Protesi Pip, il produttore ammette l'inganno. Quelle per pene e pettorali vendute anche in Italia

Venerdì, 6 gennaio 2012 - 09:00:13
protesi seno
Jean-Claude Mas, fondatore della società produttrice delle protesi mammarie PIP - sott'accusa per il rischio rottura e le possibili conseguenze cancerogene - ha ammesso di essere a conoscenza che il prodotto conteneva un gel al silicone non approvato e certificato dalle autorità competenti. Si tratta - ha spiegato agli inquirenti secondo alcuni verbali dell'interrogatorio - di una formula di sua produzione che però "non presenta nessun rischio per la salute", ha detto. "Sapevo che il gel non era certificato. L'ho fatto consapevolmente, perch‚ il gel PIP era più economico e la resa migliore", ha aggiunto Mas interrogato dagli inquirenti un paio di mesi fa. Mars - secondo le stesse ricostruzioni - "diede l'ordine di nascondere la verità all'organo di certificazione tedesco Tuv, anni prima l'immissione sul mercato degli impianti" sotto accusa: "Ho dato l'ordine di coprire tutti i documenti relativi al gel PIP e di far sparire i contenitori che lo contenevano".

PROTESI ANCHE PER TESTICOLI E PETTORALI - Accusata di aver usato silicone industriale e più economico nella fabbricazione delle protesi mammarie, l'azienda francese Pip (Poly Implant Prothèse) fondata da Jean-Claude Mas produceva anche per il pubblico maschile. Citando testimonianze di ex dipendenti, lo scrive il quotidiano 'Le Parisien', spiegando che tali prodotti erano protesi di testicoli al silicone, e falsi pettorali destinati all'esportazione.

PROTESI PER UOMO VENDUTE ANCHE IN ITALIA - Le protesi al silicone destinate a pazienti maschi che la società francese Pip avrebbe prodotto con lo stesso gel industriale, dunque nocivo, usato per quelle mammarie sotto accusa in questi giorni, «sono state commercializzate anche in Italia, ma a oggi è difficile dire quando, dove e come. Per questo, sicuramente ci saranno indagini da parte delle autorità sanitarie del nostro Paese». Lo afferma all'Adnkronos Salute Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia all'Università Federico II di Napoli e segretario generale della Società italiana di urologia (Siu). «Il tumore del testicolo - spiega l'esperto - è il più frequente fra i 20 e i 40 anni. Quindi una fascia d'età giovane, nella quale i pazienti in quasi tutti i casi richiedono la protesi per avere un risultato estetico soddisfacente. Pensiamo a un ragazzo giovane, magari di 25 anni: di certo non è piacevole per lui diventare monorchide. Dunque si ricorre all'impianto di protesi a silicone pieno. E ci risulta che quelle a marchio Pip siano state commercializzate anche nel nostro Paese, dove c'è un caso di tumore testicolare ogni 100 mila abitanti e l'85% dei malati richiede la protesi. Negli anni '70 la mortalità per questa patologia era del 90%, oggi la percentuale si è invertita al 10%

 



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