Pediatri solo fino ai 6 anni. "Folle, il governo abbandona i bambini"

di Lorenzo Lamperti
"E' una vergogna". Giuseppe Mele, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, non usa mezzi termini in un'intervista ad Affaritaliani.it: "La proposta di riordino delle cure primarie è una pazzia". I bambini dai 6 anni in su, e non più 14, andranno in cura ai medici degli adulti: "Ma loro non se ne sono mai occupati. Gli altri usano il nostro sistema pediatrico come esempio e noi che cosa facciamo? Mandiamo tutto all'aria".
Quali conseguenze sugli adolescenti? "Verranno abbandonati, proprio nell'età in cui hanno più bisogno dell'aiuto di uno specialista. Si lasciano a metà le nostre lotte contro l'eccessiva ospedalizzazione infantile e la cattiva alimentazione". Pronti alla protesta? "Il 4 febbraio abbiamo il nostro congresso nazionale. Faremo sentire al Palazzo la nostra indignazione in tutte le forme possibili e immaginabili".
L'INTERVISTA
Secondo la proposta di riordino delle cure primarie del ministro della Salute Reanto Balduzzi, al compimento del settimano i bambini saranno trattati dai medici degli adulti. Qual è la vostra posizione in merito?
"La nostra posizione è molto chiara: questa è una follia. E' un'assoluta pazzia rispetto a quanto emerge dai dati dei quali siamo in possesso. La capillarizzazione della pediatria c'è ed è in atto senza nessuna sbavatura in tutte le regioni. L'età pediatrica va dai 0 ai 18 anni anche se in Italia da 0 a 14 anni. Attualmente assistiamo oltre otto milioni di famiglie senza nessun problema particolare. Sì, in alcune zone c'è meno diffusione di pediatri però da nessuna parte si presenta una situazione critica. L'assistenza è garantita ovunque. Non è possibile limitare la pediatria solamente fino ai 6 anni. Il bambino non può rimanere senza una figura di riferimento specializzata soprattutto nell'età dell'adolescenza, quando avviene lo sviluppo. E questo deve essere controllato da chi ne ha competenza. E decidono una cosa del genere proprio in un momento in cui gli adolescenti soffrono di tutta una serie di problemi, come l'abuso di alcol. Molte altre nazioni, come Grecia, Spagna, Inghilterra e anche gli Usa di Obama, prendono il nostro sistema pediatrico come riferimento dal punto di vista organizzativo. E noi che cosa facciamo? Lo smantelliamo e mandiamo tutto all'aria".
I medici degli adulti non sarebbero in grado di occuparsi dei bambini dai 7 anni in su?
"Ma loro non si sono mai occupati dei bambini... Questa decisione lede un principio costituzionale: ogni bambino, come ogni essere umano, ha diritto alla migliore assistenza. E per i bambini la migliore assistenza è quella di uno specialista, cioè di un pediatra".
Il professor Ricciardi dell'Università Cattolica di Roma ha criticato il provvedimento e ha parlato di 'eccessiva ospedalizzazione dei bambini'...
"Ma certo, questo è un tema molto importante. I pediatri contribuiscono a ridurre l'ospedalizzazione dei bambini. Stiamo riducendo sempre di più le malattie infettive, poi ci occupiamo di tanti problemi sociali perché le famiglie stanno cambiando e i bambini hanno bisogno di aiuto, non di essere abbandonati. In Italia c'è una grande diffusione di cronicità, bisogna affrontarle insieme agli specialisti. Guardi, davvero, è vergognoso quello che è uscito da questo tavolo tecnico del governo".
E' vero che i bambini italiani sono sempre più grassi e sedentari?
"E' verissimo, è un'altra delle patologie che stiamo combattendo. E adesso che cosa fanno? Vogliono farci lasciare questa lotta a metà, non ha senso. Io spero che il ministero prenda subito una posizione forte e autorevole a proposito di questo tavolo tecnico e ascolti quello che stiamo dicendo. Siamo pronti a rivedere i nostri rapporti e gli inserimenti nelle zone più sprovviste di pediatri. Ma siamo anche disponibili a prendere in mano la formazione post-laurea, perché in molte regioni non c'è buona organizzazione da questo punto di vista".
Sono previste forme di protesta?
"Sì, noi il 4 febbraio abbiamo il nostro consiglio nazionale e decideremo tutte le forme possibili e immaginabili per far arrivare al Palazzo forte e chiaro la nostra voce e la nostra indignazione".


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