Pillola abortiva, Silvio Viale ad Affari: "Finalmente. 29 morti? Non sono niente"

Venerdì, 31 luglio 2009 - 10:35:00

Silvio Viale
Silvio Viale
Dopo l'ok dell'Aifa alla vendita in Italia della pillola RU486 Affaritaliani.it ha intervistato Silvio Viale, ginecologo del Sant'Anna di Torino, padre della pillola nel nostro Paese. Dal 2001 lotta perché la pillola venisse introdotta e venduta. E' stato il radicale torinese ad avviare anni fa la sperimentazione dopo il parere favorevole del Comitato Etico della Regione Piemonte.

 Il 29 gennaio 2001 richiese al suo Ospedale la
possibilità di attuare aborti con la RU486 e che nel settembre 2005, primo in Italia, iniziò a somministrare la pillola abortiva alle donne.

Dottor Viale, una vittoria personale.
"Finalmente. Certo se si fosse trattato di un altro farmaco, come la prostata, non avremmo dovuto aspettare 20 anni. Si sarebbe dovuto decidere circa 20 anni fa, quando la clinica Mangiagalli di Milano conduceva gli studi con l'Organizzazione mondiale della sanità, o 10 anni fa quando il farmaco è stato registrato dagli altri paesi europei".

Aborto sì, aborto no, una discussione senza fine...
"Non si tratta di essere a favore o contro, ma parliamo di una evoluzione scientifica e innovativa per quanto riguarda la interruzione di gravidanza.

E' un farmaco pericoloso? Rimane l'ombra di 29 decessi. Donne morte dopo l'assunzione della pillola RU486?
"Non è assolutamente pericolosa. E 29 decessi sono nulla. Non sono un problema per nessun farmaco. In America ogni anno sono segnalate 50 persone morte per assunzione di aspirina. Ogni farmaco ha una mortalità molto maggiore in 20 anni. Tanto più che si tratta di segnalazioni, e non c'è necessariamente un nesso di causalità. E dobbiamo anche dire che la gravidanza in Italia porta 60 morti l'anno. Cioè la gravidanza fa più morti dell'aborto".

Quindi?
"Paradossalmente. Non avrei dubbi a consigliare l'aborto al posto della gravidanza. Sono solo polemiche strumentali per chi teme che la donna con la Ru486 possa essere più autonoma e abbia una possibilità maggiore di decidere su se stessa, sull'aborto e sulla sua vita. Non siamo più negli anni 70. Oggi l'aborto è un incidente di percorso, può avvenire a 18 anni come quando si è già madri".

Polemiche inutili quindi, secondo lei?
"Sì perché si tratta semplicemente di uno strumento in più in mano al medico. Funziona in tutti i paesi occidentali. Non capisco perché solo in Italia dovremmo concludere che hanno sbagliato tutti quanti".

Come risponde al Vaticano che parla di scomunica?
"La scomunica c'è già, per tutte le donne che hanno già abortito. E comunque non mi riguarda. Io sono battezzato, sposato in chiesa, ma..."

La pillola, secondo quanto deciso dall'Aifa, potrà essere somministrata non oltre la settima settimana, negli altri paesi nove. Che vuol dire questa differenza?
"Si sono scatenate già diverse ipotesi. Come ad esempio l'ipotesi che l'assunzione avviene solo in ospedale e che la donna deve rimanere in ospedale come se fosse una prigione".

E non sarà così?
"No, l'Aifa ha dato solo delle raccomandazioni e non poterebbe essere diversamente. La legge è superiore all'Aifa. E la normativa  dice che l'interruzione di gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico ginecologico presso un ospedale generale. Non dice che l'espulsione del feto deve avvenire in ospedale. E' ovvio che la donna torni a casa".

Ma l'Aifa dice il contrario? E cioè che la donna rimanga in ospedale fino alla certezza dell'avvenuto aborto.
"Sono disposizioni anacronistiche. L'Aifa ha fatto bene a dare indicazioni. Il day ospital è un ricovero a tutti gli effetti. Ma se si pensa che la donna sarà trattenuta in ospedale no, non sarà così. Anche perché la donna direbbe che vuole dimettersi volontariamente".

Benedetta Sangirardi

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