Palpate scherzose alle colleghe, no alla condanna
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Scherzi di cattivo gusto, consistiti nel toccare le colleghe di lavoro, non vanno puniti con una condanna per violenza sessuale
. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" pronunciata nei confronti di un uomo dalla Corte d'appello di Bologna, condannato in primo grado dai giudici di Ferrara a un anno e due mesi di reclusione, seppur con pena sospesa e non menzione della condanna.Contro il verdetto assolutorio dei giudici d'appello era ricorso in Cassazione il procuratore generale del capoluogo emiliano, secondo il quale quanto emerso dalla indagini doveva condurre a confermare la condanna di primo grado, essendosi "concretizzato il reato di violenza sessuale in tutti i suoi elementi".
La Suprema Corte (terza sezione penale, sentenza n.30969) ha invece rigettato il ricorso del pg, definendo "inaggredibile" la motivazione della sentenza di secondo grado argomentata "in maniera logica, richiamando le prove assunte in dibattimento che, assoggettate a compiuta analisi, hanno rivelato l'insussistenza di elementi concretizzanti il reato contestato" all'imputato.
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Con "esaustiva logicita'", dunque, si legge ancora nella sentenza, i giudici d'appello hanno "valutato se nella condotta posta in essere dal prevenuto si potesse ravvisare l'elemento soggettivo, caratterizzante il reato contestato, all'uopo necessitando quel 'quid pluris' che rappresentasse in maniera inequivoca, l'espressione nell'agente di ebbrezza sessuale" ma è pervenuto ad affermare che nella specie non fosse ravvisabile il delitto poiche' l'uomo, "nel toccare la collega di lavoro, non ha inteso soddisfare la propria libido".



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