Palermo, lettera di minacce al pm
Va in aula e ad aspettarlo trova una lettera intimidatoria. È successo stamani al pm Maurizio Agnello che si era recato al tribunale di Palermo per dare il via al processo al deputato regionale Gaspare Vitrano, accusato di concussione. Sul luogo sono subito arrivati i carabinieri.
La lettera si trovava sul banco del Pm ed è intestata a "ingegnere Piergiorgio Ingrassia e Pm Maurizio Agnello". "Vi siete fatti pubblicità - si legge - sulle spalle di un uomo la cui unica colpa è di avere sempre avere aiutato tutti. Ricordate oggi e sempre che a Misilmeri (paese dov'è nato il politico, ndr) c'e gente che per l'onorevole Gaspare Vitrano si farebbe ammazzare, che per Gaspare Vitrano è capace di ammazzare". Il magistrato Agnello aveva già ricevuto nei mesi scorsi un'altra intimidazione per un'inchiesta sui vigili urbani dopo il suicidio di un extracomunitario.
"È un episodio spiacevole, evidentemente c'è qualcuno che ha tutto l'interesse a turbare la serenità del processo e vuole depistare. Tutto questo ci danneggia". Vitrano è accusato di avere intascato mazzette per le concessioni legate agli impianti di energia alternativa. Il deputato fu arrestato in flagranza l’11 marzo scorso per concussione. A incastrarlo è stato Gianni Correro, l’imprenditore del fotovoltaico che aveva denunciato la richiesta di tangente.
In accordo con la squadra mobile si presentò puntuale, alle 17, con una mazzetta di diecimila euro di banconote fotocopiate in precedenza e una microspia. Le ultime fasi di quel pomeriggio sono state ricostruite in aula, davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, dall’imprenditore che ha deciso di denunciare con Vitrano anche Piergiorgio Ingrassia, il mediatore della tangente e direttore dei lavori in due cantieri a Roccamena (Palermo) e Francofonte (Siracusa) che ha patteggiato due anni.
Vitrano è stato rimesso in libertà in primavera ed era sottoposto da circa 6 mesi al divieto di dimora in Sicilia. La terza sezione del Tribunale di Palermo, che lo sta giudicando, gli ha concesso il rientro nell’isola, limitando il divieto di dimora alla sola città di Palermo, in cui hanno sede gli uffici regionali e dell’Assemblea regionale, il Parlamento siciliano.


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