Medicina/ Paolo Marchettini, guru della terapia del dolore ad Affari: "In ospedale usare sia la medicina tradizionale che alternativa". L'intervista

Lunedì, 23 maggio 2011 - 10:06:00

LA POLEMICA

Garattini contro omeopatia e agopuntura negli ospedali: "A quando maghi e fattucchieri?"

---------------------------------

LO SPECIALE OMEOPATIA
DI AFFARITALIANI.IT

Salute/ L’agopuntura funziona, i media qualche volta. Il dibattito su Affari

Salute/ L'agopuntura funziona, eccome. Il direttore di Affaritaliani Angelo Maria Perrino racconta: "Così ho smesso di fumare"

Agopuntura/ "Solo effetto placebo. Ridimensionata la tecnica cinese". Leggi l'articolo sullo studio che ha scatenato la polemica

Scienza/ E' boom delle medicine alternative... ma ci sono ancora troppi praticoni. Intervista a Paolo Roberti di Sarsina

Mal di testa? Si può combattere con l'agopuntura auricolare

Forma & Sostanza/ L'agopuntura contro l'infertilità: dalla Cina, una nuova cura per le donne con problemi di concepimento

“Non solo medicine tradizionali negli ospedali. La porta si deve aprire anche a quelle alternative. E’ il paziente a dover scegliere a quali cure affidarsi”. Continua su Affari il dibattito scatenato da Silvio Garattini, secondo cui "Omeopatia e agopuntura sono inutili e senza prove scientifiche". A rispondere è Paolo Marchettini, docente di fisiopatologia e terapia del dolore all’università Vita e Salute del San Raffaele di Milano e all’Università della Svizzera Italiana di Lugano. Lui, padre della terapia del dolore in Italia, è stato scelto per guidare il 14mo congresso mondiale dell’International Association Study of Pain che nel 2012 trasformerà Milano nella capitale planetaria della lotta contro il dolore. Senza contare che tra i suoi pazienti annovera tanti personaggi famosi tra i quali Jerry Lewis. "E' il paziente che deve scegliere come essere curato". E sulla terapia del dolore: "Per chi soffre bisogna integrare ai medicinali anche la cura non tradizionale". Poi punta il dito contro l'Italia: "In 5 milioni soffrono di dolore cronico. Mancano i centri specializzati".

Professor Marchettini innanzitutto spieghiamo cos’è il dolore e in cosa consiste la terapia che lei applica...
"Per prima cosa bisogna dividere il dolore in due categorie. La prima è quella che deriva dal cancro, con tutte le conseguenze che provoca, e al quale viene applicata la cura  convenzionale. Riguarda sia chi ha un male in stadio terminale e chi invece convive per anni con la malattia. La seconda è quella del dolore cronico portato, ad esempio, dall’artrosi e dal mal di schiena. Condizioni letali che creano disagio e cominciano a comparire soprattutto con l’invecchiamento. In Italia sono 5 milioni i pazienti che subiscono questo tipo di male e che non ricevono le cure appropriate".

Dolori che possono quindi durare anni e che spesso, anche se finiti, il cervello non dimentica. Qual è la conseguenza…
"Oltre che un problema per chi ne è affetto sono un problema sociale, perché consumano risorse economiche pubbliche".



Un problema serio. Ma in Italia chi ha il compito di utilizzare questa terapia?
"
In Italia non esiste una vera e propria specializzazione in questo campo. Quindi se ne occupano i vari specialisti che si trovano a dover far i conti con il dolore dei propri pazienti. A oggi quindi quasi tutti: anestesisti, oncologi e neurologi. Ognuno ovviamente valutando la propria specifica diagnosi e non considerando invece il problema in modo globale. Insomma quello che manca è una formazione unica. Senza contare che, in realtà, il più adatto a praticare la terapia del dolore sarebbe il medico generale, perchè vede più pazienti. E se lo facesse lui si risparmierebbero tempo e denaro".

Paolo Marchettini

E’ polemica sulle medicine alternative come agopuntura e omeopatia. Il professor Garattini pensa che siano inutili e dannose e non ci sia prova scientifica che funzionino. Lei come risponde?
"Sulle cure alternative c’è ormai una sorta di presa di posizione. In molti pensano, come fa Garattini appunto, che siano inutili. Non è così. Il nostro sistema nervoso è molto complicato. Abbiamo nel corpo degli strumenti che servono per bloccare il dolore. Ma non è detto che delle cure fatte con i farmaci possano funzionare. Anzi. C’è la possibilità che le cure alternative possano far partire il sistema nervoso e invece i medicinali normali no. Tutto dipende dal paziente".

Lei è contro il pensiero di Garattini dunque…
"Diciamo di si. Anche se è molto difficile sottoporre alla prova scientifica queste cure. Garattini ha ragione se si pensa su grandi numeri. Ma nella realtà, quando ci si trova davanti ad un paziente, può essere più utile utilizzare dei farmaci omeopatici piuttosto che delle medicine. Insomma, sul piano pratico, è bene curare le persone con gli strumenti  più affini alla loro malattia. Usando metodi che causano meno disturbi. E soprattutto bisogna avere la mente aperta e ponderare bene. Ovviamente non bisogna dar retta a ciarlatani e maghi, ma pensare che anche alcune cure non convenzionali possono essere un rimedio efficace. Poi, da medico, sostengo il fatto che i medicinali siano più efficaci. Ma in molti casi si rivelano anche più dannosi".

Perfetto. Allora a quale paziente consiglierebbe di utilizzare una cura tradizionale e a quale al contrario invece si usare la medicina alternativa…
"Per utilizzare le cure alternative c'è bisogno prima di tutto che il paziente creda nel metodo. Il mio consiglio è che ogni persona affetta da dolore scelga la cura adatto a se, ovviamente dietro consiglio medico. Non sto parlando di effetto placebo. Ma l’attivazione del sistema neurologico può essere fatto sia dei medicinali, che però hanno effetti avversi sull’organismo, sia con la medicina alternativa. L’importante è che il malato creda alla cura a cui viene sottoposto".


Salute/ Mal di testa? Si può combattere con l'agopuntura auricolare

Forma & Sostanza/ L'agopuntura contro l'infertilità: dalla Cina, una nuova cura per le donne con problemi di concepimento

Tuttospot/ Le assicurazioni? Fanno ridere. Almeno nella pubblicità, dall'agopuntura al supermercato...

Lei ha curato personaggi del calibro di Jerry Lewis. Perché allora in Italia la terapia non viene utilizzata ma anzi, nonostante la legge approvata nel 2010, viene vista con diffidenza?
"E’ tutta colpa della burocrazia. In Italia mancano dei codici specifici. Quindi, quando un dottore visita un paziente, si trova a non sapere come applicare la terapia, se non nell’ambito del dolore specifico. La legge ha il grosso merito di aver introdotto l’attenzione alla cura, ma purtroppo, non avendo una copertura economica, gli ospedali si trovano poi a non poterne usufruire. Nella pratica questo ha solo aggiunto della burocrazia in corsia. L'assurdità è che è aumentato il carico di lavoro e diminuita l’attenzione per il paziente". 

Come a dire chi la usa lo fa quasi per passione…
"Esatto. La terapia del dolore in Italia è usata per passione e buona volontà del medico. Il grande problema è che non è chiaro chi deve occuparsene. Appena un settore diventa interessante immediatamente nascono gli esperti.  Ma non esistendo una specializzazione universitaria siamo in quella fase dove tutti si dichiarano esperti a danno della qualità. Fattore tipico della mentalità italiana. L’unica soluzione è creare centri e università di riferimento". 


Dove?
"Sicuramente a Milano, capitale della cura del dolore e delle le cure palliative.  Bisogna ripartire proprio dalla metropoli lombarda e aprire dei centri specializzati. E' il mio sogno…"

Ma il problema sono sempre i soldi. Pochi e maledetti. Vero?
"Esatto. La terapia del dolore non viene riconosciuta e quindi non viene rimborsata dall’Asl, mentre invece viene riconosciuto il sintomo. E finché sarà cosi gli ospedali non la useranno. Fattore negativo anche per le regioni. Se si curasse il dolore e non il sintomo si risparmierebbe negli altri servizi".

Torniamo al caso Garattini. Lui ironicamente afferma: “Allora mettiamo maghi e fattucchieri negli ospedali…”. Gli risponda…
"Quando sono stati messi i clown nell’ospedale di pediatria sembrava una scelta ridicola. Invece si è rivelato un ottimo metodo per curare e far stare meglio i bambini. Non dico di mettere maghi e fattucchieri in corsia ovviamente. Ma neanche di tenere le cure alternative fuori dagli ospedali. Anzi. Bisogna riuscire a portarle nei centri specializzati e analizzarle. Così si potrebbe sia tutelare il paziente che studiarne l’efficacia".

Un’integrazione in ospedale tra le due tipologie di cure. Un buon compromesso…
"Si, portarle in corsia vorrebbe dire sottoporle a valutazione. Escluderle non aiuta nessuno. . Io sono aperto a valutare i benefici delle tante cure alternative che vengono utilizzate e a integrarle con le metodologie tradizionali. Poi la decisione spetta ai pazienti. E’ giusto che si affidino a ciò che credono giusto".

di Floriana Rullo

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Spending review/ Giarda: 100 mld spesa aggredibile in breve periodo
Nuoto/ Europei, Federica Pellegrini eliminata nei 400 sl
Siria/ Inchiesta regime su strage Hula, domani arriva Annan
Trasporti/ Tariffe piu' care, blocco aliscafi nel porto di Capri
Iran/ Tv Stato: nel 2013 costruira' nuova centrale nucleare
Francia/ Il premier Ayrault supera in popolarita' Hollande
Vaticano/ Bagnasco: il male esiste nel cuore degli uomini
Musica/ Annullato concerto Lady Gaga in Indonesia dopo minacce
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Non aspettare!

Cerca subito tra migliaia di immobili in vendita e in affitto
Inizia da qui

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso