La taglia 42 della dignità

Giovedì, 2 febbraio 2012 - 11:51:00

Di Gianni Pardo

L’Air Italy è confluita nell’aviolinea Meridiana e alle hostess di quest’ultima compagnia si è chiesto di conformarsi alle norme dell’altra per quanto riguarda le divise. In particolare si chiede loro di indossare taglie 40/42. Come dire di essere magre quasi come indossatrici. E dal momento che, come fanno notare le interessate, l’età media di queste lavoratrici d’alta quota è di quarantadue anni, si comprende benissimo che, come scrivono, “l'adozione dell'uniforme Air Italy risulta poco consona a un tale profilo anagrafico”. C’è un’età in cui anche le amiche e gli amici che eravamo abituati a vedere magri come chiodi cominciano a mettere qualche chilo in più.

Le hostess non hanno torto: non mangiare quando si ha fame e si ha cibo a volontà è un supplizio: esattamente quello di Tantalo. Dove hanno torto, invece, è quando scrivono che il nuovo regolamento è “altamente lesivo della dignità femminile, marcatamente sessista e discriminatorio”. Qui non ci siamo proprio.

Se un pilota bianco viene preferito a uno nero o a una donna - che magari sono più bravi di lui - si sarà attuata una discriminazione razzista o sessista. Ma ci sono casi in cui la discriminazione è naturale. Se si deve assumere una ballerina di pole dance (quello stupido spettacolo in cui una donna seminuda si contorce facendo finta di amoreggiare con un palo) è tutt’altro che indifferente che sia giovane o vecchia, ben fatta o grassa. E a fortiori non può ambire a quel posto un uomo di mezza età. Analogamente chi vorrebbe pompieri obesi, autisti di autobus miopi come talpe o corazzieri alti un metro e cinquanta?

Ciò che le hostess e ormai quasi tutti dimenticano è che il lavoro, contrariamente a quanto si dice, non nobilita l’uomo. Anzi tendenzialmente lo avvilisce a strumento per un risultato. Il lavoro è quel contratto che ci dà il pane, e magari il companatico, ma col quale vendiamo a qualcun altro una parte del nostro tempo, dei nostri muscoli, della nostra intelligenza e perfino della nostra dignità. Il muratore, il portabagagli e il pugilatore professionista sono persone che, biblicamente, si guadagnano il pane “col sudore della fronte”. E nessuno ama sudare per lo sforzo. L’avvocato, il giornalista, il medico vendono la loro cultura e la loro intelligenza. E tutti rispondono ai loro superiori, cui devono obbedienza e rispetto, anche quando non ne hanno affatto voglia, oppure ai clienti, non meno temibili dei superiori. Il cameriere deve dare ragione al cliente capriccioso e chiedere scusa anche se non è colpevole di nulla; e deve cambiare una bottiglia di vino perfetta perché, secondo quel signore che deve fare bella figura con la ragazza, “sa di tappo”. Dov’è finita, in tutti questi casi, la dignità? Quel cameriere ha solo la scelta fra compiacere il cliente o mandarlo al diavolo e perdere il lavoro.

Della vera dignità si fruisce quando non si ha bisogno di lavorare. In quel caso anche il più insignificante degli uomini può assumere atteggiamenti orgogliosi e mostrarsi suscettibile per ogni attentato alla sua sensibilità. Chi invece deve lavorare per vivere ha diritti limitati perché è obbligato a rendere un servizio (parola che etimologicamente ha a che vedere con la schiavitù) a chi gli paga il salario. E per cominciare non ha il diritto né di arrivare in ritardo né di andarsene prima dell’orario stabilito. Ché anzi a volte è anche obbligato a fare degli straordinari.

Lasciamo da parte la dignità teorica e occupiamoci di impedire che il “padrone” approfitti della sua posizione di forza per abusare del lavoratore dipendente. Sosteniamo magari le hostess della Meridiana, ma non in nome della dignità: basterà dire che la pretesa di avere una taglia 40/42 quando si è tra i quaranta e i cinquant’anni è eccessiva. Quasi inumana. Ma non è inumana la pretesa che le hostess abbiano un aspetto più gradevole di quello di un’infermiera grassa e cinquantenne, come non è inumano pretendere che quell’infermiera grassa e cinquantenne faccia anche lei i suoi turni di notte, perché questo richiede il mestiere.

Quando si tratta di espurgare pozzi neri dalla mattina alla sera - e c’è chi deve farlo - è difficile avere una profumata dignità del lavoro. Meglio lasciare da parte la retorica e cercare di difendere i lavoratori da quegli abusi che sono contemporaneamente gravi ed evitabili.

giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it



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