Preti pedofili/ Don Di Noto ad Affari: "Finalmente nella Chiesa è passato il principio della collaborazione con l'autorità civile. Ma attenzione all'efebofilia. Più selezione nei seminari"

Mercoledì, 8 febbraio 2012 - 13:37:00

Di Antonino D'Anna

Mano dura del Vaticano sui preti pedofili, che saranno colpiti dal diritto canonico anche in caso di pedopornografia online. La collaborazione con le autorità civili, nel caso di presunti abusi del clero "è un'idea ormai pacifica per tutti i vescovi, anche se ancora molti devono capire che l'abuso non è un'attività pruriginosa del religioso pedofilo, ma un reato e peccato gravissimo che non può essere scusato o 'naturalizzato'". Parola di don Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore dell'Associazione Meter (www.associazionemeter.org) che parla con Affari a margine delle sessioni del Simposio "Verso la guarigione e il rinnovamento" in corso alla Pontifica Università Gregoriana di Roma. Il sacerdote siciliano, invitato alla tre giorni in qualità di esperto, anticipa ad Affari le linee guida che saranno adottate dalla Chiesa per combattere la piaga dell'abuso sessuale. E domani si farà ancora più selezione e prevenzione nei seminari.

ECCO L'INTERVISTA

Don Fortunato, come procede il Simposio? C'è attenzione?

"La cosa sorprendente è vedere la Chiesa come cattolicità, qualcosa di globale per una soluzione globale al problema. C'è un clima di grande collaborazione, ma anche di grande smarrimento perché spesso si capisce che il problema c'è ma non si capisce come affrontarlo nelle sue sfaccettature. Anche perché ho dovuto più volte chiarire che cosa sia l'abuso sessuale, che va configurato e compreso anche a livello giuridico canonico perché molto spesso non siamo davanti a preti pedofili ma efebofili, che desiderano sesso con gli adolescenti. Bisogna insomma trovare un linguaggio e una procedura comune, cosa che si sta cercando di fare. Sono state dettate le linee che i vescovi dovranno adottare e rispettare nelle diocesi, già è sufficiente. Qui si sta puntando sull'abuso sessuale da parte dei religiosi e nei workshop si è comunque ribadito che l'impegno per la protezione dei bambini dall'abuso sessuale - l'ho ripetuto più volte nei miei interventi - non solo da quello dei sacerdoti ma anche esterno, nella società".

Che cosa prevedono le linee guida?

"A livello mondiale, dall'Australia al Belgio, dal Sudafrica all'America Latina, sono state già date risposte molto efficaci anche perché in questi paesi si lavora alla soluzione del problema da almeno dieci anni e hanno una visione molto più globale, spirituale, del fenomeno dell'abuso sessuale da parte del clero. Le linee guida mettono al primo posto la protezione dei bambini: da questo si sviluppa l'aspetto della necessità di aprire un centro, commissione, gruppo che in ogni Diocesi sarà coordinato dal vescovo per l'ascolto della vittima. Si dettano procedure canoniche di verifica, sul fronte del diritto canonico si è lavorato moltissimo. Si è affermato il dovere di collaborazione con l'autorità giudiziaria, secondo la legge civile presente nel paese".

Insomma, è passata l'idea della collaborazione con l'autorità giudiziaria.

"Sì, questo è pacifico: bisogna collaborare con l'autorità giudiziaria del paese. Evidentemente, però, si mette anche in conto la legislazione civile. Mi spiego meglio: un conto è la collaborazione con paesi come gli USA o l'Italia, dove c'è una legislazione molto sviluppata, e altri - tipo l'India o la Cina o il Centrafrica - in cui non c'è una legislazione sviluppata. Bisogna capire che se l'intenzione globale è quella di collaborare con le autorità dei vari stati, vi sono alcune nazioni che però non si sono adeguate alla possibilità di collaborare con la Chiesa. Non so se mi spiego".

Che si pensa di fare in questi casi?

"Dal punto di vista canonico, le direttive date ai religiosi e vescovi sono chiarissime. Non credo che ci sia qualcuno che le vorrà interpretare. Sì, c'è ancora bisogno di un cammino, una scrematura, molti vescovi si devono ancora convincere del fatto che l'abuso sessuale non è una pruriginosa attività da parte del prete pedofilo: è un peccato gravissimo, un reato gravissimo e non può essere giustificato o 'naturalizzato'. Le norme ora condannano anche la pedopornografia, colpendo il religioso che in Rete commercia o detiene questo materiale. C'è una forte attenzione, insomma: un brasiliano stamattina segnalava che nel clero sono più presenti, in percentuale, efebo fili anziché pedofili. Questo forse ci spinge anche a ripensare e capire bene come formare i futuri sacerdoti. Capire il discernimento, l'accompagnamento dei seminaristi anche con l'aiuto di psicologi. È questa la nuova sfida".

 



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