Il padre che uccide lo stalker della figlia? E' legittima difesa
Se fossi un giudice assolverei quel padre che ha ucciso il tormentatore della figlia, già condannato per stalking, che per anni ha picchiato la sua vittima, e che non si rassegnava a lasciarla in pace. I giornali hanno parlato di spedizione punitiva, il Tg3 di vendetta. A me pare si tratti di legittima difesa.
E' vero, l'offesa non è stata contemporanea all'aggressione, ma come può una donna difendersi dal suo tormentatore? Rivolgersi alla giustizia? Per che cosa? Per una condanna a vita, così che il tormentatore non possa più nuocerle, e magari ucciderla come troppo spesso avviene nel nostro religioso paese? Non è possibile, la legge non lo permette.
E allora? Allora due sono le cose: o bisogna fare ciò che ha fatto quel padre, o la vittima deve rassegnarsi a subire malatrattamenti per tutta la vita, col rischio che un giorno il carnefice la uccida. Questo, fino a che non si riesca a cambiare la mentalità degli uomini. Riguardo alla rassegnazione della vittima, mi torna alla mente uno dei meravigliosi messaggi della Madonna di Medjugorie: "Mi domandate di quella donna che vorrebbe lasciare il marito perché la fa soffrire. Io dico: resti con lui e accetti la sofferenza. Anche Gesù ha sofferto" (29 agosto 1981). Una falsa Madonna, ovviamente.
Di Renato Pierri



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