Quando la rabbia serve a vivere
Egregi Signori,
provare rabbia può capitare.. è normale. La rabbia è un istinto umano, un sentimento della vita, provarla talvolta e capire il significato, aiuta a vivere, a comprendere la realtà, ad essere in migliore relazione con se stessi e con gli altri. Dannosi sono invece due eccessi: provarla tutti i giorni (cronica); non provarla mai (rimozione, apatia). Vediamoli nel dettaglio.
La Rabbia Cronica (caso più semplice) - Non siamo ancora riusciti a trovare la sua origine, dunque non siamo ancora in grado capirne (ed accettarne) il messaggio, l’insegnamento. Ma siamo sulla buona strada.. perché riconoscere e ammettere di essere rabbiosi è il primo grande passo per risolvere il nostro problema. Basterà dunque continuare ad impegnarsi, trovare tempo per la cura di noi stessi, ed eventualmente farci aiutare da qualcuno in gamba.
Rimozione della Rabbia, Apatia (caso più complesso) – Probabilmente qualcosa ci ha portato lontano da noi stessi, dalle nostre pulsioni vitali, dalla nostra centratura, personalità, serenità, ma invece che prenderne atto abbiamo preferito “ignorare” il nostro decadimento.. spingendo via le sensazioni e situazioni negative (ma non si può fare.. la realtà, anche quella interiore, non si può ignorare!). Perciò per un periodo più o meno lungo della nostra vita abbiamo rifiutato o cercato di rifiutare la rabbia.. di provare rabbia.. per paura (delle conseguenze, delle reazioni, di perdere il controllo, ecc..) per difesa, per ipocrisia o bigottismo, perché ci sembrava una cosa “sbagliata” da provare, per ideologia o qualsivoglia principio e convinzione.
Ma la rabbia c’è, è umana, e serve a vivere.. a capirci, a capire gli altri, il mondo. Quando la rabbia arriva non dobbiamo respingerla ma interpretarla. Imparare a leggerla vuol dire imparare a leggere il proprio animo, la propria identità, e solo così possiamo riuscire a migliorarci.
Quando smettiamo di ascoltarla invece succede che essa si accumula nei serbatoi più nascosti della nostra mente. Ma una volta riempiti.. eccola che esplode devastante e incontrollata! E anche difficile da decifrare perché tutte le rabbie del nostro passato si sono “mischiate” assieme; si può pensare ad esempio ad un minestrone di verdura.. ci si deve mettere allora, con molta pazienza, a filtrare un po’ alla volta quel brodo torbido e multicolore. Scopriremo che dentro non c’è una cosa sola, ma ci sono delle carote, dei fagioli, un po’ di finocchi, ecc.. e quindi dobbiamo rimettere ogni pezzo a suo posto, ogni verdura insieme alle altre del suo tipo. Quando in noi c’è un groviglio di rabbia (accumulata) dobbiamo fare dunque questo lavoro di “ricostruzione” e “ricollocamento” altrimenti rischiamo anche scaricare la rabbia a caso, magari ingiustamente addosso a chi non c’entra o non ha fatto niente. La rabbia dunque va capita attraverso un percorso di intelligenza, ma anche di onestà e coraggio, ed eventualmente “restituire” a chi ti ha fatto del male il pezzo di rabbia che gli spetta, non di più.
Col tempo torneremo ad essere più aperti, sereni e felici, perché quel sentimento troppo ingrossato aveva oscurato tutto il nostro cielo e gli orizzonti, e ci aveva portato a vedere tutto nero un mondo che tutto nero non è.
Di Enrico Barzagli



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