Pedofilia/ Il Papa non testimonierà. Il legale del Vaticano: "Non è il capo dell'azienda"
L'infedeltà dei suoi membri è una cosa peggiore delle persecuzioni che subisce la Chiesa. Lo ha affermato Benedetto XVI, non citando direttamente lo scandalo della pedofilia, durante l'omelia della messa celebrata nella basilica vaticana nella solennità dei santi Pietro e Paolo. «Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che, come aveva preannunciato il Signore Gesù non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni», ha detto il Papa nell'omelia. «Queste però - ha aggiunto - malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l'integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto». 
LA CITAZIONE - Citando l'apostolo Paolo, Benedetto XVI ha fatto cenno «ad alcuni problemi di divisioni, di incoerenze, di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa», e anche agli «atteggiamenti negativi che appartengono al mondo e che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio, attaccamento al denaro, eccetera». Sempre facendo riferimento ai testi paolini, il Papa ha comunque aggiunto che «vi è una garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali spirituali e morali, che possono intaccarne l'autenticità e la credibilità».
NON TESTIMONIERA'- "La tesi che il Papa possa essere chiamato a testimoniare è assolutamente infondata". Lo afferma l'avvocato della Santa Sede Jeffrey Lena, in un colloquio con La Stampa, a proposito del pronunciamento della Corte Suprema americana che ieri ha rinviato a un tribunale dell'Oregon la decisione se il Vaticano debba essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili.
"La Corte Suprema - sottolinea - ha deciso che non è pronta per affrontare la questione specifica che abbiamo sollevato alla sua attenzione", ovvero lo "scopo dell'impiego" che unisce la Santa Sede ai singoli preti in tutto il mondo. Secondo Lena, "non vi è un rapporto di lavoro dipendente" fra il prete e il Vaticano, "perchè la Santa Sede non paga il salario dei preti nè garantisce loro i benefici previdenziali, come non esercita alcun tipo di controllo quotidiano sul loro operato, a differenza di quanto avviene da parte di diocesi e ordini"



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