Padova/ Arriva il primo vaccino contro il cancro. I ricercatori: 17 anni di ricerca, manon creiamo false speranze

Un vaccino che potrebbe dare una svolta nella lotta contro il cancro. Sarà sperimentato all'Istituto oncologico di Padova: il via libera del ministero della Salute è arrivato il mese scorso. Messo a punto da Augusto Amici, biologo molecolare che ha studiato all'Università di Padova e ora lavora a Camerino, e dal professor Guido Forni, immunologo dell'Ateneo di Torino, il plasmide RHut, è il nome del farmaco, è un ibrido, perchè contiene Dna umano e Dna di ratto. Quest'ultimo ha la funzione di "svegliare" il sistema immunitario dell'organismo colpito dal cancro, che individua come estranee le cellule animali e le attacca, e di stimolarne la risposta.
L'obiettivo del vaccino, che contrariamente alla comune accezione in questo caso ha valore preventivo solo nei confronti delle recidive ma curativo rispetto alla malattia, è dunque di eliminare la tolleranza del sistema immunitario nei confronti delle cellule neoplastiche. Il professor Alberto Amadori: "Il sistema immunitario non sempre riesce a controllare i tumori, perchè hanno cellule simili a quelle normali, che riconosce come proprie. Le nostre difese sviluppano tolleranza nei confronti delle cellule tumorali perchè sono alterate in forma così lieve da non farsi riconoscere e da eludere la sorveglianza immunitaria. Il vaccino nei topi ha dimostrato di riuscire a rompere la tolleranza del sistema immunitario nei confronti delle neoplasie che producono l'antigene ErbB-2, come il cancro a testa-collo, al seno, all'esofago, al pancreas, eliminate senza recidive, soprattutto se la massa è limitata".
Ora però viene il difficile: i ricercatori dell'Oncologia medica dello Iov dovranno verificare se gli stessi risultati si replicheranno nell'uomo. A novembre partirà la fase 1 della sperimentazione su una ventina di pazienti colpiti da tumore a testa-collo in fase di remissione, senza metastasi ma ancora con un minimo residuo di cellule neoplastiche che le terapie tradizionali (chirurgia, chemio e radio) non sono riuscite a sconfiggere. In questo primo step i medici dovranno verificare la tossicità, in quali dosi il vaccino viene tollerato e se provoca una risposta biologica. Il plasmide RHut sarà inoculato nella coscia del malato e «lanciato» nell'organismo attraverso una piccola scossa prodotta da due elettrodi, che aumenta l'efficacia del farmaco perchè modifica e rende più permeabile allo stesso la membrana cellulare. I pazienti verranno trattati per quattro settimane, poi ce ne saranno venti di pausa e altre quattro di cura.
In caso di esito positivo, lo Iov chiederà all'Istituto superiore di sanità l'autorizzazione per passare alla fase 2, che prevede l'arruolamento di cento soggetti da dividere in due gruppi: uno sottoposto a cure tradizionali e l'altro alle stesse più vaccino. Se il secondo team trarrà beneficio dalla terapia innovativa, lo studio si allargherà a un numero maggiore di pazienti e infine registrato. Il plasmide RHut è stato pensato per aumentare le aspettative di vita ai malati con una prognosi non buona. «I vantaggi di ricorrervi invece di continuare a utilizzare gli anticorpi monoclonari sono tre — specifica Amadori — si induce l'organismo attaccato dal tumore a produre naturalmente gli anticorpi necessari a contrastarlo, si abbattono i costi e si evitano effetti collaterali. Attenzione però a non creare false aspettative nei malati: siamo solo all'inizio di una strada che potrebbe portare a una nuova frontiera nella cura del cancro. La soluzione più efficace per contrastarlo non è infatti l'approccio unico ma approcci diversi. E' però da dimostrare nell'uomo la stessa efficacia testata nei topi del plasmide RHut». Ciò che ha portato il vaccino, prodotto dalla «Indena» di Milano, all'attenzione del mondo — sarà presto sperimentato anche al Karmanos Cancer Institute di Detroit — è che per la prima volta si cerca di rompere la tolleranza del sistema immunitario verso gli antigeni tumorali. Per lo Iov si tratta della prima sperimentazione di fase 1 condotta in prima persona: se andrà bene, il polo di Padova potrà partecipare al brevetto.


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