Palermo/ Ecco chi paga ancora il pizzo. La mappa
Nel salotto buono di Palermo si continua a pagare il pizzo. E le cifre sono anche aumentate. Adesso i boss incassano da 500 a 6.000 euro. Ma niente Pasqua e a Natale. Ora i pagamenti, per depistare le indagini, si fanno a maggio e settembre. Questo racconta l'ultimo pentito di Cosa nostra, Manuel Pasta, il cassiere dell'influente mandamento di Resuttana: da dieci giorni collabora con i magistrati della Procura e con i carabinieri del nucleo investigativo. Il neopentito ha già riempito decine di pagine di verbali, anzitutto con i nomi dei commercianti che sono ancora sottomessi alla legge del pizzo. 
LA MAPPA- Paga l'hotel Politeama. Sei mila euro all'anno. Paga il negozio Pollini di via Libertà, 500 euro al mese. Paga il pub Montezemolo di piazza Unità d'Italia. Paga il bar Dolcissimo, e pure il negozio Navigare nella zona di viale Strasburgo. Ma pagano anche i negozi di pelletterie Schillaci di via Libertà, quello famoso della Timberland e Tatiana, molto noti nel centro di Palermo, che dava 7000 euro l’anno in due tranches. Il particolare curioso e allarmante è che in questo caso a fungere da intermediario tra la vittima e i clan erano altri commercianti: "paga tramite Diego o Cesare Ciulla - racconta Pasta - i titolari del negozio Hessian (attività di rivendita di accessori molto conosciuta in città.
LA CONFESSIONE- Manuel Pasta coordinava la gestione del pizzo fra le attività economiche più esclusive della città: fino al 21 dicembre scorso il boss era in azione. Poi un blitz dei carabinieri l'aveva fermato assieme ad alcuni complici. Ma il mandamento di Resuttana aveva ormai esteso i suoi tentacoli nel centro città, sfruttando anche il vuoto di potere determinato dall'arresto di Gianni Nicchi. I carabinieri del comando provinciale hanno fermato tre persone, ritenute ai vertici del clan.
I fermati sono i palermitani Carlo Giannusa, 40 anni, Mario Napoli, di 44, e Andrea Quatrosi, di Partinico, 52 anni. Quest'ultimo è considerato il 'reggentè del mandamento di Resuttana, di cui Manuel Pasta è ritenuto invece il numero 2. Il clan ricade nel territorio un tempo controllato dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, dei quali secondo gli inquirenti dopo l'arresto aveva preso il posto l'insospettabile architetto Giuseppe Liga, che è stato arrestato alcune settimane fa.
Pasta ha deciso senza riserve di abbandonare le file di Cosa nostra: per dare un futuro diverso ai suoi figli, così ha messo a verbale. Subito dopo la dichiarazione d'intenti, ha iniziato a svelare i nomi dei nuovi boss che sono tornati a imporre il pizzo e a trattare affari nella parte occidentale della città. Dalle dichiarazioni dell'ultimo collaboratore di giustizia sarebbero arrivate conferme anche alle accuse di voto di scambio rivolte ad Antonello Antinoro, l'ex assessore regionale chiamato in causa dalla Procura per aver comprato il sostegno elettorale del mandamento di Resuttana. Pasta avrebbe fatto pure il nome di un altro politico sostenuto da Cosa nostra nelle ultime campagne elettorali.
GLI OMICIDI- Il racconto del giovane cassiere dei boss è molto particolareggiato: nei verbali della Procura sono finiti anche alcuni progetti di omicidi. I padrini di Resuttana volevano punire, tra gli altri, un pregiudicato che faceva estorsioni senza l'autorizzazione di Cosa nostra.
Floriana Rullo



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