Parolisi resta in carcere. Walter Biscotti ad Affari: "Ricorreremo in Cassazione". Ecco la difesa di Parolisi

Martedì, 23 agosto 2011 - 13:00:00

LEGGI LA MEMORIA DIFENSIVA DI PAROLISI (PdF INTEGRALE)

Resta in carcere, al "Castrogno" il caporalmaggiore dell'Esercito Salvatore Parolisi, accusato dell'omicidio della moglie 29enne Melania Rea, di Somma Vesuviana (Napoli), avvenuto il 18 aprile scorso nel bosco delle "Casermette" di Ripe di Civitella del Tronto. Lo ha deciso il tribunale del riesame de L'Aquila, riunito ieri, confermando l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Teramo, Giovanni Cirillo, lo scorso 2 agosto.

PERICOLO DI INQUINAMENTO PROVE- Nell'ordinanza di 23 pagine con cui i giudici respingono la richeista di scarcerazione i magistrati spiegano che "il quadro indiziario non cambia nonostante le tesi della difesa", che ieri aveva presentato una nuova corposa memoria.

Già nell'ordinanza del gip Giovanni Cirillo veniva sottolineato di come il caporalmaggiore indagato per la morte della moglie avesse compiuto, nel periodo compreso tra fine maggio e giugno, atti finalizzati a inquinare le prove. Un esempio è il cellullare che Parolisi nascondeva in un campetto di calcio, un telefonino con il quale aveva continuatio a intrattenere contatti con la soldatessa-amante Ludovica. L'ordinanza che nega la revoca della custodia cautelare nel carcere di Teramo è stata depositata alcuni minuti fa e sarà presto comunicata ai difensori di Paroli, Biscotti e Gentile, oltre che ai pubblici ministeri Rosati e Aloisi. A questo punto la difesa del caporalmaggiore non può che impugnare il provvedimento in Cassazione.

IL LEGALE BISCOTTI AD AFFARI: "RICORREREMO IN CASSAZIONE"- Dopo la decisione del tribunale del riesame de L'Aquila di non scarcerare Salvatore Parolisi, accusato dell'omicidio della moglie 29enne Melania Rea, Walter Biscotti, legale del caporalmaggiore, sceglie il quotidiano Affaritaliani.it per rivelare il modo  in cui opererà la difesa: " Ora la prima cosa da fare è leggere le motivazioni. Poi ricorreremo in Cassazione".

LA RICOSTRUZIONE- Il caporalmaggiore, dunque, davanti al tribunale del riesame ha ribadito con forza di non aver ucciso la moglie Melania. I suoi avvocati, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, si sono detti "soddisfati di come sono andate le cose", senza aggiungere ulteriori dettagli. Poco prima che lasciassero il palazzo di giustizia, dall'aula era uscito Parolisi che, accompagnato da una decina di agenti di polizia giudiziaria, è risalito sul furgone per tornare al carcere di Teramo.



LE IMMAGINI

LA MEMORIA DIFENSIVA- Tre i punti chiave della memoria difensiva da 150 pagine presentata da Salvatore Parolisi e riguarderebbero l'ora della morte, le tracce del Dna e le celle telefoniche.

ORA DELLA MORTE- Tra gli altri punti cardine della difesa, in particolare, sarebbero contestati i risultati dell'autopsia sul corpo di Melania soprattutto per quanto riguarda l'ora della morte, giudicata dai legali di Parolisi troppo ritagliata sulle tesi dell'accusa, le tracce di dna di Salvatore rilevate sulla becca di Melania, che secondo la consulenza del genetista Emiliano Giardina non sarebbero dirimenti, in quanto potrebbero risalire anche a orep rima dell'omicidio.

ESAME DEL DNA-
Il punto qualificante della difesa riguarda il Dna. Secondo i legali tutti gli sforzi degli inquirenti si sono concentrati solo sul profilo di Parolisi mentre sono state trascurate altre tracce, delle quali non si è mai sentito parlare. Sul corpo di Melania sono state trovate tracce biologiche riconducibili a sei profili maschili, mai approfonditi, e altre tracce miste. Inoltre, secondo la difesa, non è stato analizzato fino in fondo il Dna femminile trovato sotto l’unghia.

CELLE TELFONICHE- Il terzo interrogativo riguarda le celle telefoniche. Secondo gli avvocati non si può affermare con certezza assoluta che il telefono di Melania prendesse solo in corrispondenza del monumento dei caduti di Colle San Marco, così come sostiene l’accusa per collocare con precisione la donna. Inoltre, sempre secondo la difesa, è strano che per un presunto guasto tecnico la procura sostenga che non è possibile tracciare l’utenza in uso a Parolisi nell’ora presunta dell’omicidio. Se si fosse indagato di più si sarebbe scoperto che il telefono di Parolisi era nella zona di Parco di Colle San Marco, come da lui sempre sostenuto.

I PERITI- Il collegio della difesa di Parolisi si avvale di tre esperti. Tra di loro c'è anche il medico legale Lorenzo Varrete, consulente del gip di Vigevano per l'omicidio di Chiara Poggi. L'esperto nel 2009 smontò la superperizia della Procura demolendo l'impianto accusatorio contro Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi considerato l'assassino della ragazza.

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