Perugia/ "Dna sul coltello? Non è di Meredith"

Mercoledì, 29 giugno 2011 - 20:00:00

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Non è certo che sia di Meredith Kercher la traccia di dna trovata sul coltello ritenuto dagli inquirenti l'arma del delitto della studentessa inglese. Lo scrivono i periti genetico-forensi nominati dalla Corte d'Assise d'Appello di Perugia nel processo contro Amanda Knox e Eaffaele Sollecito, che stanno scontando 25 e 26 anni di reclusione per il delitto al quale si proclamano comunque estranei. Non solo. Gli esperti sottolineano che "non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo e di protocollo internazionali di raccolta e campionamento del reperto".


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"POSSIBILE CONTAMINAZIONE" - Dubbi anche sulla perizia generica relativa al gancetto di reggiseno indossato da Meredith Kercher quando venne uccisa. Non si può escludere, si legge ancora nelle conclusioni della perizia depositata in mattinata, che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione ambientale e/o di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione" del reperto.



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LE PERIZIE SUL COLTELLO- Riguardo gli accertamenti sulla lama del coltello i periti sottolineano che "non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato alla vittima Kercher Meredith poiche' il profilo genetico, cosi' come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati". Inoltre, sempre secondo quanto scrivono i periti a proposito della traccia sulla lama del coltello "non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica". "Dai tracciati elettroforetici esibiti - scrivono sempre i periti sulla stessa traccia - si evince che il campione indicato era un campione low copy number (Lcn) e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla comunita' scientifica internazionale". Poi, sempre secondo i periti, "non sono state seguite le procedure iniziali di sopralluogo e di protocolli internazionali di raccolta e campionamento del reperto. Infine, sempre in riferimento alla lama del coltello, secondo i periti "non si puo' escludere che il risultato ottenuto dalla campionatura possa derivare da fenomeni di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici eseguite".

IL GANCETTO DEL REGGISENO- Per quanto riguarda il gancetto del reggiseno, sul quale era stato rinvenuto il dna di Raffaele Sollecito, i periti non ritengono gli accertamenti attendibili poiche': "non sussistono elementi scientificamente probanti la presenza di presunte cellule di sfaldamento sul reperto". Inoltre, scrivono, "vi e' stata una erronea interpretazione del tracciato elettroforetico" sia sugli "STRs autosomici" sia di quello relativo "al cromosoma y". Come per la lama del coltello, poi, per i periti non sarebbero state seguite le procedure internazionali di sopralluogo, raccolta e campionamento. Infine, i periti sottolineano che "non si puo' escludere che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione ambientale e/o di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione di detto reperto".

 

LE ACCUSE DI GUEDE - Martedì Rudy Guede, che è a sua volta imputato per l'omicidio e per quello condannato a 16 anni con patteggiamento, aveva detto di assumersi «la responsabilità di quello che ho scritto ed oggi ho detto: ho sempre pensato che quell'uomo che vidi nella casa di via della Pergola la sera dell'omicidio fosse Raffaele Sollecito». Lo stesso Sollecito aveva replicato: «Guede non mi ha mai visto e conosciuto - ha affermato in aula Sollecito - non so come sia arrivato a queste accuse nei miei confronti. Rudy ha sempre detto ai suoi amici durante il suo periodo di latitanza in Germania, di aver visto un'ombra maschile e ha aggiunto che Amanda non c'era. Io e Amanda non siamo quelle ombre».

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