Padre-mostro/ Senza denti e anemici i figli segregati. Ed è sospettato di un omicidio di 22 anni fa

Mercoledì, 30 aprile 2008 - 21:01:00
La polizia sta idagando su un eventuale coinvolgimento di Josef Fritzl nell'omicidio di una ragazza di 17 anni, Martina Posch, avvenuto 22 anni fa. Lo sostiene la stampa austriaca, ma non vi sono ancora conferme ufficiali che legano il 73enne padre stupratore di Amstellen a questo delitto.

I figli del padre-mostro hanno sui corpi le cicatrici di 24 anni di prigionia. Il 'Times' ha rivelato i primi particolari sulle condizioni di salute dei tre ragazzini frutto degli abusi dell'ingegnere austriaco Josef  Fritzl sulla figlia Elisabeth. I tre figli-nipoti di Fritzl - di 19, 18 e 5 anni - sono nati nella cella di 50-60 metri quadri, ricavata dall'uomo sotto casa, e da allora non sono mai stati visitati da un medico, ne' da un dentista, tanto che la più grande, Kerstin ha perso tutti i denti. Tutti e tre, inoltre, hanno sviluppato problemi al sistema immunitario, soffrono di anemia e di mancanza di vitamina D, quella che regola il metabolismo del calcio.

I ragazzini non hanno mai visto la luce - questo ha provocato loro qualche problema alla vista - e, costretti a camminare piegati, a causa dei soffitti alti circa 1,70 metri, hanno sviluppato una postura ricurva. Kerstin è stata curata con aspirine e pastiglie per il raffreddore, prima che svenisse ed Elisabeth costringesse il padre a portarla in ospedale, dove ora si trova in coma
artificiale.
 
Oltre alla salute fisica, un altro nodo che i medici austriaci dovranno affrontare è quello dei problemi psichici ed evolutivi. Negli anni di prigionia, la madre ha insegnato ai figli a scrivere qualche parola, ma nel bunker non c'erano libri, solo una tv, una radio e un video-registratore. La percezione della realta' che hanno i fratelli maggiori e' quella mediata dalla tv, mentre il piccolo ha grossi ritardi cognitivi.

"Una vasta squadra di psicologi infantile e dell'eta' adulta, terapisti, neurologi, logopedisti e fisioterapisti si sta occupando di loro", ha spiegato Berthold Kepplinger, direttore della clinica di Amstellen dove sono ricoverati, precisando che "ogni paziente ha traumi diversi ed e' quindi sottoposto a terapia individuale". "A livello psicologico", ha spiegato Rotraud Perner, psicoterapeuta viennese, "molto dipende da quello che negli anni la madre ha detto loro, se ha spiegato la ragione per cui sono stati imprigionati o se hanno dovuto accettare la condizione come se fosse normale".
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