Il Papa/ Wojtyla riscatta la vergogna per i peccati della Chiesa
"Nonostante tutta la vergogna per i nostri errori, non dobbiamo, pero', dimenticare che anche oggi esistono esempi luminosi di fede; che anche oggi vi sono persone che, mediante la loro fede e il loro amore, danno speranza al mondo". Lo ha detto il Papa che ha fatto esplicitamente il nome di Karol Wojtyla come esempio di riscatto per tutti i cristiani. "Quando il prossimo primo maggio verra' beatificato Papa Giovanni Paolo II, penseremo a lui - ha spiegato - pieni di gratitudine quale grande testimone di Dio e di Gesu' Cristo nel nostro tempo, quale uomo colmato di Spirito Santo". 
"Insieme con lui - ha continuato Benedetto XVI nell'omelia della messa crismale concelebrata in San Pietro con il cardinale vicario Agostin Vallini e il clero di Roma - pensiamo al grande numero di coloro che egli ha beatificato e canonizzato e che ci danno la certezza che la promessa di Dio e il suo incarico anche oggi non cadono nel vuoto". Per il Pontefice teologo, "l'annuncio del Regno di Dio, della bonta' illimitata di Dio, deve suscitare innanzitutto questo: guarire il cuore ferito degli uomini". "L'uomo per la sua stessa essenza - ha ricordato - e' un essere in relazione. Se, pero', e' perturbata la relazione fondamentale, la relazione con Dio, allora anche tutto il resto e' perturbato".
"Se il nostro rapporto con Dio e' perturbato, se l'orientamento fondamentale del nostro essere e' sbagliato, non possiamo neppure veramente guarire nel corpo e nell?anima. Per questo, la prima e fondamentale guarigione avviene nell'incontro con Cristo che ci riconcilia con Dio e risana il nostro cuore affranto", ha continuato Ratzinger facendo poi indirettamente allusione alle centinaia di grazie che nel mondo vengono attribuite all'intercessione dell'ormai prossimo beato Giovanni Paolo II e a tutti gli altri santi e beati. "Fa parte della missione essenziale della Chiesa - ricordato in proposito - anche la guarigione concreta della malattia e della sofferenza. L'olio per l'Unzione degli infermi e' espressione sacramentale visibile di questa missione. Fin dagli inizi - infatti - e' maturata nella Chiesa la chiamata a guarire, e' maturato l?amore premuroso verso persone angustiate nel corpo e nell'anima".
La messa crismale, dunque, "e' anche l'occasione per ringraziare una volta tanto le sorelle e i fratelli che in tutto il mondo portano un amore risanatore agli uomini, senza badare alla loro posizione o confessione religiosa. Da Elisabetta di Turingia, Vincenzo de' Paoli, Louise de Marillac, Camillode Lellis fino a Madre Teresa ? ha elencato per ricordare soltanto alcuni nomi ? attraversa il mondo una scia luminosa di persone, che ha origine nell'amore di Gesu' per i sofferenti e i malati". Per questo, ha rilevato il Papa tedesco, "ringraziamo in quest'ora il Signore. Per questo ringraziamo tutti coloro che, in virtu' della fede e dell'amore, si mettono a fianco dei sofferenti, dando con cio', in definitiva, testimonianza della bonta' propria di Dio".
L'olio per l'Unzione degli infermi, benedetto durante l'odierna liturgia presieduta dai vescovi in tutte le cattedrali del mondo, "e' segno di quest'olio della bonta' del cuore, che queste persone, insieme con la loro competenza professionale portano ai sofferenti". Essi spesso, "senza parlare di Cristo, lo manifestano uomini. Egli viene incontro all'inquietudine del nostro cuore, all'inquietudine del nostro domandare e cercare, con l'inquietudine del suo stesso cuore, che lo induce a compiere per noi l'atto estremo" della Redenzione. "L'inquietudine nei confronti di Dio, l'essere in cammino verso di Lui, per conoscerlo meglio, per amarlo meglio - ha scandito il Pontefice - non deve spegnersi in noi". In questo senso, ha concluso, dovremmo sempre rimanere catecumeni".



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