Processo Perugia, il pg: "Confermare 30 per Rudy Guede"
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RUDY: CHIEDO SCUSA ALLA FAMIGLIA, MA NON HO UCCISO MEREDITH - Voglio che la famiglia di Meredith Kercher sappia "che io non ho né violentato né ucciso la loro figlia e che non sono io quello che le ha tolto la vita". Ad affermarlo in aula Rudy Hermann Guede, che ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d'assise d'appello che sta valutando il suo ricorso contro la condanna a 30 anni inflittagli in primo grado per l'omicidio di Meredith Kercher. L'ivoriano ha voluto far arrivare alla famiglia di Meredith il suo messaggio rivolgendosi ai legali dei genitori di Mez, gli avvocati Francesco Maresca e Serena Terna, presenti oggi in aula.
"L'unica cosa di cui la mia coscienza dovrà rispondere e per la quale nessun tribunale potrà assolvermi - ha detto ancora in aula Rudy - è di non essere riuscito a salvare Meredith". Ha parlato a lungo Rudy davanti alla Corte ribadendo la sua innocenza e ricostruendo passo passo la vicenda: dalla sua conoscenza con Meredith, alla sera del delitto, fino alla partenza per la Germania e il suo arresto. In particolare, in riferimento alla notte in cui la studentessa inglese è stata uccisa, l'ivoriano ha raccontato che Mez, quella sera, si lamentò per un ammanco di soldi che lei imputava ad Amanda Knox (l'americana accusata insieme a Raffaele Sollecito dell'omicidio di Meredith Kercher, ndr).
IL MOMENTO DELL'OMICIDIO - Poi il racconto del momento dell'omicidio: "mi trovavo in bagno quando sentii suonare il campanello - ha proseguito Guede - ho sentito Amanda e Meredith che discutevano per quella mancanza di soldi e ho udito pronunciare la frase 'dobbiamo parlare'. Per me si trattava di una normale discussione tra due ragazze che vivono nella stessa casa. Non ho dato quindi peso alla cosa e mi sono messo ad ascoltare la musica. Ho sentito un urlo fortissimo e mi sono allarmato. Mi sono precipitato per andare a vedere cosa era successo e ho visto una sagoma maschile. Ho poggiato la mia mano sinistra sulla sua spalla destra ma questa persona si è girata cercando di colpirmi. Sono indietreggiato fino al salotto e questa persona ha pronunciato la frase: 'andiamo via c'è un nero in casa'". L'ivoriano ha quindi riferito di aver sentito il calpestio di più persone nel piazzale antistante la casa ed aver intravisto dalla finestra la sagoma di Amanda Knox. "Io non ho niente da nascondere - ha detto ancora Rudy -. Non sono un bugiardo. Se chiudo gli occhi vedo ancora tutto rosso dappertutto e ho tante domande per le quali non ho ancora una risposta".



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