salute degli italiani non dipendono solo dalla loro cattiva volonta' che li porta a essere sedentari e poco inclini a corretti stili di vità - ha dichiarato il Professor Walter Ricciardi - bensi' anche dal deteriorarsi, soprattutto nelle regioni in difficoltà sul piano economico (e soprattutto al Sud), di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione. A ciò si aggiunge il problema della chiusura degli ospedali che, sebbene concepita per razionalizzare il sistema, determina però poi la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze".
SEMPRE PIU COCAINA - Continua in Italia il trend di aumento del consumo di farmaci antidepressivi e cocaina. L'aumento dell'utilizzo degli antidepressivi interessa, indistintamente, tutte le regioni, ma quelle del Centro-Nord (in particolare, PA di Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria) risultano avere maggiori consumi rispetto a quelle del Sud (Puglia, Basilicata, Molise). Regioni nelle quali si registra comunque un trend in aumento, tranne che in Sardegna, i cui consumi si avvicinano a quelli delle regioni settentrionali. Una differenza, sostengono gli esperti riuniti presso il Policlinico Gemelli di Roma alla presentazione dei dati, che potrebbe essere spiegata da un diverso utilizzo dei servizi psichiatrici e dai diversi stili di vita. Per quanto riguarda il consumo di cocaina si assiste, dal 2005 al 2007, ad un aumento a livello nazionale e in quasi tutte le regioni, ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano, del Friuli Venezia Giulia e del Lazio, che mostrano un trend in discesa. Ulteriore eccezione, le Marche, regione che mostra, invece, valori stabili al di sotto della media nazionale. In generale, l'accesso ai SerT per consumo di cocaina aumenta dal 2003 al 2007, anno in cui oltre 4 abitanti su 10.000 sono in cura, così come confermato dalle indagini europee che mostrano un crescente aumento nell'abuso di questa sostanza. Le regioni che mostrano valori decisamente sopra la media sono la Lombardia (che mostra i valori pi» elevati nel contesto nazionale) e la Campania. Regioni come Valle d'Aosta, Veneto, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sardegna, pur mantenendo valori al di sotto o leggermente superiori alla media nazionale, hanno visto, negli ultimi due anni considerati (2005- 2007), raddoppiare l'accesso alle cure per dipendenza da cocaina.
PAESE PRIGRO - L'Italia dunque è un paese pigro, vinto dalle cattive abitudini (fumo, alcol) che diventano quasi 'normali' nella percezione comune, e soprattutto un paese grasso. Ogni anno, nel nostro Paese, circa 50.000 decessi vengono attribuiti all'obesità, i cui tassi sono in preoccupante aumento soprattutto tra bambini e adolescenti. Nella penisola oltre un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre circa una persona su dieci è obesa; in totale, il 45,4% della popolazione adulta è in eccesso ponderale. Per quanto riguarda i bambini, la quota complessiva di quelli grassi è del 34%, il 2% in meno rispetto al precedente Rapporto. Tra gli otto e i nove anni sovrappeso e obesità riguardano rispettivamente 22,9% e 11,1% dei bambini, con ampia variabilita' regionale: dall'11,4% di bimbi in sovrappeso nella PA di Bolzano al 28,3% in Abruzzo; dal 3,5% di piccoli obesi nella PA di Trento al 20,5% in Campania. Confrontando i dati con quelli dell'anno precedente (Rapporto Osservasalute 2009), si osserva la tendenza all'aumento delle persone in sovrappeso nella maggior parte delle regioni, senza differenze geografiche; una lieve, ma non significativa, diminuzione si riscontra in Campania e Sicilia. Per quanto riguarda le persone obese, dieci regioni presentano tassi maggiori rispetto allo scorso anno e dieci regioni registrano una minor prevalenza, lasciando il dato medio nazionale inalterato. Nel periodo 2001-2008 la percentuale di persone di 18 anni e oltre in condizione di sovrappeso e obesità è andata aumentando passando, rispettivamente, dal 33,9% nel 2001 al 35,5% nel 2008 e dall'8,5% nel 2001 al 9,9% nel 2008. Rispetto al Rapporto Osservasalute 2009, quest'anno si registra un leggero incremento della quota di persone che svolgono solo qualche attivita' fisica e una conseguente riduzione nella quota di sedentari.
LE REGIONI DISASTRATE - Tre regioni da sole (Lazio, Campania e Sicilia) hanno generato il 69% dei disavanzi accumulati dal SSN nel periodo 2001-2009. In termini pro capite, disavanzi molto significativi si sono generati anche in Molise, Valle d'Aosta, Abruzzo e Sardegna. Solo nel Centro-Nord le regioni (tranne appunto Valle d'Aosta, nonché Piemonte, PA di Trento, Liguria e, nel 2009, Veneto) da alcuni anni chiudono i conti in sostanziale equilibrio, talvolta peraltro solo grazie all'integrazione rappresentata dalle risorse regionali "extra-fondo". Di qui il carattere de facto "asimmetrico" del federalismo sanitario italiano. In linea di principio, tutte le regioni godono di un'ampia autonomia; nei fatti, moltissime regioni (quasi tutte del Centro-Sud) sono state private, almeno temporaneamente, di tale autonomia tramite l'assoggettamento ai Piani di rientro ed, in alcuni casi, il commissariamento. Negli ultimi anni, peraltro, forse proprio per effetto dei Piani di rientro e, più in generale, della maggiore attenzione agli equilibri economico-finanziari nei rapporti tra Stato e Regioni, i differenziali tra regioni pare abbiano cominciato a restringersi.
UN PAESE PER VECCHI - Aumenta la popolazione residente in Italia rispetto al biennio 2007-2008, principalmente perché cresce il numero di immigrati che abita nel nostro Paese. Nel biennio 2008-2009 l'Italia presenta un saldo totale positivo pari a + 6 persone per 1000 residenti per anno. Il numero medio di figli per donna si attesta, nel 2008, a1,4 figli per donna in età feconda, un valore inferiore al livello di sostituzione: ossia quello che garantirebbe il ricambio generazionale che è pari a 2,1 figli per donna. La lieve ripresa (l'anno scorso era 1,373) è imputabile sia alla crescita (specie nel Centro-Nord) dei livelli di fecondità delle over 30 anni, ma soprattutto e all'apporto delle immigrate. Quanto all'età, il 10,3% della popolazione è "anziana" (65-74 anni), il 9,8% è "molto anziana" (75 anni e oltre).
SALUTE DELLE DONNE - Inizia a sgretolarsi anche il dato storico che vedeva le italiane più longeve e più in salute. Negli ultimi cinque anni, l'aspettativa di vita delle donne è aumentata di appena tre mesi (da 84 anni nel 2006 a 84,1 anni nel 2009, 84,3 nel 2010), mentre per gli uomini è aumentata di sette mesi (da 78,4 anni nel 2006 a 78,9 anni nel 2009, 79,1 nel 2010). Le donne sono anche svantaggiate nella lotta ai 'big killer': tumori e malattie cardiovascolari preferiscono il genere femminile. "Una conseguenza - dice la professoressa Roberta Siliquini, ordinario di Igiene all'Università di Torino - legata ai mutamenti comportamentali: si pensi all'abitudine al fumo per la quale pare che le recenti politiche abbiamo avuto uno scarso successo sulle donne (percentuali di ex fumatori del 16% per le donne e 39% per i maschi) ed alla ridotta abitudine a praticare sport (38% uomini vs 24% donne)". A questo si aggiunge la scarsa attenzione alla prevenzione: il 62% fa lo screening mammografico; la percentuale di tagli cesarei è ancora elevatissima (40%).



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