Processo Eternit/ Il procuratore capo di Torino, Caselli: "Le condanne dimostrano che è cambiata la sensibilità nei confronti della tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini"
di Silvia Alparone

“Il presidente del Tribunale di Torino, Giuseppe Casalbore, ha impiegato più di tre ore per dare lettura dei risarcimenti ad ognuna delle parti offese di questo processo, tutte per reati riconducibili all'amianto. Questo dà la misura dell'impatto sociale del caso Eternit e della mutata sensibilità nei confronti della tutela dei diritti dei lavoratori e di tutti i cittadini”. Giancarlo Caselli, procuratore capo della repubblica di Torino, commenta con Affaritaliani.it la sentenza di condanna a 16 anni di carcere per Stephan Ernest Schmidheiny e Jean Louis de Cartier de Marchienne, gli ultimi proprietari della Eternit.
Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli, in primo grado, di entrambi i reati di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Il verdetto è stato accolto da un lungo applauso nell'aula riservata ai parenti delle vittime e alle delegazioni straniere, di fianco a quella in cui si stava tenendo il processo. “La sentenza di oggi - prosegue Caselli - si aggiunge a quelle del procedimento sulla strage alla Thyssen nell'aprile 2011 e del caso Pirelli lo scorso gennaio, conclusosi con 13 condanne per la morte di 36 dipendenti nella fabbrica di pneumatici di Settimo Torinese: tutte cause piemontesi che insieme dimostrano il nascere di nuova cultura di effettiva tutela dei diritti sul luogo di lavoro. Ma che raccontano anche del lavoro eccezionale dei pool specialistici attivi nelle diverse magistrature italiane, come quello torinese guidato dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello sulle morti sul lavoro, e che oggi, in seguito alla legge che dovrebbe diventare operativa entro il primo semestre di quest'anno, secondo cui i magistrati non possono prestare servizio nella stessa sede per più di dieci anni, rischia di vanificare anni di lavoro e di dissolvere prassi e competenze che sono garanzia di sentenze come quella di oggi a Torino”.
Ai processi già citati si aggiunge ancora il caso Philips sulla morte di 10 dipendenti per esposizione all'amianto nello stabilimento di Alpignano nel luglio 2011, ancora a sottolineare un'attenzione particolare della procura torinese riguardo alle morti sul lavoro, e in particolare sull'amianto, che hanno portato alla sentenza Eternit. Un procedimento che farà scuola, come dimostra anche la foltissima presenza al processo di Torino di un pubblico proveniente da Francia, Gran Bretagna, Belgio, Svizzera, Stati Uniti e Brasile, tutti Paesi in cui l'amianto ha provocato e continua a provocare vittime, anche ad anni di distanza.
E c'è un altra riforma legislativa, secondo il procuratore capo torinese, che getta un'ombra sul risultato della sentenza di oggi, quello relativo alla responsabilità civile dei giudici. “Mi chiedo – commenta Caselli - quanti magistrati in Italia saranno in grado, all'indomani della trasformazione in legge di quell'emendamento, approvato un po' frettolosamente qualche giorno fa alla Camera, di portare a termine serenamente processi difficili come quelli contro colossi del calibro di Thyssen o Eternit”.



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