Palermo/ Scambi di coppia. Undici indagati
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Locali a luci rosse usati per scambi di coppia e per indurre le persone a prostituirsi. Case chiuse dove le casalinghe si prostituiscono per arrotondare. Due casi simili a Palermo e Padova. Dove il sesso diventa merce di scambio capace di far guadagnare grosse somme di denaro.
PALERMO- Privè che funzionavano con il sistema delle associazioni culturali: ciascun cliente veniva così definito socio, pagava una quota associativa variabile fra trenta e cento euro e poi frequentava i convegni sessuali a pagamento, in cui si poteva magari incontrare e "giocare" (fare sesso, nel gergo degli scambisti) con una donna sconosciuta, presente assieme al marito. In questi casi si poteva spendere fino a trecento euro per una serata. Due i locali interessati in un giro di affari che includeva anche contatti con esponenti delle forze dell'ordine, che sarebbero serviti a coprire il redditizio giro di prostituzione, collegato al mondo della trasgressione sessuale.
Oltre al "Rauschenberg", anche il "Giardino della Pantera" di Altavilla Milicia (Palermo), gestito da un transessuale, Massimo Ulizzi, detto Denise, e dal suo compagno, Vito Tripi. Undici le persone indagate e accusate di aver utilizzato i servigi sessuali di singole e singoli, di coppie e di gente che, per arrotondare lo stipendio, si prestava a fare compagnia a clienti scambisti. Nell'indagine anche un terzo club, che sorge a Termini Imerese, ma che è risultato estraneo ad attività illecite.
La ricostruzione dgli avvenimenti è stata fatta della polizia, coordinata prima dal pm Geri Ferrara e poi da Marcello Viola. Attraverso intercettazioni, pedinamenti, osservazioni e interrogatori, i poliziotti hanno individuato undici persone, tra cui un impiegato in servizio alla Corte d'Appello di Palermo, EugenioTornabene, sospettato di una fuga di notizie. Secondo gli agenti del commissariato San Lorenzo l'uomo potrebbe avere informato Giovanni Basile, titolare del prive' "Rauschenberg", che sorgeva vicino all'aeroporto di Punta Raisi, della presenza di telecamere piazzate dagli investigatori.
E oltre all'impiegato del palazzo di giustizia, tra coloro che avevano contatti con i club, e non come clienti, c'era pure un poliziotto, anche lui oggetto di approfondimenti investigativi.



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