Omicidio stradale, roba da codice penale
di Lorenzo Lamperti
Basta. Ma stavolta sul serio. E' possibile che ancora oggi, gennaio dell'anno di grazia 2012, si debba sentir parlare di gente che muore sulle strisce pedonali? nziani, donne, uomini e bambini falciati da automobili e Suv guidati da persone molto spesso in stato d'ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti. Quanti morti ci vogliono per far sì che venga detto basta anche da qualcuno che ha il potere di cambiare, o rivedere, le leggi?
Il caso del piccolo Alessandro Sgrò, il bimbo di 7 anni investito a Torino lo scorso 3 dicembre, è solo l'ultimo di una interminabile e tristissima serie. Tranciato sotto gli occhi dei genitori. Teneva la mano a mamma e papà mentre attraversava sulle strisce pedonali. Una Renault Clio gli è passata sopra, uccidendolo. Eh già, perché i due uomini sul veicolo avevano fretta: avevano appuntamento con un pusher. Dovevano comprarsi dell'eroina. Per quello erano scesi da Aosta a Torino. Lì speravano di trovare la droga che non avevano trovato a casa.
Al di là di facili moralismi, è così impensabile inserire l'omicidio stradale nel codice penale? Se c'è qualcuno talmente irresponsabile da mettersi alla guida in condizioni di alterazione psicofisica dovuta da droghe o un uso eccessivo di alcol è giusto che paghi nel caso privi qualcuno dell'esistenza. Serve una pena equa e certa, che possa rappresentare un atto di prevenzione e valere anche da deterrente.
Certo, chi fa le leggi non deve seguire l'emotività dell'opinione pubblica Ma il piano normativo sul punto deve essere rivisto. Per esempio, scindendo l'omicidio stradale da quello colposo. Si potrebbe anche considerarlo un omicidio volontario, laddove fosse accertato che il responsabile non solo sa che il suo comportamento può causare la morte di qualcuno, ma si rende conto che ciò è anche molto probabile e tuttavia accetta il rischio che ciò accada. Quindi, quando assume droghe prima di mettersi al volante e l'assunzione sia in una relazione di causa-effetto con la morte provocata.
Perché chi ruba cento euro da un borsellino finisce in carcere e chi uccide una persona per strada deve restare libero e, addirittura, tornare a guidare un'auto dopo pochi mesi o al più tardi anni? Una domanda che la gente non ha più voglia di farsi.


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