Sanaa, l'utopia dell'integrazione

Giovedì, 17 settembre 2009 - 09:02:00

Di Giuseppe Morello

Nella nostra miopia ci siamo convinti che il problema principale dell'immigrazione siano gli sbarchi, la microdelinquenza e la clandestinità. Poi accade che un padre marocchino uccida a coltellate la figlia perché contrario alla sua relazione con un italiano e all'improvviso capiamo che il problema gigantesco che abbiamo non è fermare l'immigrazione (programma vasto quanto l'abolizione dei cretini, secondo la celebre battuta di De Gaulle) ma capire cosa succede nell'incontro tra culture e mentalità differenti, soprattutto quando questo incontro riguarda dolorosamente le seconde generazioni di immigrati.

Nel caso della ragazza uccisa, così come accadde a Hina, il problema riguarda giovani combattuti tra le inclinazioni della cultura occidentale nella quale sono cresciuti e la fedeltà a genitori a cui sono affettivamente legati.
Il nostro atteggiamento verso queste situazioni oscilla spesso tra l'indifferenza e l'agnosticismo culturale del tipo: non abbiamo diritto di giudicare mentalità diverse dalla nostra, le culture si equivalgono. Come se questo bastasse a lavarci la coscienza. E invece dovremmo essere in grado di coniugare un solidale spirito di accoglienza con un'intransigenza irremovibile su alcuni valori di fondo, senza vergognarci di affermare con orgoglio che riguardo alla libertà e al rispetto degli individui la cultura occidentale è decisamente superiore a quella islamica. Avremo tanti difetti ma non uccidiamo un figlio perchè frequenta persone che non ci piacciono. E se accade non lo riteniamo normale.

E per favore risparmiateci la tiritera sulle società arcaiche dense di valori a fronte delle nostre ormai alla deboscia. Innanzitutto perchè è una sciocchezza, e poi perchè con la scusa dei valori spunta sempre fuori qualcuno che vuol decidere per noi chi dobbiamo frequentare, che vita dobbiamo fare, come e quando fare sesso. La libertà resta un valore, ed oggi con la morte della ragazza marocchina piangiamo una vittima dei presunti valori e una martire della libertà.
giuseppe.morello@affaritaliani.it

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