La Cassazione: tribunali incompetenti. Processi di mafia a rischio
Il tribunale di Termini Imerese (Palermo) ha sospeso e rinviato oggi un processo di mafia (un troncone del "Perseo") e altri ne salteranno nei prossimi giorni, a Palermo e non solo. La Direzione distrettuale antimafia del capoluogo dell'Isola è in allarme ed è già stata convocata una riunione per lunedì 15 febbraio. Il motivo è una sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato l'incompetenza dei tribunali a giudicare il reato di associazione mafiosa, in presenza di alcune aggravanti.
Nei giorni scorsi una decisione analoga era stata adottata dalla quarta sezione del tribunale di Palermo, che aveva sollevato la questione d'ufficio, invitando le parti a dedurre e rinviando un processo contro i boss Nino, Aldo, Salvatore e Giuseppe Madonia. Il rischio di un azzeramento di decine e decine di processi di mafia, "in ogni stato e grado del giudizio", dunque anche già conclusi in appello, magari dopo anni di dibattimento, e' piu' che concreto. La "colpa", paradossalmente, è di una norma antimafia, che ha inasprito le pene per il reato associativo: quando scattano tre aggravanti, previste dall'articolo 416 bis del codice penale, le condanne possono arrivare a 24 e anche a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d'assise. Tutto cio' che eventualmente dovesse essere stato fatto dal tribunale e' destinato ad essere travolto dalla nullita'.
La durezza delle condanne non è un'eventualità teorica: proprio la settimana scorsa i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo hanno avuto 30 anni in uno dei dibattimenti del filone "Addiopizzo", perche' nei loro confronti i giudici hanno applicato la recidiva reiterata e specifica e le aggravanti di essere stati "capi e promotori", di avere costituito un'associazione armata e di avere sfruttato i proventi di attivita' illecite in iniziative economiche. Stessa cosa, nel Gotha, in appello, per i boss Nino Rotolo (29 anni) e Franco Bonura (23). La norma che eleva le pene e' contenuta nel "pacchetto sicurezza", approvato con la legge 125 del 24 luglio 2008. Il mese scorso la Cassazione si è trovata a decidere su una prima eccezione di incompetenza, presentata dai difensori di alcuni imputati di mafia a Catania: i supremi giudici hanno accolto il rilievo e assegnato il processo alla Corte d'assise.
A ruota, la quarta sezione del tribunale di Palermo (la stessa che sta giudicando il generale Mario Mori per favoreggiamento aggravato dall'agevolazione di Cosa Nostra) ha rinviato il processo Madonia senza nemmeno cominciarlo e oggi la stessa cosa e' avvenuta a Termini Imerese, su congiunta richiesta del pm Caterina Malagoli e di alcuni legali, tra cui Nino Caleca e Domenico La Blasca. Nel processo sono imputati Giusto Arnone, Alessandro Capizzi, Giuseppe Ciancimino, Giuseppe La Rosa. Si tratta di una tranche dell'operazione con cui i carabinieri di Palermo avevano bloccato il tentativo di ricostituire la commissione di Cosa Nostra. Ora il rischio di far saltare tutti i processi e di vedere i boss tornare liberi per decorrenza dei termini è altissimo. E in futuro, l'eventuale assegnazione alla Corte d'assise presenta il rischio di ingolfamento ulteriore per una giustizia già lenta. Oltre al fatto di far giudicare reati come quelli di mafia da una maggioranza di giudici popolari, che non sono tecnici e che, soprattutto, in realtà come quelle meridionali, potrebbero essere condizionati e intimiditi. Un ddl diretto ad ottenere questi stessi risultati, l'anno scorso era stato ritirato per le proteste dei pm antimafia. Ma la legge, senza che nessuno se ne fosse accorto, c'era già.



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