Quando la tragedia è fashion
Di Giuseppe Morello
A Roma un gioco erotico finisce in tragedia e diventa il tetro punto di partenza di un fenomeno di costume: il dibattito sulle pratiche sessuali estreme. Da quando è apparsa la notizia dell'incidente accaduto nel corso di un gioco erotico, in rete, su Facebook e sui giornali si è scatenata la discussione appassionata e a tratti specialistica che vede coinvolti i favorevoli, i contrari, gli osservatori e i praticanti attorno anche a interrogativi di non poco momento come: in queste cose è necessaria la professionalità?
E così in pochi giorni anche chi non ne aveva sentito parlare ha preso dimestichezza con il mondo dei "master and servant", scoprendo acronimi prima ignoti (BDSM) e addottorandosi su pratiche dai nomi esotici e risalenti all'antica cultura giapponese come "shibari" e "kinbaku".
Accanto al dibattito, la triste notizia di Roma sta portando alla luce un mondo tutt'altro che piccolo, fatto di acrobati del sesso, di adepti del dolore che procura piacere. Un mondo che ha i suoi locali, il suo "giro", i suoi forum su internet e le sue pagine sui social network. Un pezzo di Italia che si diverte sessualmente con corde, frustini, borchie, cinghie, manette, con tanto di regole, codici di comportamento e filosofia di vita, e talvolta dandosele di santa ragione.
Un'Italia sado-maso che procura e si procura piacere con l'algolagnia, l'anal worship, l'animal play, il bondage, il bastinado, il pissing e mille altre pratiche che al confronto il sesso tradizionale (lui sopra, lei sotto e poco più) appare mesta ginnastica aerobica.
Finchè c'è il consenso ognuno fa quello che vuole, l'unico rischio è che questa comunità si prenda un po' troppo sul serio, facendo venire alla mente la più bella freddura sull'argomento, con il masochista che chiede "ti prego fammi male" e il sadico che risponde: "no!".



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